Non si placano le polemiche dopo l'accordo raggiunto in settimana dai ministri dell'agricoltura dell'Unione europea sul nuovo regolamento relativo alla produzione e all'etichettatura dei prodotti biologici. Sconfitta la linea di Italia, Belgio e Grecia che chiedevano norme più restrittive. Il livello ammesso per la contaminazione accidentale da Ogm è fissato allo 0,9%, il nostro paese si era battuto per scendere allo 0,1%, come richiesto invano dal Parlamento europeo. Per Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, è eccessiva la levata di scudi del fronte anti biotech che teme che questa decisione sia il cavallo di Troia per inondare l'Europa di Ogm: "Il regolamento Ue sul biologico entrerà in vigore il 1° gennaio 2009 e non prevede in alcun modo limiti soglia per gli Ogm, ma solo valori massimi per la contaminazione accidentale che, di per sé, non dovrebbe nemmeno verificarsi". Il problema almeno direttamente non riguarda i consumatori: "La normativa Ue proibisce l'utilizzo di Ogm nei prodotti biologici, a partire dagli antiparassitari e dalle sementi. -spiega il presidente di Federbio- Tutta la materia prima prodotta in Italia è già no Ogm, si tratta quindi di blindare le filiere".
Secondo Paolo Carnemolla in Italia per scongiurare le nubi all'orizzonte ci si può muovere all'interno della normativa esistente, senza ricorrere a nuove leggi. A Federbio aderiscono 10 organismi di controllo e il 90% degli operatori del settore: una filiera di 55mila operatori. Ricorda Carnemolla:"In base ai controlli che compiamo dal 2003, finora non abbiamo rilevato contaminazioni accidentali per i cibi destinati all'alimentazione umana, mentre ci sono stati alcuni problemi con i mangimi per animali. Il limite tecnico è fissato allo 0,1%, solo perché al di sotto di questa soglia le analisi di laboratorio non sono in grado di accertare se si tratti di Ogm o meno".
Ancora secondo Paolo Carnemolla, il biologico è sicuro: "Molto più di alcuni prodotti tipici come il parmigiano e il prosciutto crudo". Non esiste infatti nessun impegno da parte di chi li produce a non utilizzare carne e latte proveniente da animali nutriti con soia e mais transgenici. "Solo per la fontina i produttori garantiscono che non sono mai stati Ue sull'etichettatura dei prodotti derivati (carne, latte e uova, ndr), se un animale ha mangiato Ogm non lo sai: per i prodotti derivati non c'è obbligo di riportare questa informazione nell'etichetta", ricorda il presidente di Federbio. "In base alla normativa Il rischio è che, con la diffusione in Europa di culture estensive Ogm in campo aperto, i casi di contaminazione aumentino; per evitare contenziosi, che minerebbero la coesistenza tra coltivazioni naturali e geneticamente modificate, si alzano i parametri. Come dice Luca Colombo, esperto del Consiglio dei diritti genetici,"Si va a strutturare l'intero panorama dell'agricoltura europea sulla base di questa soglia di contaminazione".Carnemolla mette sotto accusa la "lobby bio" del Centro e Nord Europa, costituita da aziende attive nel campo della distribuzione e della trasformazione e che temono contaminazioni accidentali nel trasporto delle merci o nella produzione. Queste imprese non vogliono avere costi ulteriori per garantire l'integrità del prodotto, visto che il bio costa già troppo. "Noi in Italia anche con un limite dello 0,1% riusciamo a rientrare nei costi, almeno nella situazione attuale. Ma se poi siamo l'unico paese Ue con norme più restrittive rischiamo di uscire dal mercato, anche perché non c'è alcun modo di impedire ai prodotti bio provenienti da altri stati Ue di entrare in Italia. Noi proponiamo un logo nazionale per il biologico made in Italy, riconoscibile dai consumatori e sottoposto a controlli e standard più rigorosi, garantendo il rispetto di un livello di contaminazione non superiore allo 0,1%", conclude Paolo Carnemolla.
Le novità del regolamento europeo per il biologico
l nuovo regolamento per l'agricoltura biologica entrerà in vigore nel 2009.
Queste
in sintesi le nuove regole: il marchio biologico UE diventa
obbligatorio, ma può essere abbinato a marchi nazionali o privati. Il
luogo di provenienza dei prodotti dovrà essere sempre indicato. Potranno essere certificati solo gli alimenti con almeno il 95% di ingredienti biologici.
Gli altri prodotti potranno indicare nella composizione eventuali
ingredienti biologici. Proibito l'uso di organismi geneticamente
modificati, ma anche per i prodotti bio la presenza accidentale di
Ogm ammessa non deve superare lo 0,9%.
Su questo punto, la
decisione della commissione e dei ministri dell'agricoltura dell'Ue
smentisce il parlamento europeo che in marzo aveva chiesto abbassare
fino allo 0,1% la soglia di contaminazione fortuita da OGM.
L'assemblea
di Strasburgo aveva rivendicato il proprio diritto alla co-decisione
con la commissione e i governi Ue in materia di prodotti biologici, in
quanto unico organo rappresentativo - elettivo comunitario. Il
parlamento europeo aveva invitato gli stati membri a dotarsi di un
quadro legislativo più vincolante sulla base dei principio di
precauzione-che impone adeguate verifiche prima dell'immissione di un
prodotto sul mercato- e di quello del "chi inquina paga".
Matteo Ganino
Affari italiani, sabato 16 giugno



