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Costosa, lenta da costruire e anti-economica l’energia nucleare dovrebbe
essere eliminata come alternativa per ridurre i gas serra
Nella settimana in cui l'IPCC presenterà il suo
documento sulle misure da adottare per mitigare il cambiamento
climatico, un nuovo rapporto – "I costi economici dell'energia nucleare"
– commissionato da Greenpeace e pubblicato da un team internazionale di
economisti ed esperti di energia, dimostra in maniera incisiva che
l'energia nucleare non è né una soluzione pratica né economicamente
sostenibile.
Secondo il rapporto, la costruzione di una centrale nucleare può
superare del 300 per cento il budget previsto e, in media, impiegare
quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli pianificati. Il
rapporto esamina le ragioni degli enormi ritardi e dei costi eccedenti
comuni ai progetti di costruzione di energia nucleare, ed esprime
preoccupazione sulla sicurezza e affidabilità delle nuove tecnologie.
Questi i punti salienti del rapporto:
- di paese in paese, la costruzione di una centrale nucleare ha sempre
superato in maniera cospicua il budget previsto;
- i lunghi periodi di costruzione sono sintomatici di una serie di
problemi, incluso il fatto di dovere affrontare la costruzione di
reattori dalla progettazione sempre più complessa;
- tenendo conto delle enormi sovvenzioni richieste, di prezzi elevati e
non competitivi dell’energia, della scarsa affidabilità e del serio
rischio di costi eccedenti in modo sproporzionato, l'energia nucleare
non ha alcuna chance di essere economicamente sostenibile per i paesi
interessati a un approvvigionamento competitivo di energia;
- restano preoccupazioni significative e diffuse sulla sicurezza di
base, sullo smaltimento dei rifiuti e sullo smantellamento degli
impianti esistenti;
- esistono perplessità simili sulle nuove, non ancora provate tecnologie
nucleari.
Un chiaro esempio di questi problemi è la costruzione in corso a
Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad acqua
(EPR) di nuova generazione – il primo reattore di questo tipo – che dopo
soli diciotto mesi di costruzione ha già accumulato un ritardo di
diciotto mesi sul programma, superando già adesso il budget previsto di
700 milioni di euro. Anche in un mercato totalmente liberalizzato come
quello degli Usa, il governo ha stanziato forti sussidi economici per la
mancanza di sufficienti investimenti privati da oltre venti anni.
“L'industria nucleare non ha mai mantenuto le promesse fatte riguardo
alla sua capacità di far fronte ai bisogni energetici”, spiega uno degli
autori del rapporto, Stefan Thomas, professore di Politiche energetiche
all'Università di Greenwich: “Finora la storia dimostra il disastroso
fallimento del nucleare: decidere la costruzione di nuovi reattori
eliminerebbe la possibilità di effettuare gli investimenti necessari in
tecnologie rinnovabili ed efficienza energetica, per rispondere ai
futuri bisogni di energia in modo economicamente e ambientalmente
sostenibile."
"Questa analisi indipendente fa cadere il mito che l'energia nucleare è
una fonte possibile e sostenibile di energia e indica chiaramente che i
suoi conti non quadrano", dichiara Giuseppe Onufrio, direttore campagne
Greenpeace Italia: "Queste conclusioni mostrano che l'energia nucleare
non è niente di più che una pericolosa e costosa distrazione dalle
soluzione reali per il cambiamento climatico. Esistono alternative più
economiche, più sicure, più efficaci quali le fonti di energia
rinnovabile e lo sviluppo di misure di efficienza energetica, come è
indicato nel piano Energy Revolution* di Greenpeace".
Il rapporto, inoltre, è sostenuto da una recente analisi condotta dal
World Energy Council, che ha mostrato che i tempi per completare la
costruzione di reattori nucleari è aumentato da 66 mesi nella metà degli
anni Settanta, a 116 mesi (quasi dieci anni) per quelli costruiti fra il
1995 e il 2000. Questi ritardi enormi evidenziano il fatto che l'energia
nucleare contribuirà troppo poco e troppo tardi alla sfida per
affrontare il cambiamento climatico. Un recente rapporto diffuso dallo
statunitense Council on Foreign Relations rende noto che gli Usa ora
possiedono 103 reattori nucleari in funzione e che anche prolungando di
vent’anni il loro ciclo di vita, tutti i reattori esistenti
probabilmente dovranno essere smantellati entro metà del secolo. Per
sostituire i reattori esistenti negli Usa, dovrebbe essere costruito un
nuovo impianto ogni quattro o cinque mesi nei prossimi quarant’anni.
Greenpeace, 2 maggio 2007
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