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USA, UNO STUDENTE RIBATTEZZATO "CARNE INSOLITA"

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Michael assaggia di tutto per conoscere meglio il mondo

weird_meat.jpgIn una sua famosa battuta Woody Allen dice: «Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato né ferito, morto». Chissà cosa direbbe Allen se un giorno si imbattesse in Michael «carne strana» il palato più folle e audace di tutto il pianeta. Michael è uno studente californiano, una faccia simpatica, da ragazzo della porta accanto, il classico tipo che prima o poi tua figlia ti porterà in casa.

È uno studente modello, un vegano convinto, acne e spinelli nella norma. Finché una sera un compagno di campus, un vietnamita, non lo invita a cena. Michael ci arriva allegro; un po' di fumo, qualche birra, poi si siede a tavola. Tutto squisito; la cura con cui hanno apparecchiato la tavola, ciotoline di porcellana che effondono vapori celestiali, il vino di riso che scorre copioso, le onnipresenti decorazioni nei piatti - verdure intagliate come fiori o ventagli di una leggiadria commovente. Michael ha come la sensazione di fluttuare in paradiso. Poi il padre del suo amico pone al centro della tavola un grande wok in cui sfrigola uno spezzatino di carne dall'aspetto invitante. Michael, in quanto ospite, ha la precedenza su tutti; il primo boccone lo fa esultare di gioia. Speziato ad arte, tenero, ineguagliabile. E dire che fino a qualche secondo prima Michael era un irriducibile vegano.

«Grandioso», esclama Michael, «non pensavo che il manzo fosse così buono». «Non è manzo, Michael», gli ribatte il compagno, «È spezzatino di cane!». Che in California è vietata, ricorda Michael, ma a Los Angeles ci sono tanti di quegli immigrati che non rinuncerebbero mai alle loro tradizioni neppure se gli spezzatini di cane fossero puniti con la sedia elettrica. Da allora, l'ex vegano decide di mettere il suo palato al servizio della scienza e di girare il mondo cercando di capire perché i modi di alimentarsi del genere umano sono così diversi, cercando di spiegare perché determinate preferenze e determinati ostracismi si manifestino in una cultura e non in un'altra.

L'antropologo francese Soler sosteneva: «Se si vogliono spiegare preferenze e avversioni relative al cibo, la spiegazione non deve essere cercata nella qualità delle derrate alimentari, bensì, nelle strutture mentali di un popolo». Così, da un paio d'anni, il nostro è anche l'autore di uno dei blog più estremi, bizzarri ed inquietanti di tutto il web. Qualcuno potrebbe trovarlo persino repellente. Il suo nome? «Weird meat», ovvero carne insolita. Curiosando nel suo sito scoprirete che Michael ha assaggiato di tutto: zuppa di sangue d'anatra, gonadi, testicoli e peni di ogni ruminante terrestre, ragni in Cambogia, zuppe di serpente in Cina, cavallette, scarafaggi; all'appello mancano forse soltanto i cervelli di scimmia. In compenso ci sono i topi.

In questi anni di bizzarro nomadismo alimentare, Michael si è avvicinato molto alle teorie dell'antropologo Marvin Harris e ancor di più a quelle dei suoi guru: Jeffrey Steingarten, Stewart Lee Allen, Peter Menzel, Jerry Hopkins. Tutti accomunati dalla stessa domanda: l'uomo che cos'è? Un onnivoro? Se è un onnivoro allora può mangiare e digerire di tutto, dalle secrezioni irrancidite delle ghiandole mammarie ai miceti alle rocce; ossia formaggio, funghi e sale, se preferite gli eufemismi. Pochissime le derrate che evita perché biologicamente inadatte a esser mangiate dalla nostra specie. Per esempio, l'intestino umano non ce la fa a venire a capo di consistenti quantità di cellulosa. Ecco perché le diete umane non contemplano legname, fili d'erba e foglie, ad eccezione del midollo e dei germogli come nel caso del cuore della palma e del bambù.



L'Arena, 29 maggio 2007
 

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