Si è svolta venerdì 11 maggio una conferenza stampa presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali a cui hanno partecipato, tra gli altri, Assobiotec, l'associazione delle aziende biotecnologiche italiane, e il ministro De Castro.
L'incontro riguardava il "nuovo
indirizzo dell'industria agrobiotecnologica italiana" e ha visto
Assobiotec dichiarare il proprio intento di rinunciare alla
sperimentazione su geni provenienti dall'uomo e dagli animali per
modificare geneticamente colture agricole. Una decisione che ha
trovato la soddisfazione del ministro De Castro il quale ha parlato
di una scelta, quella di Assobiotec, che "chiude le porte a una
pratica eticamente sbagliata". Una scelta - continua il ministro - che
"permette di dire no al Frankenstein Food e sì alla ricerca
scientifica verso gli Ogm di seconda generazione". Il ministro ha
però ribadito la posizione del ministero sugli Ogm che "resta
di rigore e ispirata alla massima precauzione".
Parole che somigliano molto a un'azione di depistaggio rispetto alla realtà dei fatti e che non aiutano a comprendere l'esatta posizione del ministero sulla vicenda, visto che la sperimentazione su geni umani e animali riguarda essenzialmente l'industria farmaceutica e non quella agroalimentare, e quindi non si capisce bene perché al Mipaf dovrebbe interessare questa "rinuncia" di Assobiotec. Anzi sorge qualche dubbio legittimo in merito all'organizzazione "concertata" della conferenza stampa, che somigliava molta a un tentativo di far passare per buono ciò che non lo è affatto. Soprattutto se è vero quello che ha affermato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, il quale ha fatto riferimento a un accordo tra il Mipaf e Assobiotec, nel quale quest'ultima "rinuncerebbe alla sperimentazione su geni provenienti dall'uomo e dagli animali, in cambio dell'approvazione di protocolli per la sperimentazione di nove colture geneticamente modificate".
Ma facciamo un po' di chiarezza su questi fantomatici ogm "seconda generazione" di cui parla De Castro e verso i quali il ministero intenderebbe puntare. "Si tratta di una definizione dai caratteri molto sfumati" dice Luca Colombo, esperto di Ogm per il Consiglio dei diritti genetici "in quanto non esiste una classificazione ufficiale che stabilisca cosa sia di prima o di seconda generazione. In linea di massima gli Ogm di seconda generazione sono nati per rispondere ad alcune esigenze dell'industria agroalimentare nei confronti dei consumatori, come ad esempio la creazione di alimenti con caratteristiche nutrizionali particolari. Questi si distinguono dalla prima generazione che era nata invece, per soddisfare sostanzialmente alcune necessità degli agricoltori, come la resistenza agli insetti e la tolleranza agli erbicidi". Insomma, che siano di prima o di seconda generazione rientrano tutti nella gamma di organismi di cui un recente rapporto di Friends of the earth ha testimoniato il totale fallimento, e verso i quali non si capisce bene quale tipo di simpatia dovrebbe provare il nostro sistema agroalimentare, da sempre alla ricerca di una maggiore qualità della produzione.
"Il biologico" dice Andrea Ferrante, presidente nazionale Aiab "rappresenta un'eccellenza assoluta nell'ambito dell'agricoltura di qualità e sarebbe il settore maggiormente penalizzato dall'introduzione di questo tipo di Ogm. La nostra non è una chiusura nei confronti della ricerca, ma nei confronti di un sistema, quello degli organismi transgenici, che ha dimostrato tutto la sua inefficacia". Esistono infatti, altre vie che potrebbero essere percorse, come ad esempio le tecniche di miglioramento genetico, che sfruttano le conoscenze su geni e Dna, utilizzando però metodi di selezione tradizionali.
In conclusione le soluzioni ci sono, ma non passano certo attraverso la creazione di nuovi e incontrollabili ogm, che siano di prima o di seconda generazione. Non si tratta solamente di rinunciare a scelte "eticamente sbagliate", ma anche di considerare lucidamente ciò che i cittadini chiedono e ciò che l'esperienza ha mostrato. Gli ogm hanno fallito e il futuro è rappresentato dalla ricerca della qualità nel settore agroalimentare e non da pericolose manipolazioni genetiche sulle colture, e meno che mai da giochi di parole inopportuni. In questo senso un avvicinamento del ministro De Castro al mondo del biologico, dimostrato in più occasioni, non può che essere ben accetto, ma non vedo compatibilità tra questo e una contemporanea "simpatia" nei confronti di un mondo, quello delle biotecnologie, che non sembra guardare allo stesso futuro che tutti immaginiamo.



