Apple comunica una nuova politica ambientale.
Circa due settimane fa Apple ha
comunicato ufficialmente l'intenzione di intraprendere una nuova
politica ambientale, finalizzata a eliminare alcune delle peggiori
sostanze chimiche dai porpri prodotti.
Questa iniziativa è sicuramente stata una risposta all'importante campagna intrapresa da Greenpeace che chiedeva ad Apple una mela "più verde".
L'organizzazione ambientalista è infatti attivamente schierata, da alcuni mesi, contro determinate scelte del colosso americano. Principalmente, la contestazione ha riguardato la presenza di composti chimici pericolosi nei suoi prodotti, quali additivi ignifughi tossici e PVC, che nel momento della "rottamazione" entravano in contatto con l'ambiente e con i bambini che, nei paesi in via di sviluppo, erano addetti allo smaltimento di tali prodotti e al recupero dei componenti riutilizzabili.
La richiesta, in questo senso, era di eliminare tali sostanze nocive dai prodotti Apple.
Oltre all'introduzione di prodotti ecosostenibili, si richiedeva ad Apple di introdurre un programma di recupero e riciclo dei propri prodotti, ovunque essi venissero venduti.
Greenpeace si è mossa soprattutto sensibilizzando i fan si Apple e chiedendo loro di comunicare alla società la propria adesione alla campagna. Lo scopo della campagna è astutamente costruttivo: non ledere all'immagine di Apple, quanto piuttosto invitarla a diventare un leader anche sotto il punto di vista della sostenibilità ambientale e quindi un esempio da seguire per tutti i competitors del settore.
Il 3 maggio 2007 Apple comunica ufficialmente una nuova politica ambientale, che accoglie parte delle richieste di greenpeace, principalmente aderendo all'obiettivo di eliminare componenti chimici pericolosi dai propri prodotti.
È interessante soffermarsi, a qualche settimana di distanza da questo comunicato, per compiere alcune osservazioni sul valore di quanto accaduto.
In primo luogo, la vicenda rappresenta un classico esempio di dialogo tra stakeholder e impresa, o meglio di come quest'ultima abbia prestato ascolto alle richieste di un nutrito gruppo di consumatori e a una organizzazione che li rappresentava. A questo ha senza dubbio contribuito l'atteggiamento di greenpeace, che non ha attaccato la società statunitense denigrandola per i propri comportamenti "viziosi", ma ha astutamente preferito elevarla a possibile leader di un nuovo concetto di fare impresa nell'ambito della tecnologia, facendo diffondere un messaggio che è perfettamente espresso nella presentazione della campagna di sensibilizzazione con le seguenti parole:
"Non chiediamo ad Apple di fare qualcosa di "sufficientemente buono", vogliamo che Apple ci stupisca come è solita fare: andare oltre i limiti e fare di Apple un leader "verde"."
Probabilmente in Apple hanno compreso che effettivamente questa non era l'idea di un gruppo di eccentrici ambientalisti quanto piuttosto l'espressione di un diffuso sentimento tra i consumatori, che iniziano a prestare attenzione alle tematiche ambientali.
Un secondo aspetto decisamente interessante, anch'esso per nulla recondito rispetto a quanto spiegato da greenpeace, riguarda l'effetto che questa scelta di Apple avrà nei confronti del mercato. Se un leader di tale calibro inizia a produrre con attenzione rispetto all'ambiente, è molto probabile che i competitors tenderanno a fare lo stesso, portando un ultima istanza a un beneficio per l'intera collettività.
Se Apple porterà avanti la propria scelta con impegno e coerenza, potrà certamente "vantarsi" del proprio impegno non solo volto al rispetto dell'ambiente ma anche alla diffusione di una cultura radicalmente diversa di sostenibilità della produzione in un settore decisamente in forte crescita.
Il sito della campagna di greenpeace:
http://www.greenmyapple.org/it/
Il comunicato ufficiale di Apple
http://www.apple.com/hotnews/agreenerapple/



