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LE DUE FACCE DELL'ENEL PDF Stampa E-mail
Friday 20 April 2007

 

Il solito discorso: da un parte l'Enel fa pubblicità delle proprie iniziative ecologiche e dall'altra continua a fare i suo "sporco" lavoro

 

enel-nucleare-sovieticoUn interessante spot che insiste in maniera martellante su alcune radio nazionali ci informa, con fierezza, di come Enel stia investendo in ricerca per ridurre l'impatto ambientale della produzione di energia elettrica, eliminando l'anidride carbonica che attualmente viene prodotta in quantità, è il caso di dirlo, industriali. La stessa pubblicità, infatti, spiega come per ogni Kwh di energia vengano prodotti 900 g di CO2. Fantastico: il colosso dell'energia italiana, mi viene da pensare, sta davvero ponendo l'ambiente e la società al centro di un nuovo ideale di crescita.

Allo stesso tempo scopro, probabilmente con ritardo, delle mire espansioniste in Slovacchia della medesima azienda, come riportato sul sito di greenpace.it e pubblicizzato abbondantemente da Beppe Grillo sul proprio sito. In effetti l'internazionalizzazione è senza dubbio un elemento fondamentale per il successo di un'impresa, soprattutto di grosse dimensioni come ENEL. Il problema si pone nel momento in cui colosso nostrano Si proponga di valutare il completamento di due impianti di produzione di energia elettrica nucleari. Di questa proposta però la radio non parla, e nemmeno sul sito di ENEL si trova alcuna informazione.

Questo è solo uno spunto per soffermarsi a riflettere. Un'impresa che si vanta di investire in ricerca per tutelare l'ambiente e la comunità e che fa della trasparenza uno dei propri cardini per la propria responsabilità sociale di impresa (e che scrive a chiare lettere nel proprio codice etico questi principi), decide di investire in una tecnologia rifiutata dagli italiani con un referendum poco dopo chernobyl. Dopotutto, ENEL è italiana, la maggioranza è detenuta dallo stato italiano e questo è un elemento imprescindibile per qualsiasi decisione strategica.

Greenpeace, che ha promosso una campagna contro questa iniziativa, spiega sul proprio sito della pericolosità dei nuovi impianti, dichiarati obsoleti e ad alto rischio.

Decidere un investimento di questo tipo quindi può rappresentare una scelta socialmente irresponsabile, che può avere effetti negativi sulla comunità e che soprattutto implicherebbe l'approvazione di un modello di crescita dell'azienda probabilmente in contrasto con i principi etici dichiarati dalla stessa e con la comunità nella quale l'azienda trova fondamento storico e finanziario.

Inoltre, il silenzio di ENEL su questa iniziativa non premia la trasparenza dell'azienda: gli stakeholder hanno il diritto di esserne a conoscenza, non solo grazie alle denunce di associazioni ambientaliste, ma anche grazie a una vera trasparenza, magari finalizzata a chiarire alcuni aspetti che potrebbero modificare l'opinione di molto sull'argomento. Il silenzio, in questo caso, non può che confermare l'impressione che nel progetto ci sia qualcosa che non va.

Rimaniamo quindi in attesa, speranzosi e un pochino fieri, dell'avvento dell'energia pulita (per davvero) grazie alla ricerca di ENEL, sperando di non doverci accontentare di un ritorno al nucleare che tra l'altro, se dovesse tornare ad affermarsi, potrebbe proporsi come freno allo sviluppo di nuove fonti di energia alternative, pulite e rinnovabili.

 

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