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TONNO ROSSO, ALTRO CHE TUTELA |
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Friday 04 May 2007 |
Le associazioni del movimento per la pesca: "Piano UE da rigettare"
Le Associazioni del movimento cooperativo italiano della pesca - Agci Agrital, Federcoopesca/Confcooperative e Lega Pesca/Legacoop - chiedono anche al Parlamento UE di opporre un fermo veto al progetto di Regolamento UE relativo al piano di ricostituzione dello stock di tonno rosso dell'Atlantico Est e del Mediterraneo. Si preannuncia così sempre più aspro lo scontro sul Piano europeo destinato a rendere operativo il pacchetto di misure adottate a novembre dall'organismo internazionale ICCAT Commissione Internazionale del tonno Atlantico: un vero e proprio "pasticcio", secondo la cooperazione italiana, che rischia di essere varato la prossima settimana (7 e 8 maggio) dal Consiglio UE dei ministri della pesca. Il problema non è tanto quello di posticipare l'entrata in vigore del Piano, che con insolita sollecitudine la Commissione vorrebbe anticipare alla imminente campagna di pesca - sottolineano le Associazioni - quanto di impedire l'approvazione di misure tanto inefficaci dal punto di vista della tutela biologica quanto fortemente penalizzanti per la flotta italiana.
Prima di tutto l'innalzamento della taglia minima dai 10 Kg oggi in vigore a 30 Kg: una misura drastica per i palangari e la pesca a circuizione italiane, di per sé accettabile (il tonno si riproduce a 23-24 Kg), ma vanificata da due deroghe incomprensibili ( 8 kg e fino a 200 tonnellate di tonni sopra i 6,4 kg) che avvantaggiano la pesca atlantica con pesanti ripercussioni sui giovanili della specie. Non possiamo accettare taglie diverse inspiegabilmente differenziate - dichiarano i presidenti Buonfiglio (Agci Agrital), Coccia (Federcoopesca/Confcooperative) e Ianì (Lega Pesca/Legacoop) - visto che si tratta del medesimo stock di tonno rosso. Anche i periodi ipotizzati di divieto della pesca (divieto della pesca a circuizione dal 1 luglio al 31 dicembre) avranno pesanti conseguenze sul piano economico e sociale per la flotta italiana, aggravando peraltro sotto il profilo biologico la situazione di stress della risorsa, su cui l'attività di pesca sarà concentrata per due mesi all'anno.
Anche qui si realizza una disparità, in quanto il fermo non riguarda un'area di pesca atlantica, che sicuramente porta interessi economici da parte di flotte alleate e strategiche. Siamo concordi nell'esigenza di una maggiore protezione del tonno rosso - continuano le Associazioni del movimento cooperativo - ma una proposta di regolamento che preveda delle deroghe aumenterà di fatto la pesca illegale, vero punto cruciale da combattere per assicurare la sostenibilità a lungo termine della risorsa.
Inoltre l'esasperazione dei controlli, le certificazioni di tutte le fasi dalla cattura agli sbarchi ai trasbordi al trasporto in gabbia alla commercializzazione, gli ispettori a bordo burocratizzeranno ulteriormente l'attività rendendola sempre più difficile per i pescatori che operano legalmente a favore della ormai grande fetta di operatori che agiscono nella totale illegalità e contro i quali non esistono vere e proprie misure efficaci (visto anche l'inasprirsi del fenomeno). La proposta di regolamento andrebbe rigettata nella sua totalità, concludono le Associazioni, visto che il risultato sarà una distruzione della risorsa tonno rosso e della flotta italiana (migliaia di addetti). In caso contrario, la cooperazione è ferma nel richiedere l'abolizione di ogni deroga, sia per le taglie che per i periodi di fermo obbligatorio.
L'Avvenire, 4 maggio 2007
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