| RIFKIN E IL MITO DELL'IDROGENO |
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| Scritto da Emiliano Angelelli | |
| Monday 14 May 2007 | |
Jeremy Rifkin ci "illumina" con l'idrogeno, ma la realtà è ben altra cosa Approfitto per tornare sull'argomento idrogeno dopo aver ascoltato ieri sera il "servizievole" Fabio Fazio, nel corso della sua trasmissione Che tempo che fa, intervistare Jeremy Rifkin il quale, come sua abitudine, ci ha illuminato sulla nuova rivoluzione energetica che verrà: quella legata all'idrogeno appunto. Ma su quali basi l'economista americano crede sia possibile una rivoluzione del genere?
Rifkin è solito non chiarirlo, visto il carattere estremamente divulgativo delle sue parole, che siano esse parte di libri o di conferenze. Quello che viene da chiedersi ogni volta che lo si ascolta parlare è: conosce forse qualche tecnologia alla quale nessuno di noi ha accesso? Oppure crede sarà fattibile, nell'immediato futuro, importare l'idrogeno da Saturno? Già, perché i luoghi più vicini dove è possibile reperire idrogeno libero sono Saturno e la superficie del Sole. Sulla terra invece, l'unico modo per ottenerlo è “fabbricarlo”. E il problema è che questa fabbricazione richiede più energia di quanta se ne possa ottenere in cambio.
Quello che va chiarito innanzitutto è che l'idrogeno non è una fonte di energia, bensì un vettore. E a quanto pare un vettore neanche tanto conveniente, visti i problemi di stoccaggio, distribuzione e conversione. Ma facciamo un passo per volta. Un articolo di Robert Zubrin, The Hydrogen hoax, ci illustra perfettamente l'assurdità del sistema idrogeno. Allo stato attuale l'idrogeno è ottenuto principalmente attraverso la decomposizione di idrocarburi mentre solo il 4% proviene dall'acqua, in quanto il processo di elettrolisi è estremamente costoso. Direi di non soffermarsi neanche sul confronto metano-idrogeno fatto da Zubrin perché è chiaro che a parità di anidride carbonica emessa, con l'idrogeno si ottiene molta meno energia. Per coloro invece, che sostengono la possibilità di produrre idrogeno attraverso elettrolisi direttamente nelle stazioni di servizio, andrebbe fatto leggere il confronto realizzato da Zubrin. Mettere in piedi una stazione di servizio del genere costerebbe a un imprenditore circa 6 mila dollari al giorno, per vendere appena 200 dollari di idrogeno a cinquanta persone disposte a pagare il triplo per il proprio carburante. Altro aspetto interessante toccato da Zubrin è il costo delle eventuali autovetture a idrogeno, che abbiano prestazioni simili a quelle attualmente in circolazione: circa un milione di dollari. Se a questo aggiungiamo il costo delle infrastrutture, per far circolare 700 mila vetture a idrogeno negli Stati Uniti (circa lo 0,4% del loro parco auto) ci vorrebbero pressappoco 1000 miliardi di dollari. Una cifra estremamente "conveniente" sulla quale mi sarebbe piaciuto interrogare il saggio Rifkin. Quello che poi non condivido assolutamente con Zubrin sono le sue conclusioni, perché lo scienziato americano ricerca la sua personale soluzione nei biocarburanti, come via allo sviluppo per i paesi poveri - quando in realtà, eventi molti recenti hanno dimostrato l'incompatibilità di un sistema del genere con le prioritarie esigenze alimentari di questi paesi - ma vi consiglio vivamente (se masticate un po' d'inglese) di dedicare un po' di tempo alla lettura del suo articolo. Quest'articolo è stato ripreso da Blogeko. 14 maggio 2007
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