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CINA E GIAPPONE: OPPORTUNITA' PER I PRODOTTI BIOLOGICI ITALIANI

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Il 25 maggio a Bologna si è tenuta l'assemblea annuale di bilancio del CCPB (Consorzio per il controllo dei prodotti biologici) nel corso della quale si è svolto un seminario sulle opportunità di sviluppo dei prodotti biologici nel mercato asiatico.

assemble-ccpb.jpgIl presidente del CCPB Lino Nori, nella sua relazione, ha evidenziato come i segnali di ripresa - manifestatisi già nel secondo semestre del 2005 - hanno trovato conferma nel corso del 2006, soprattutto grazie a una crescita vigorosa dei principali mercati mondiali e a una diffusione sempre maggiore dell'agricoltura biologica, sia in termini di operatori e che di superfici coltivate nei vari paesi del mondo.
L'agricoltura bio infatti, ha fatto registrare nel corso degli anni una rapida espansione ed è oggi praticata in quasi tutti i paesi da più di 633 mila produttori, con un totale di più di 31 milioni di ettari coltivati. Le vendite totali di prodotti biologici hanno raggiunto i 33 miliardi di dollari nel 2005 (con una stima per il 2006 di circa 40 miliardi) concentrati soprattutto nel Nord America (14 miliardi di dollari) e in Europa (13 miliardi di euro). C'è da constatare però, nonostante questi dati confortanti, l'andamento sonnolento del mercato nazionale, che non riesce ancora a riscuotersi dal torpore che ha caratterizzato questi ultimi anni e che è seguito alla impetuosa crescita a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni duemila.

A seguire, dopo l'assemblea associativa, si è tenuto un seminario sulle opportunità rappresentate dai mercati asiatici e in particolare da Cina e Giappone, anche alla luce della crescita che il settore ha fatto registrare in entrambi i paesi. Rodolfo De Bastiani, responsabile di Nuovo Mondo International, società di consulenza per il mercato cinese, ha portato all'attenzione del pubblico le prerogative principali per operare con successo in tale mercati. Prendendo atto dell'affermazione che i "cinesi mangiano cinese" e sono poco propensi ai cambiamenti, bisogna però considerare -dice - che la sensibilità dei consumatori verso il bio è aumentata molto, anche in conseguenza dei gravi scandali alimentari succedutisi in questi anni. Comunque la scelta dei consumare bio riguarda principalmente quella fascia di popolazione con un reddito annuo superiore ai 20 mila euro e che rappresenta il 19% della popolazione cinese.

Poi è stata la volta di Duco Delgorge, esperto dell'European Business Council in Giappone, il quale ha messo in evidenza l'assoluta attenzione dei consumatori giapponesi nei confronti dei prodotti biologici, considerando che tale mercato sconta una serie di problematiche poste dalla limitata disponibilità di produzione locale, favorendo di fatto l'aumento delle importazioni soprattutto dall'Europa, che risulta essere il 5° partner commerciale del Giappone. In questo contesto le produzioni italiane riscuotono molto successo, forti anche del fatto, che le abitudini alimentari dei giapponesi si stanno avvicinando molto alla cosiddetta "dieta mediterranea".

Si tratta di riflessioni interessanti alla luce dello sviluppo che il settore della produzione biologica sta registrando in questi paesi e considerando il ruolo che l'export può giocare per la crescita del settore produttivo nazionale. Non possiamo, infatti, dimenticare che i paesi poc'anzi citati potrebbero rappresentare mercati di sbocco importanti per le nostre principali produzioni bio, tanto più in un momento che vede la competizione crescere costantemente, con la creazione di nuovi equilibri planetari e con l'emergere prepotente di nuovi paesi sui mercati internazionali. Un fenomeno ormai diffuso che riguarda, evidentemente, anche il settore del biologico.


Qui è possibile prelevare le relazioni:

-> Lino Nori: relazione annuale CCPB

-> Rodolfo De Bastiani: Cina. Il paese di mezzo

-> Duco Delgorge: Giappone. Oportunità e sviluppo.