Nel primo pomeriggio si è svolto uno degli appuntamenti più attesi della manifestazione, il Forum europeo, organizzato in collaborazione con Federbio, e tenutosi nel Centro Congressi Principe di Piemonte. A fare da moderatore, tra i numerosi ospiti del convegno, c'era il giornalista Enrico Mentana, e naturalmente, per gli onori di casa, Marco Columbro. Il noto presentatore televisivo ha descritto la manifestazione come “un'occasione per dare voce ai produttori e ai consumatori bio. Il biologico – ha detto – non è una moda, ma uno stile di vita”. Uno stile di vita che guarda con attenzione alla salute se è vero che attraverso il consumo di cibi convenzionali una persona “ingerisce ogni anno la bellezza di 7 chilogrammi di conservanti, pesticidi e additivi chimici”.
In assenza del ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio, che si farà attendere per più di un'ora e mezza, è il sottosegretario al Ministero delle politiche agricole, alimentarie forestali, Stefano Boco, a svolgere la mensioni politiche del Forum, parlando dell'impegno del governo nell'approvazione di un decreto sul biologico – attualmente in discussione – che preveda per l'Italia “un'asticella più alta di quella stabilita dall'Unione Europea con il nuovo regolamento sul biologico”. Il riferimento è naturalmente alla soglia di contaminazione accidentale dello 0,9% di Ogm nel bio, che, secondo le dichiarazione dell'onorevole Boco, dovrà prevedere per il nostro Paese un ben più cauto 0,1%. Anche il presidente di Federbio, Paolo Carnemolla, ha la sua proposta per il nuovo decreto italiano sul biologico. “Già in passato” dice Carnemolla “proponemmo di togliere l'Iva per i comuni che decidevano di acquistare prodotti biologici. Una proposta che abbiamo intenzione di ripresentare anche stavolta”.
Di tutt'altra specie sono le considerazioni del presidente di Ifoam (International Federation of Organic Agriculture Movements), Gerarld Hermann, il quale è critico nei confronti del dibattito scaturito nel nostro paese successivamente all'approvazione del nuovo regolamento biologico europeo. Il problema, secondo Hermann, non è la scelta tra 0,1% e 0,9%, ma una ben più importante questione strutturale. “In Italia” dice il presidente Ifoam “non c'è un problema di consumi, bensì un problema di logistica e allo stesso tempo di comunicazione”. Non ci si può accontentare dei rivenditori specializzati, prosegue Hermann, bisogna utilizzare invece dei canali che permettano ai prodotti biologici di arrivare alla maggior parte dei consumatori. Il riferimento è anche ai prodotti bio a marchio Coop, una catena che, secondo il presidente Ifoam , non è stata in grado di comunicare correttamente con i consumatori. “Ma il problema” risponde Domenico Brisigotti. direttore Prodotto a Marchio Coop “è che il presidente Hermann vede la questione in un'ottica europea, mentre bisogna rendersi conto che l'Italia ha delle peculiarità che la rendono difficilmente accumunabile al resto d'Europa. Secondo i dati che abbiamo a disposizione – dice Brisigotti - negli ultimi anni c'è stata una crescita dei consumi per ciò che riguarda sia i prodotti più economici che quelli più costosi (biologici, ma non solo). Il problema è che nell'ambito dei prodotti più costosi, in Italia il biologico ha una forte concorrenza da parte dei prodotti convenzionali. Concorrenza che in Europa non esiste o almeno non allo stesso livello”.
Un fatto però, su cui si sono trovati d'accordo la maggior parte dei presenti, è la necessità di comunicare, di fare un'informazione specifica per i prodotti biologici. Per troppi anni il biologico è stato visto come un prodotto punitivo, e l'obiettivo – anche di manifestazioni della risonanza mediatica di Saporbio – deve essere quello di far uscire i prodotti da agricoltura biologica da quest'ambito ristretto, affinché crescano i consumi e la consapevolezza che il bio non può essere semplicemente una misura d'emergenza quando si verificano problematica salutistico-alimentari (vedi la mucca pazza), bensì una scelta di vita coerente per l'ambiente e per la salute.22 giugno 2007



