Il bio tira
di più rispetto al passato. Se dieci anni fa era una moda per pochi,
oggi è una possibilità per tutti grazie alle piccole aziende sorte in
tutta la Lunigiana, che da dieci anni a questa parte hanno in alcuni
casi "costruito" da zero un processo di produzione bio,
in altri proceduto a convertire la destinazione aziendale. Una scelta
faticosa e rischiosa (non si può usare alcun additivo, diserbante o
fertilizzante ed il processo di maturazione del prodotto è naturale e
pertanto le possibilità di perdita del raccolto sono superiori) che li
sta però ripagando come dimostrano i dati Coldiretti relativi ai
consumi familiari aumentati, nell'ultimo trimestre, del 10%. «Un
gradimento crescente - sottolinea Raffaella Fontana, referente Bio
Coldiretti - segno tangibile di un'attenzione sempre maggiore da parte
del consumatore finale alla ricerca quotidiana di sicurezza,
trasparenza, tracciabilità». In Lunigiana sono concentrate i due terzi delle aziende bio della provincia: 83 aziende bio di cui 55 orientate alla produzione zootecnica (latte e carne) per 642 ettari circa di cui 82 a cereali, 44 a orticolo, 31 a frutticolo, 21 vitivinicolo, 55 olivicolo, 290 foraggere, 20 zootenico e 99 ad altro. «Ma non sono i numeri - sottolinea la Fontana - a fare la differenza ma la sorprendente vivacità dei giovani imprenditori (tutti tra i 30 e 40 anni) che hanno dato vita in terra apuo-lunigianese a una vera cultura biologica». Il miele Dop della Lunigiana Bio è stato il primo in Italia a fregiarsi del prestigioso riconoscimento, insieme ad agrumi, ortaggi e frutta, olio e vino, orticoltura. Ma ci sono anche fattorie didattiche ed allevamenti di cinta senese e pecora zerasca. «Ma la particolarità delle bio fattorie è la predisposizione alla vendita diretta. Il 90% vende direttamente in azienda sfruttando il meccanismo della filiera corta. Si produce, si trasforma (in alcuni casi) e si vende. La prima azienda in provincia ad avere puntato sul bio è a Fosdinovo. Nata nell'84 la «Chico» di Cristina Caraffa è stata una delle pioniere a livello regionale. Produce fragole, olio, ortaggi vari, miele oltre ad avere un laboratorio per la trasformazione e produzione di marmellate, e un percorso ludico-ricreativo per bambini che al termine della full-immersion tra gli animali dell'aia, arnie e fattoria, gli permettono di fregiarsi del prestigioso-simbolico riconoscimento di «contadini ad honorem».
«Il bio è l'unica alternativa per l'Italia - racconta la Caraffa, milanese ma lunigianese di adozione - ma l'attenzione verso il biologico è cresciuta negli ultimi anni. Prima erano persone di una certa cultura, anche economicamente più benestanti, oggi tutti cercano il bio perché hanno capito la differenza fondamentale: mangiano e bevono i prodotti della terra nella loro spontaneità. I migliori consumatori sono mamme e bambini piccoli».
Al fianco dei prodotti della terra anche allevamenti per la produzione di carne e latte allo stato brado. A Licciana Nardi troviamo «La Vigna» di Manolo Lucchini, nata nel 2004, che ha un piccolo allevamento di cinta senese (4 riproduttori) e di pecora zerasche, e a Molinello, a Pontremoli, «Cavalieri Maria Cristina» che assieme alle zerasche, produce una grande quantità di ortaggi. A «La Maesta» di Tonelli Fabio, a Fosdinovo, in località Giucano, si imbottiglierà quest'anno il vino per la prima volta. «Cerchiamo - spiega Tonelli - di dare un'impronta nuova alla nostra produzione e al nostro territorio imbottigliando il vino oltre a produrre in casa olio e passate di pomodoro». Ma non dobbiamo dimenticare il miele Dop prodotto in Lunigiana dal Consorzio formato da 60 produttori e oltre 5000 arnie.
La Nazione, 26 giugno 2007



