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OMEOPATIA, LA SOLUZIONE PER GLI ANIMALI DOMESTICI ANZIANI

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Il veterinario omeopata Paolo Girotto ci fornisce degli utili consigli su come curare i nostri animali domestici un po' in là con l'età

 

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Con il diffondersi di una nuova coscienza nel rapporto uomo-animale , è sempre più diffusa la condizione di animali di età molto avanzata che continuano a donare gratuitamente il loro inestinguibile affetto e la loro dolcezza ai proprietari che ne hanno cura e rispetto e che negli anni di stretta convivenza imparano sempre più ad apprezzare e amare quella continua presenza, a volte timida e a volte invadente, ma così gratificante da giustificare abbondantemente tutto il nostro impegno profuso nella loro cura. Tuttavia l'invecchiamento dell'organismo, a volte notevole, impone al veterinario coscienzioso un nuovo approccio per la terapia: non è realistico pensare di "curare" il paziente anziano con la stessa mentalità e soprattutto gli stessi farmaci usati su animali giovani e maturi.

Un esempio classico di quanto detto è fornito dai "dolori". Sempre più spesso pazienti anziani ci vengono portati in ambulatorio perché manifestano in modo più o meno accentuato zoppicature agli arti posteriori e/o anteriori, deambulazioni sempre più "contratte" e disarmoniche, difficoltà nell'assumere la posizione quadrupedale, lamenti e mugolii se si forzano al movimento fino alla aggressività come ultima risorsa di autodifesa. Nei casi estremi si arriva alla completa incapacità a camminare soprattutto con il treno posteriore. Si tratta appunto di fenomeni artritici e artrosici che colpiscono quasi sempre i nostri amici a quattro zampe. E' una classica situazione in cui il sostegno omeopatico può risultare una valida alternativa alle classiche terapie antinfiammatorie con FANS o cortisonici. In particolare nel deficit di deambulazione posteriore una terapia omeopatica per bocca e con iniezioni intradermiche locali rappresenta in molti casi una valida soluzione priva di effetti collaterali. Rimedio d'elezione è in questo caso l'Arnica somministrata sia per bocca che con iniezioni locali, anche il Rus Toxicodendrum e Dulcamara possono essere risolutivi. Ai lati della colonna, a livello lombare , funziona egregiamente il Ledum compositum. Estratti di cartilagine e di disco intervertebrale suini completano il quadro terapeutico. Sui problemi a livello di cervicali il Gelsenium con Cimicifuga e Rus tox, offrono una valida soluzione antidolorifica. Naturalmente la risposta è sempre assolutamente soggettiva ed è strettamente correlata all'impegno che il proprietario decide di mettere in una terapia così diversa dal consueto. Tuttavia se il veterinario riesce a fare comprendere bene al proprietario gli scopi e gli obbiettivi che realisticamente si possono raggiungere senza alimentare vane attese di "miracoli" ma spiegando con semplicità gli effetti che si possono attendere percorrendo una strada diversa allora spesso i risultati arrivano e sono molto gratificanti. Nella mia esperienza comunque la terapia omeopatica e/o fitoterapia risulta utile anche quando è utilizzata solo come supporto alle terapie tradizionali. Ho potuto constatare di persona come l'ausilio omeopatico consenta, per esempio, la riduzione dei dosaggi dei farmaci allopatici anche nelle forme di degenerazione ossea e articolare gravi.

In conclusione devo ricordare che, come sempre, prevenire è meglio che curare e che la patologia ossea in età avanzata è spesso strettamente correlata al tipo di alimentazione, terapie, abuso di vaccini fatto durante tutta la vita del soggetto. Infatti da un certo punto di vista l'artrosi può essere considerata la conseguenza dell'assunzione e deposito di tossine nell'organismo. Queste ultime infatti oltre che nel tessuto connettivo vanno a depositarsi a livello di articolazioni e in condizioni stressanti sono in grado di scatenare infiammazioni acute particolarmente dolorose. Il processo artrosico è una tendenza quasi fisiologica con l'avanzare dell'età ma la gravità dello stesso fenomeno non è scontata. Ogni soggetto anziano la subisce in modo più o meno grave in rapporto al suo "vissuto" e nello specifico caso dei nostri animali, in rapporto alla sensibilità e buon senso del suo proprietario.

L'animale anziano che arriva in ambulatorio presenta spesso "acciacchi" che a rigore non sono considerabili come vere e proprie malattie ma fenomeni degenerativi quasi parafisiologici collegati all'età avanzata. Questa premessa, quasi banale, in realtà non lo è poi così tanto. Il veterinario per primo dovrebbe avere sempre presente questo incontestabile dato di fatto per consentirgli di approntare una terapia meno aggressiva possibile tenendo conto che si trova di fronte ad un organismo in condizioni precarie dove, tanto per capirci, anche una terapia antibiotica deve essere ponderata bene prima. Non è insolito, infatti, l'insorgenza, apparentemente improvvisa di una insufficienza renale acuta, dopo una terapia antibiotica prescritta con eccessiva faciloneria. Poi correre ai ripari diventa arduo.

