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RISORSE IDRICHE: PARTE DA TERRA FUTURA L

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Giordano Pascucci (Presidente Cia Toscana): "Un patto con la società per la governance; impegno da parte degli agricoltori; ricerca e innovazione per l’attingimento senza sprechi; puntare sui piccoli invasi"

siccita.jpg“Acqua, una risorsa in pericolo”. Questo il titolo della tavola rotonda promossa questo pomeriggio a Terra Futura dalla Cia Toscana. Da un’analisi dei consumi e degli sprechi fino ad una serie di proposte per la tutela delle risorse idriche in Toscana. Vari i temi che saranno sottoposti a riflessioni durante il corso della tavola rotonda. Il Presidente della Cia Toscana, Giordano Pascucci, nel moderare gli interventi ha fatto alcune considerazione rispetto a questi argomenti chiedendo agli interlocutori di porre l’attenzione su alcuni aspetti particolari tra i quali consumi, sprechi e perdite della rete, i problemi strutturali del sistema idrico toscano, la carenza di programmazione, il modello di gestione e delle competenze, la Legge sull’emergenza idrica e le tematiche specificamente agricole. «I mutamenti climatici sono evidenti, ha affermato Pascucci, così come sono conosciuti e ben delineati gli scenari futuri.

Dobbiamo definire nuove strategie per le risorse idriche e sull’uso del suolo capaci di mettere in atto azioni ed interventi per governare il cambiamento e per il superamento del continuo e ciclico stato di emergenza. All’agricoltura toscana devono essere assicurate le risorse idriche necessarie per mettere sul mercato i prodotti che i consumatori ci richiedono, senza acqua non possiamo garantire il mantenimento delle forniture e prodotti di qualità; per questo – ha continuato Pascucci – sollecitiamo una gestione più attenta, maggiore programmazione, più piccoli invasi distribuiti sul territorio». La Cia Toscana propone di puntare su un patto con la società come metodo di governance: il ruolo delle imprese, l’impegno delle istituzioni; essendo l’acqua fondamentale per l’agricoltura gli operatori vogliono dare il loro contributo per risparmiarla: per questo occorrerà un PSR che favorisca impianti irrigui moderni, ricerca, SSAR e formazione per aggiornare gli imprenditori, inoltre occorrerà una programmazione che miri a risolvere il problema dei prelievi sotterranei, individuando nuove modalità di reperimento della risorsa idrica e della sua distribuzione attraverso una politica di difesa del suolo (quindi attraverso la multifunzionalità), una nuova politica degli invasi, il completamento delle opere di adduzione (vedi Montedoglio) e una programmazione territoriale attenta alle opportunità di riuso delle acque depurate.

Secondo la Cia Toscana questo renderebbe necessario l’attingimento dalle falde sotterranee. Un’analisi di alcuni anni fa, rileva la Cia, calcolava una potenziale capacità di invaso per la Toscana pari a 6.000 ml. di mc. a fronte di soli 446 milioni di invaso realizzati. Alcuni interventi sono stati realizzati attraverso il programma degli investimenti 2004 (nato su impulso della Cia dopo la siccità 2003), che ha investito 19 milioni di euro per interventi di ripristino e realizzazione di piccoli invasi collinari. «La Regione Toscana ha ormai acquisito la consapevolezza della necessità di un programma regionale di azione in materia idrica – ha ribadito Pascucci – e l’assessore Artusa lo ha annunciato, assicurando che tale programma, in fase di elaborazione, verrà presentato tra settembre ed ottobre. Se fosse effettivamente basato, oltre che sulle necessarie azioni di risparmio, anche sulla programmazione della captazione e dell’adduzione delle risorse idriche sarebbe di grande rilievo». Nel corso dell’incontro la Cia Toscana ha messo in evidenza anche alcune incertezze sul fronte del modello di gestione delle competenze.

Secondo la Cia infatti esiste un conflitto tra ATO (ma soprattutto società di gestione), amministrazioni provinciali ed autorità di bacino. A questo proposito molti disagi sono stati provocati proprio dalla legge sull’emergenza idrica, fa notare la Cia Toscana, per il potere di intervento che attribuisce agli ATO. «La Regione afferma di voler promuovere, successivamente a questo provvedimento, una Legge che definisca in modo permanente le procedure per gestire le emergenze – commenta il Presidente della Cia Toscana – a questo proposito chiediamo una cabina di regia per la gestione delle acque, superando l’attuale frammentazione, che coinvolga attraverso la concertazione istituzioni, enti e forze sociali e produttive». «Oltre a un problema legato strettamente alla risorsa – prosegue Pascucci – si rilevano a nostro avviso delle importanti lacune di tipo infrastrutturale come ad esempio la carenza di reti di connessione tra bacini idrici e utilizzatori e quella dei sistemi di adduzione». Complessivamente il consumo idrico in Toscana è pari a ca 900 milioni di mc. all’anno, di cui 440 ml. per uso idropotabile, 2-300 ml. per uso industriale e 150 ml. per uso irriguo. La successiva evoluzione colturale e tecnologica fa ritenere che le superfici irrigue siano ulteriormente diminuite, per abbandono delle attività ma anche per sostituzione delle colture più idro-esigenti, mentre l’efficienza dell’irrigazione, attraverso gli impianti moderni ed i sistemi di monitoraggio messi in atto, è senz’altro aumentata.

Cia Toscana, 18 maggio 2007