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OGM, ANCORA MOLTE AREE SENZA CONTROLLI

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Campagne di monitoraggio ambientale e ricerca scientifica

ogm_controlliGli Organismi geneticamente modificati (Ogm) rappresentano sicuramente l'innovazione che in campo agrario negli ultimi decenni ha fatto registrare il tasso di crescita più rilevante. Nello scorso anno, tali coltivazioni nel mondo hanno «sfondato» il tetto dei 100 milioni di ettari, ad 11 anni dalla prima coltivazione commerciale.

D'altro canto però, in larghe aree del pianeta (specialmente Europa e Africa) le preoccupazioni in merito ai potenziali impatti ambientali o sulla salute umana continuano a frenarne l'espansione grazie anche a impianti legislativi piuttosto restrittivi.

L'Organizzazione Internazionale per la lotta biologica e integrata (Iobc), organizza periodicamente momenti di confronto fra ricercatori e autorità competenti, per valutare le conoscenze scientifiche accumulate e stilare report sullo «stato dell'arte» in campo di sicurezza ambientale per fornire indicazioni per le attività e le decisioni future in tutto il mondo.
«Le conoscenze sull'impatto ambientale degli Ogm - sostiene il dott. Arpaia, ricercatore al C.R. Enea di Trisaia ed uno dei massimi esperti italiani sull'argomento - si stanno rapidamente accumulando, ma non sono da considerarsi complete. Anche per alcune delle piante geneticamente modificate già presenti in commercio infatti, lo studio in qualche nuovo ambiente di coltivazione sembra indicare possibili effetti significativi. È evidente quindi che l'accertamento dei rischi dovrà essere fatto caso per caso, considerando l'area destinata ad ospitare tali colture».
La ricerca scientifica in questo campo sta facendo passi avanti importanti e può beneficiare dallo scambio con altri settori dove queste tematiche e la loro regolamentazione sono già state affrontate da diversi anni, come ad esempio la regolamentazione Europea sulla qualità delle acque.

È prevedibile comunque che eventuali effetti ambientali prodotti dagli Ogm siano di limitata intensità e quindi occorrerà monitorarli con programmi ecologicamente validi e molto sensibili. E questo significherà fare i conti con le l'entità delle risorse disponibili destinate al monitoraggio.
A riguardo il dott. Arpaia aggiunge: «Nei Paesi in via di sviluppo, può essere particolarmente problematico garantire questi alti livelli di sicurezza ambientale data la scarsità di informazioni bio-ecologiche disponibili e la limitata capacità tecnico-scientifica attualmente esistente (salvo eccezione di qualche paese). D'altro canto, specialmente i paesi delle zone tropicali sono quelli a più elevata biodiversità e sono centro di origine di un gran numero di specie vegetali e pertanto un eventuale effetto negativo prodotto dagli Ogm potrebbe essere più dannoso».

Il dibattito rimane quindi ancora molto aperto, ma esistono oggi dati affidabili dai quali partire per effettuare una regolamentazione che sia rispettosa dei singoli territori.


Villaggio Globale, 12 aprile 2007
 

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