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MENO FITOFARMACI IN AGRICOLTURA, CONVIENE ALLA PRODUZIONE

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Ecco cosa rivela uno studio di agronomi dell'Enea


fitofarmaci.jpgUn interessante studio è stato condotto da uno staff di agronomi Enea (A. Correnti, R. Gatti, P. Nobili, M. Vita, G. Zappa) presso il lago di Bracciano (Roma). Una sperimentazione comparativa in due serre a diversa conduzione: tradizionale e biologica. Lo studio dimostra come sia possibile ridurre drasticamente l'impiego dei fitofarmaci sulle colture senza per contro avere riduzioni consistenti della produzione.

La tecnica della difesa biologica si è andata diffondendo negli ultimi anni in alternativa all'impiego di fitofarmaci e può essere utilizzata da sola o in programmi di difesa integrata, nei quali si ricorre a tutti i fattori e le tecniche disponibili per mantenere le popolazioni degli organismi dannosi al di sotto di una soglia di danno economico nel rispetto di principi ecologici, tossicologici ed economici.
La difesa integrata non punta all'eradicazione degli organismi dannosi, tra l'altro impossibile, in seno ad una coltura agraria, ma al mantenimento della loro popolazione al di sotto di una soglia di dannosità economica, intervenendo nella prospettiva di una tendenza nel tempo all'equilibrio dell'agroecosistema. In tale equilibrio si cerca di sfruttare al massimo tutti i fattori naturali di contenimento degli organismi dannosi.

La conoscenza delle interrelazioni tra i diversi elementi dell'agroecosistema costituisce la premessa fondamentale per l'applicazione della difesa integrata, in quanto essa prende in considerazione non solo le specifiche avversità della coltura, ma l'agroecosistema nel suo complesso.

La difesa integrata, limitando al massimo l'utilizzo dei prodotti fitosanitari, armonizza e fonde insieme diverse metodologie di lotta, vale a dire: la «lotta guidata», razionalizzando i trattamenti chimici fitosanitari; la «lotta biologica classica», che si basa sull'antagonismo esercitato da artropodi utili (predatori e parassitoidi) su quelli nocivi alle piante; la «lotta biologica moderna», che si estende all'impiego di sostanze prodotte da vari organismi come feromoni, repellenti e tossine.

«La maggior parte dei trattamenti fungicidi e insetticidi realizzati a calendario nelle serre convenzionali - affermano i ricercatori a conclusione dello studio - potrebbero essere tranquillamente risparmiati, in quanto gli agricoltori spesso adottano dei metodi produttivi in maniera del tutto meccanica, senza mai monitorare se le malattie o gli insetti di cui si temono gli attacchi alla coltura esistano realmente e stiano effettivamente causando danni. Purtroppo sembra ancora molto difficile riuscire a cambiare il modo di ragionare di chi, spaventato anche solo dal rischio di insorgenza di attacchi parassitari, interviene con trattamenti chimici spesso solo preventivi, e quindi ancora più inutili e dannosi; l'unico obiettivo di questi agricoltori è la massimizzazione della produzione, che però si ritorce contro loro stessi perché poi è proprio l'abbondanza dell'offerta che fa calare i prezzi del prodotto, entrando così in un circolo vizioso».
Un'adeguata assistenza tecnica agli agricoltori della cosiddetta produzione convenzionale e una informazione efficace sulla lotta integrata, che non comporta riduzioni significative nella produzione, può essere la spinta a cambiare i metodi produttivi.


Villaggio Globale, 15 maggio 2007