Si è da poco conclusa la XII edizione del Premio Internazionale BIOL, riservata ai migliori oli biologici di tutto il mondo, che per la cronaca ha visto un olio biologico spagnolo prevalere su 300 extravergini inviati da ben 20 Paesi di vari continenti, in pratica l’intero pianeta olivicolo: dati alla mano, il BIOL è oggi il più grande concorso olivicolo al mondo, non solo del biologico. Il nostro progetto - da sempre accompagnato da eventi promozionali, di studio, culturali e gastronomici - quest’anno è tra l’altro diventato itinerante, grazie a un viaggio in nave sul Mediterraneo che ha fatto scalo in Sicilia, Grecia e Turchia, con eventi a bordo e a terra (per tutti i dettagli www.premiobiol.it). Insomma, un po’ come la storia di Maometto e la montagna. Dunque, di fatto l’esperienza del Biol è unica nel suo genere, e forse merita di essere raccontata, come nascita e filosofia.Tutto è cominciato ad Andria nel 1996 durante un incontro con Nunzio Liso, persona di grande umanità e produttore diretto di olio di oliva (nel senso che coltiva olivi e trasforma con proprio frantoio le olive), che avevo conosciuto dieci anni prima nell'ambito di un programma promosso dalla Unione Europea e denominato "Olio & Qualità". Di lì all'agricoltura biologica il passaggio era stato breve. Ma fin da subito mi ero dovuto scontrare con un forte pregiudizio: che il prodotto biologico fosse sì "pulito", ma non necessariamente ben presentabile. In nome della tradizione e del rifiuto della chimica, insomma, si doveva rinunciare a qualcosa in termini non solo di "apparenza" del prodotto ma anche, a volte, della sua qualità intrinseca. Tutto questo era per noi, che per anni avevamo lavorato con gli olivicoltori e i frantoiani per cercare di ottenere un prodotto di eccezionale qualità, risultava veramente inaccettabile; non ci volevamo arrendere al fatto che, in nome degli ideali ecologisti e rurali, si dovesse lasciar perdere la qualità del prodotto; anzi per noi le mele con il bruco o le olive bacate dalla mosca non erano il necessario sacrificio da sopportare per "la causa" dell’agricoltura biologica, ma la dimostrazione del maggiore impegno richiesto ai tecnici, ricercatori e produttori per trattare con cura quel frutteto o quell'oliveto.
Il Premio è stato così un modo per sollecitare il produttore biologico a non accontentarsi dell'abbandono della chimica, ma a impegnarsi per ottenere un buon prodotto, magari risparmiando alle olive lunghi periodi di attesa in frantoio prima della molitura, evitando di raccogliere da terra il prodotto, scegliendo il periodo più appropriato di raccolta o intervenendo con la propria manualità per potare e arieggiare sufficientemente l'olivo.
Cosa più di un "Premio Internazionale" poteva suscitare tale impegno? Il BIOL a distanza di oltre dieci anni non ha ancora perso le sue iniziali aspirazioni: sono convinto, infatti, che non basti osservare scrupolosamente le regole imposte dalla normativa europea per l'agricoltura biologica, per ottenere un prodotto di buona qualità, ma sia necessario dare fondo a tutto il proprio impegno se si vogliono raggiungere gli obiettivi per i quali è nata e si è sviluppata l'agricoltura biologica.
L’applicazione pratica dei principi fondamentali dell’agricoltura biologica è lasciata alla libera iniziativa e all’impegno volontario dei produttori biologici di tutto il mondo, come è giusto che sia. Ma come distinguere il prodotto biologico inteso semplicemente come "prodotto pulito", da quello che ha comportato sforzi e sacrifici ulteriori per ottenere maggiore qualità, maggiore rispetto dell'ambiente naturale, maggiore giustizia sociale e maggiore cura? Il BIOL vuol diventare lo strumento per premiare questo impegno maggiore, un metodo per distinguere la qualità, senza annullare il valore della normativa e degli standard dell'agricoltura biologica, ma anzi esaltandone gli obiettivi fondamentali.
Al di là dei singoli eventi vogliamo però rendere permanente e stabile la rete di relazioni che in questi anni abbiamo costituito intorno al BIOL, invitando tutti gli enti e i soggetti interessati a favorire la creazione di una rete stabile e strutturata in grado di supportare adeguatamente la realizzazione di questi eventi ma anche di uno strumento efficace di promozione della qualità del biologico; promozione della qualità del biologico sia sul versante del mercato, e quindi della conoscenza e attenzione più generale che è necessario creare tra la gente per questo tipo di prodotti, sia sul versante della produzione, per suscitare tra i produttori percorsi virtuosi che sappiano coniugare efficienza economica e produttiva con i temi della responsabilità sociale ed ambientale.
Se guardiamo al Mediterraneo come una comune area geografica e produttiva, possiamo scoprire, inoltre, una grandissima variabilità di varietà e di sapori che possono alimentare una politica di differenzazione del prodotto basata su una maggiore conoscenza della qualità del prodotto, dei suoi attributi e quindi delle relative differenze. E' proprio questa grande biodiversità, o meglio questa enorme diversità varietale, uno patrimoni più importanti dell'olivicoltura del nostro paese e dell'intera area mediterranea. E da ciò deriva una grande variabilità di gusti e di sapori in grado di alimentare l'interesse e la curiosità della gente, sia a livello locale sia a livello globale, incrementando il consumo di questo prodotto.
Il valore della tipicità non può consistere, però, solo nell'origine geografica del prodotto; essa deve essere accompagnata da differenze sostanziali e apprezzabili tali da condurre a scelte oculate e consapevoli, in modo che finalmente si possa dire: “sugli arrosti preferisco gli oli dell'Andalusia perché danno maggior corpo al sapore, mentre sull'insalata e per cucinare preferisco l'olio pugliese di coratina, in questo senso insuperabile”. Senza questa conoscenza del prodotto e cultura del suo uso in cucina e sulla tavola, ogni sforzo per indurre un maggiore consumo di olio extravergine di oliva biologico rischia di essere vano.
Nino Paparella, coordinatore Premio Biol e presidente ICEA