L'insufficienza renale cronica  è proprio una evenienza relativamente frequente nei nostri gatti: quello renale è un vero e proprio "punto debole" nella fisiologia dei nostri "mici". Questo fatto non può essere spiegato con un approccio tradizionale ma in una visione più ampia risulta comprensibile tenendo conto che il felino è un piccolo predatore che ha (a differenza del suo parente più grande africano)  molti nemici da cui guardarsi e vive in uno stato di "allerta"continuo cioè di "paura". La paura più che un "sentimento" è una forza astrale che trova la possibilità di agire sul piano fisico in particolari organi "bersaglio" che nel caso dei gatti sono i reni. E' quindi più comprensibile che accada con frequenza che un gatto in età avanzata abbia patologie connesse all'apparato renale. Con questo non escludo altre con-cause importanti, come per esempio, ripetute  terapie antibiotiche con principi attivi nefrotossici, stress funzionale per intossicazione alimentare cronica da "scatolami" e crocchette. Resta il fatto che un gatto sopra i 6-7 anni ha un'alta probabilità di cadere progressivamente in una insufficienza renale cronica.

La medicina allopatica ha teoricamente un ventaglio di possibilità terapeutiche (terapie reidratanti monitorate con emogasanalisi , terapie antiacide ed antiemetiche, dieta, fino alla dialisi!) che hanno un comune denominatore: costi elevatissimi sul medio periodo e conseguente assistenza laboratoristica e farmacologia pressoché quotidiana, con percentuali di sopravvivenza comunque molto limitate! Ancora una volta l'integrazione dell'omotossicologia, omeopatia e fitoterapia possono spesso offrire al proprietario una valida "chance" terapeutica  ad un costo ragionevole con una qualità di vita del soggetto decisamente buona senza dovere ricorrere troppo spesso ad estenuanti ricoveri. Proprio con questa patologia ho avuto ulteriori conferme di quanto possa essere efficace, semplice ed economica una scelta terapeutica omotossicologica, che pur non escludendo pratiche tradizionali (dieta e periodiche reidratazioni) fatte in ambulatorio ha consentito al proprietario una gestione autonoma della terapia quotidiana. Sono ormai diversi i casi di gatti con insufficienza renale cronica trattati omeopaticamente che hanno avuto una buona qualità di vita con sopravvivenze, in alcuni casi, anche di oltre 3 anni, che, considerando la vita dei nostri gatti è un risultato sicuramente confortante. Questo non significa che la via omeopatica possa sistematicamente risultare "vincente", anzi, a volte non si ottengono i risultati attesi, esattamente come con i metodi allopatici!

La differenza che secondo me imporrebbe a tutti di prendere in considerazione questo "approccio" risiede nella mancanza di tossicità, assenza di effetti collaterali (se la scelta dei rimedi è stata corretta!) e soprattutto nel risultato concreto ottenuto. E' chiaro che questo non si può ottenere se non troviamo la fattiva collaborazione dei proprietari  non tanto e non solo nella somministrazione dei rimedi quanto nella com-prensione del significato profondo dell'azione terapeutica che stanno attuando, avendo coscienza dei mezzi usati e del fine che si spera di conseguire. Ecco allora che Terebinthina, Apis mellifica, Veratrum tutte in diluizioni omeopatiche decimali sotto la 10 vanno molto bene. Si può associare anche il Berberis in diluizione scalare con Colocynthis e Veratrum. L'approccio omotossicologico con i rimedi compositi a diluizione scalare risultano essere una risposta che può essere integrata anche da preparati d'organo specifici come il Ren-suis iniettabile e inoltre associando rimedi che andranno valutati di volta in volta secondo l'evoluzione della risposta dell'organismo. Quello che conta alla fine è sempre e solo il paziente ovvero il suo benessere che potrà anche essere solo transitorio se di più e meglio non è possibile fare in quella specifica situazione. Certamente trovo semplicemente assurdo privarmi a priori di una possibilità terapeutica perché i "soloni" pagati dalle multinazionali farmaceutiche sostengono contro tutte le evidenze che l'omeopatia sia "acqua diluita"!

Ognuno è sempre libero di credere ma anche di fare ciò che pensa sia giusto secondo coscienza!

Paolo Girotto
Veterinario omeopata
Biolcalenda, 23 Aprile 2007

 

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