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LOTTA ALLA FLAVESCENZA DORATA CON METODO BIOLOGICO PDF Stampa E-mail
Wednesday 20 June 2007
La flavescenza dorata rappresenta una delle malattie più temute nei vigneti del nord Italia, a causa della notevole diffusione registrata negli ultimi anni e degli elevati danni che ha prodotto.

flavescenza_12_0002.jpgE’ causata da un fitoplasma veicolato da una cicalina, lo Scaphoideus titanus. Il progetto “Controllo di Scaphoideus titanus nella lotta alla flavescenza dorata con metodo biologico”, di durata biennale, terminato nell’anno 2007, studia come controllare il vettore utilizzando i prodotti ammessi dal disciplinare 2092/91. Si è inoltre valutata la possibilità di unire il trattamento contro lo scafoideo a quello contro la peronospora. Ente proponente del progetto è l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica della Lombardia, che si è avvalsa della direzione scientifica del prof. Cravedi e del dott. Mazzoni, facenti capo all’Istituto di Entomologia e Patologia Vegetale della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Ha inoltre collaborato al progetto, in qualità di partner, il settore Agricoltura e Parchi della Provincia di Milano.

La sperimentazione è stata svolta presso tre aziende agricole situate rispettivamente nelle province di Milano, Pavia e Bergamo. Nell’agricoltura convenzionale lo Scaphoideus titanus, vettore della flavescenza dorata, viene controllato in maniera efficace. Nell’agricoltura biologica i prodotti ammessi dal disciplinare 2092/91 hanno dinamiche di azione diverse e una persistenza piuttosto ridotta, oltre ad essere di recente applicazione. ll progetto vuole fornire indicazioni pratiche al viticoltore biologico, volte ad identificare i metodi di intervento più efficaci. La sperimentazione si pone inoltre di dare indicazioni sul numero di interventi, sui dosaggi e sul momento di applicazione più idoneo. Si è inoltre indagato sulla possibilità di abbinare il trattamento contro lo scafoideo a quello contro la peronospora, in modo da poter ridurre il numero di interventi, con un conseguente risparmio economico.

I trattamenti fitosanitari ammessi dal disciplinare biologico si dimostrano efficaci praticando almeno due trattamenti e solo se le popolazioni presentano un basso numero di individui. Come gli agricoltori biologici ben sanno, il controllo dello scafoideo non può avvenire ricorrendo solo a metodi chimici, ma soprattutto attuando una corretta gestione agronomica, tesa a mantenere l’agroecosistema il più possibile in equilibrio. Infatti un’appropriata gestione agronomica del vigneto impedisce l’instaurarsi di situazioni di difficile controllo, che i trattamenti fitosanitari ammessi dal disciplinare non sono sempre pienamente in grado di contenere. Dove le popolazioni sono ridotte, i trattamenti con piretro e rotenone sembrano avere un’efficacia migliore rispetto al piretro con PBO, avendo cura, di bagnare accuratamente anche eventuali polloni presenti, sui quali stazionano preferibilmente le forme giovanili di scafoideo. In presenza di popolazioni abbondanti, l’azione dei principi attivi non è pienamente soddisfacente: l’abbattimento delle popolazioni è piuttosto ridotto e si mantiene la presenza del vettore anche dopo 3 applicazioni.

I trattamenti con olio minerale hanno fornito risultati talvolta contraddittori e non sempre soddisfacenti, anche in presenza di popolazioni ridotte. Inoltre, al fine di evitare problemi di fitotossicità, è bene non miscelarli con lo zolfo. Un’attenta azione di monitoraggio è risultata essere essenziale per stabilire le epoche di intervento. Le epoche d’intervento, normalmente, risultano essere nella IV settimana di giugno, nella I settimana e all’inizio della III settimana di luglio, cioè quando è schiusa la maggior parte delle uova e prima che le cicaline diventino infettive. E’ bene tuttavia tener conto dell’andamento climatico stagionale e delle indicazione fornite dal Servizio Fitosanitario Regionale. Nel corso della sperimentazione si è inoltre verificata la possibilità di associare i trattamenti contro lo scafoideo a quelli contro la peronospora, a patto di usare volumi d’acqua dell’ordine dei 10 hl/ha. Maggiori dettagli sulla sperimentazione sono scaricabili dal sito www.aiablombardia.it

Aiab Lombardia, 20 giugno 2007
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