Il regime al contrattacco dopo le accuse di esportazioni contaminate
Come l´acqua minerale francese Evian e il pesce surgelato australiano,
il pistacchio americano è vittima di un´ondata di sequestri decisi
dagli ispettori delle dogane cinesi, in un improvviso giro di vite «per
tutelare la salute dei consumatori cinesi».La scelta dei tempi non è casuale. Lo zelo di Pechino nei controlli sulle importazioni alimentari ha l´aspetto di una rappresaglia. Da mesi è la Cina a trovarsi sul banco degli imputati, al centro di una serie di scandali per i danni alla salute (a volte mortali) provocati dalle sue esportazioni: prodotti alimentari o medicinali contraffatti. Il primo caso scoppia ad aprile negli Stati Uniti, per la morte di centinaia di cani e gatti avvelenati da un mangime "made in China" venduto nei supermercati.
L´inchiesta americana risale rapidamente a una pista: l´alimento per animali domestici contiene proteine vegetali mescolate con un prodotto chimico usato nei fertilizzanti e nelle plastiche, la melamina. Il bilancio della strage animale diventa più allarmante dopo la scoperta che la melamina è finita anche negli allevamenti americani di polli e maiali, con il rischio che la catena degli avvelenamenti raggiunga anche i consumatori. Alle accuse venute dagli Stati Uniti il governo cinese reagisce per molte settimane negando tutto, anzi dipingendo lo scandalo come una montatura a fini protezionisti. Poi arriva il voltafaccia: a fine aprile Pechino mette fuori legge la melamina e di colpo fornisce alcune rivelazioni sulla lunga catena di frodi che ha portato quel prodotto nei supermercati americani.
A maggio le autorità cinesi danno la massima pubblicità a una spettacolare condanna a morte: Zheng Xiaoyu, il grande capo dell´agenzia governativa per i controlli igienico-sanitari dal 1998 al 2005, viene riconosciuto colpevole di aver intascato 850.000 dollari di tangenti per dare il via libera alla vendita di medicinali che non avevano superato i test di sicurezza. Zheng dirigeva l´equivalente della Food and Drug Administration (Fda) americana, una potente istituzione che sotto il suo comando aveva rilasciato 170.000 licenze per farmaci e prodotti alimentari. Con questa pena capitale, e l´annuncio di una campagna per inasprire i controlli a tutela della salute, il governo di Pechino spera di rassicurare il resto del mondo. Ma le condanne esemplari fanno parte della liturgia del regime, come le campagne per applicare le leggi. La cultura dell´illegalità, le collusioni tra potere politico e business, la corruzione, non sono eccezioni. Le intossicazioni di massa sono notizie di routine in Cina, la maggior parte dei colpevoli può contare sull´impunità.
In America la strage di cani e gatti lascia tracce più profonde.
La Fda moltiplica le verifiche sul "made in China". In poco tempo i suoi ispettori mettono sotto sequestro 298 partite di prodotti alimentari in provenienza dalla Cina. Tutte hanno regolari permessi e certificati sanitari rilasciati dalle autorità cinesi, eppure sono gravemente pericolose per la salute: c´è della frutta secca con conservanti cancerogeni, del pesce surgelato imbottito di antibiotici proibiti, sardine e frutti di mare putrefatti dai batteri, funghi impregnati di pesticidi illegali. A questo si aggiungono altre 1.000 partite "made in China" sequestrate con prodotti non alimentari egualmente nocivi per la salute: medicinali contraffatti, cosmetici tossici, terapie dietetiche contaminate.
A questo punto anche le autorità di Pechino cominciano a fare sul serio nei controlli sanitari. D´incanto anche loro scoprono di essere "invasi" da prodotti stranieri che presentano seri pericoli per il consumatore. Come l´acqua minerale Evian, per esempio: i doganieri cinesi sequestrano cinque container navali carichi delle celebri bottiglie francesi. A Parigi qualcuno osserva maliziosamente una coincidenza. Proprio in questi giorni si apre in Cina il processo che la Danone (proprietaria di Evian) ha avviato contro il suo socio cinese, un celebre miliardario accusato di gestire per conto proprio un commercio parallelo di falsi prodotti Danone. Dopo la Evian tocca al pesce surgelato australiano: i cinesi sostengono che è pieno di piombo e cadmio. Infine la stoccata all´America, con il sequestro dei suoi "pistacchi con formiche", e anche di una partita di uvette californiane.
Giocando alle ritorsioni il regime cinese sembra sottovalutare l´intensità dei timori che montano in Occidente. Vista la mancanza di trasparenza, lo scarso rispetto delle regole, l´inesistenza di uno Stato di diritto, il "made in China" nel campo agroalimentare e farmaceutico rischia di essere identificato come una minaccia per la salute dei consumatori occidentali. Dagli Stati Uniti all´Europa il successo dei prodotti dell´agricoltura biologica e del movimento "slow food" sono i segnali di una sensibilità salutista in ascesa, che invece è ancora estranea alla nomenklatura comunista di Pechino. La campagna contro il pistacchio americano può fare breccia nell´opinione pubblica locale, per garantirsi la fiducia dei consumatori occidentali bisognerà inventare qualcos´altro.
La Repubblica, 12 giugno 2007



