Additata come una delle maggiori responsabili delle emissioni
carboniche che producono il riscaldamento climatico, la Cina vuole
dimostrare che affronta sul serio il dissesto ambientale. Pechino
lancia la Lunga Marcia Verde, una mobilitazione nazionale guidata dalla
gioventù comunista che ricorda le campagne di Mao Zedong. Per decine di
migliaia di studenti le vacanze estive quest´anno seguiranno un
itinerario tracciato dal governo: 43 università nazionali dal 7 luglio
alla fine di agosto manderanno gli studenti a coprire a piedi dieci
percorsi attraverso tutta la Cina, per un totale di migliaia di
chilometri. La Lunga Marcia Verde, annuncia il comunicato ufficiale,
«servirà a promuovere una nuova cultura della conservazione ambientale,
da integrare nell´attuale sviluppo economico». Le squadre di giovani
«si daranno la staffetta lungo i tracciati per eseguire indagini
scientifiche in zone particolarmente sensibili per le riserve
naturali». Inoltre l´armata studentesca «insegnerà alla popolazione
nuove tecniche per il risparmio di risorse e pianterà alberi in
centinaia di città e villaggi in tutta la Cina».
L´iniziativa spettacolare si richiama esplicitamente all´epopea fondatrice della Repubblica popolare, l´impresa della guerra partigiana su cui è costruito il culto di Mao. La Lunga Marcia che tutti i cinesi studiano sui banchi di scuola iniziò il 16 ottobre 1934, quando Mao nella Cina meridionale si mise alla testa dei duecentomila comunisti inseguiti dalle forze nazionaliste di Chiang Kai-shek. Dopo quasi due anni di resistenza, una fuga di diecimila miglia fra le montagne, e pesanti perdite che lo avevano decimato, l´esercito rosso raggiunse gli altipiani del nord-ovest dove poteva ricevere gli aiuti militari dell´Unione sovietica, e proseguire la lotta partigiana anche contro l´invasore giapponese. Oggi il governo per dare solennità alla sua iniziativa ha recuperato una reduce famosa, l´ultraottantene Lin Jiamei, vedova dell´ex presidente della Repubblica Li Xiannan. Lin, che fu una giovanissima partigiana al fianco di Mao, è «richiamata in servizio» come leader onoraria della Lunga Marcia Verde. Il grande viaggio che quest´estate decine di migliaia di studenti intraprenderanno verso le campagne interne evoca anche un´altra eredità del maoismo, ben più controversa: l´esodo forzato nel decennio della Rivoluzione culturale (1966-76), quando licei e università furono chiusi e una generazione di giovani cittadini fu costretta al lavoro nei campi.
Anche le «lezioni di ecologia» che i giovani terranno in
giro per il paese ricordano un precedente sinistro, le Guardie rosse
sguinzagliate per il paese dalla propaganda maoista. Ma il partito
comunista cinese non è più quello di una volta, la Lunga Marcia Verde
ha un aspetto bonario, i promotori assicurano che l´arruolamento si
svolge su basi «strettamente volontarie».Trent´anni di conversione
all´economia di mercato non sono passati invano. Le vacanze ecologiche
avranno due sponsor d´eccezione, simboli del capitalismo globale. La
merchant bank americana Goldman Sachs e il gigante di Internet Yahoo
siedono al comitato d´onore, verseranno qualche milione di dollari per
coprire le spese, inclusa la diaria dei ragazzi. Le ricadute d´immagine
si proiettano fino alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, già ribattezzate
dai mass media di Stato come i «primi Giochi Verdi negli annali
olimpici».A differenza dei precedenti storici, l´unico vero rischio
di questa Lunga Marcia è che non venga presa sul serio dalla
popolazione. Del maoismo il regime attuale ha conservato il vezzo di
affrontare i problemi a colpi di mobilitazioni nazionali. Ogni anno
Pechino annuncia campagne per il risparmio energetico, per la
riforestazione delle regioni invase dal deserto, per l´educazione
ambientale nelle scuole. Intanto la Cina si avvia a sorpassare entro
due anni la produzione di gas carbonici degli Stati Uniti (nel 2006 ha
rilasciato nell´atmosfera un miliardo di tonnellate di Co2).
Ogni
settimana apre una nuova centrale termoelettrica potente quanto basta a
illuminare Roma e Milano; le nuove centrali aggiunte nel 2006
equivalgono a tutta la capacità elettrica esistente in Inghilterra e in
Italia. Per oltre il 70% sono a carbone. La Cina brucia più carbone di
Stati Uniti, Europa e Giappone messi assieme. Il governo di Pechino si
trincera dietro il suo status di «economia emergente» per non aderire
agli obiettivi del trattato di Kyoto. Ancora nei giorni scorsi l´ultimo
rapporto delle Nazioni Unite sui danni del riscaldamento climatico è
stato oggetto di scontri dietro le quinte, con la delegazione cinese e
quella americana alleate nel tentativo di ammorbidire le conclusioni
degli scienziati.
La Lunga Marcia Verde è però l´ennesimo segnale di una sensibilità nuova che avanza ai vertici del paese. Per quanto sia allergico ai vincoli internazionali di Kyoto, il governo cinese non è cieco di fronte all´evidenza scientifica che indica l´Asia come la vittima principale dei disastri dell´effetto-serra. Il ministero dell´Ambiente riconosce che i costi dello smog urbano, dell´inquinamento dei fiumi, delle piogge acide e del disgelo dei ghiacciai tibetani stanno consumando una parte dei dividendi del boom economico. Anche se i tentativi di varare un indicatore di «Pil verde» sono sfumati, gli investimenti pubblici nelle energie alternative aumentano velocemente. Il deserto del Gobi è già diventato uno dei più grandi territori ricoperti di centrali solari. La Lenovo, numero uno dei computer cinesi, quest´anno è stata premiata da Greenpeace come l´azienda informatica più "verde" del mondo per il riciclaggio dei rifiuti elettronici. Hong Kong prepara un piano d´avanguardia per installare pale eoliche su tutti i grattacieli, col risultato di sostituire un´intera centrale elettrica. Certo per gli studenti cinesi il trasferimento in campagna di quest´estate non sarà solo un pezzo di vita sprecato, o molto peggio, come fu per i loro genitori.
La Repubblica, 8 Aprile 2007



