La inserirei nella categoria “notizie da prendere con le molle”. Il gruppo Cremonini, si legge oggi in alcuni quotidiani nazionali, si è riaggiudicato la gara internazionale indetta dall'inglese Eurostar Group Ltd per la gestione dei servizi di ristorazione a bordo dei 60 treni ad alta velocità che, attraverso il tunnel sotto la Manica, collegano quotidianamente Londra a Parigi e a Bruxelles. Tra le novità del servizio l'impegno di Cremonini per l'ambiente e la sicurezza alimentare. I servizi di ristorazione infatti, saranno parte integrante della nuova iniziativa di Eurostar "treno verde", un programma in 10 punti per ridurre l'impatto ambientale che si fonda su tre principi: ridurre al massimo i consumi, scegliere i fornitori in modo responsabile e riciclare tutto ciò che viene usato o prodotto sul treno. Eurostar prevede inoltre di ridurre del 25% le emissioni di biossido di carbonio entro il 2012 e quando si sposterà nella nuova stazione di "St pancreas International", il prossimo 14 novembre, diventerà il primo treno al mondo in grado di effettuare viaggi a impatto ambientale zero. L'impegno di Cremonini, si legge sempre nella nota, prevede l'utilizzo di materiali riciclabili o biodegradabili (tazzine da caffè, piatti e tovaglioli), la raccolta differenziata dei rifiuti e l'utilizzo di alimenti biologici ed equosolidali.
Fin qui tutto bene, ho fatto quello che solitamente fanno la gran parte dei giornalisti italiani: copiare o riadattare agenzie di stampa o comunicati. Ma il lavoro del giornalista, che somiglia sempre di più a quello dell'impiegato di banca, dovrebbe essere quello di fare informazione e, compito dell'informazione, è almeno avere una buona memoria. La prima domanda da farsi è quindi: chi è il gruppo Cremonini? Molti giornalisti probabilmente non lo sanno e altri lo avranno già dimenticato, ma si tratta della stessa azienda che in passato, come testimoniato dalla trasmissione Report nel novembre del 2005, ha venduto carne di bovini di oltre 17 anni facendola passare per carne di animali inferiori ai 24 mesi di età. Tale carne è finita negli omogeneizzati per bambini. Il gruppo Cremonini si è distinto anche per aver venduto svariate tonnellate di carne in scatola avariata a paesi poveri, guadagnando sugli incentivi europei per tali esportazioni. Tra questi paesi figurano Cuba e la Russia, dove Report ha raccontato di un'intera famiglia moscovita ricoverata in ospedale e della morte di un bambino di 12 anni dovuta al consumo di tale carne contenente botulino.
Al momento dell'indagine fatta da Report le tonnellate di carne che il governo cubano ha respinto dopo alcune analisi, che confermavano le pessime condizioni di diversi lotti, erano state imbarcate su una nave, ma non affinché fossero riportate in Italia per la distruzione definitiva, bensì per raggiungere l'Angola. La carne che fine avrà fatto? Nessuno lo sa. Per concludere, Cremonini - ciliegina sulla torta direi - è anche il rifornitore di carne bovina dei McDonald's in tutta Italia. Sinceramente sulla base di questi fatti non so che idea farmi della "nuova via" intrapresa da Cremonini anche se sono sempre convinto del fatto che a un'azienda conviene investire qualche milione di euro (che saranno mai?) in responsabilità sociale o in campagne pubblicitarie ben fatte piuttosto che convertire completamente la propria produzione e compiere scelte realmente innovative che riguardino tutti i processi produttivi. Con questo non voglio dire che la scelta di Cremonini non sia apprezzabile, ma mi piacerebbe capire se rientra nel quadro di una rivisitazione globale dell'intera politica aziendale.
Un'ultima considerazione: chissà se il gruppo Cremonini è a conoscenza delle difficoltà di Eurotunnel, la società che gestisce il tunnel ferroviario sotto la Manica? L'azienda rischia il fallimento schiacciata dai debiti e dal traffico più basso del previsto, come riportato nelle scorse settimane da quotidiani francesi e inglesi. Sarebbe proprio un peccato, pensavo, se questo progetto ambientale così sentito finisse per perdersi in un bicchier d'acqua.
Quest'articolo è stato pubblicato anche su Blogeko.



