Nuovi sondaggi rivelano la preoccupazione dei contadini e la diffidenza dei consumatori
Due nuovi sondaggi, realizzati in Germania e Gran Bretagna, indicano che la maggioranza degli agricoltori è ancora fortemente indecisa o contraria a coltivare OGM sui propri campi. Da una ricerca svolta dall'Università di Goettingen emerge infatti che solo il 33% dei contadini tedeschi intervistati ha espresso una parere favorevole alla coltivazione di organismi geneticamente modificati, mentre il 29 % ha rifiutato espressamente il concetto stesso di pianta transgenica. Nel sondaggio realizzato fra i propri membri dalla British Grassland Society, invece, la percentuale sale al 47% contro il 16% degli inglesi nettamente ostili alle agrobiotecnologie, minoranza non trascurabile considerato che l'organizzazione promuove l'agricoltura intensiva e una pastorizia ad alto reddito.
Gli studi hanno anche evidenziato che, a parte il fattore economico e le opinioni personali sugli OGM, ad incidere sulla decisione non sono i possibili benefici derivanti dalle coltivazioni transgeniche quanto piuttosto la disponibilità o meno dei consumatori ad acquistare alimenti derivanti dall'impiego dell'ingegneria genetica. Il livello di accettazione pubblica continua infatti ad essere basso nella maggior parte dei paesi europei e, sorprendentemente, anche negli Stati Uniti.
Qui un'inchiesta promossa dall'associazione delle industrie biotech (BIO) in occasione della convention annuale di Boston rivela che il 43% degli americani si dichiara preoccupato rispetto al cibo geneticamente modificato e rifiuta l'immagine dello scienziato che manipola madre natura, opinione che riguarda in particolare le donne. Dalla convention è inoltre emerso che le multinazionali del biotech ritengono importante modificare le proprie strategie di comunicazione, ponendo l'accento sui potenziali benefici derivanti dall'impiego degli OGM nella produzione di nuovi combustibili.
Consiglio dei Diritti Genetici, 17 maggio 2007



