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LOMBARDIA, SFILATA ETICA PER I DIPENDENTI COOP |
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Friday 30 March 2007 |
Cassiere e salumieri di Coop Lombardia hanno indossato felpe e jeans prodotte nei paesi poveri per presentare una nuova linea
La cassiera dominicana ha scelto il cotone ecologico del Camerun per i jeans africani che, inutile dirlo, le stanno pennellati addosso. La collega di Milano intanto sfoggia una polo tessuta dalle donne disoccupate de La Matanza, popolosa città della provincia di Buenos Aires, Argentina.
E poi c'è Angelo. Proprio lui, Angelone, il salumiere di via Arona. Per l'occasione ha raccolto la lunga barba in una treccina all'orientale, lui che nel tempo libero fa yoga e confida: «Spero che la mia immagine alternativa attiri la curiosità sul défilé e quindi sui valori che vuole promuovere». Angelo indossa una versione extralarge delle camicie cucite in India, con gli utili che vanno anche a rimpinguare una «cassa della dote» per le ragazze povere che non riuscirebbero altrimenti a mettere insieme la cifra obbligatoria per sposarsi.
Passerella di mezzogiorno ieri per sette dipendenti di Coop Lombardia, che hanno provvisoriamente disertato casse e banconi calandosi nei panni di modelli d'eccezione, presentati dalla vj di Mtv Paola Maugeri - in sari multicolore, piedi nudi e dolce attesa - che ha raccontato i progetti e le storie oltre i riflettori della «Sfilata Etica». Tra gli indossatori improvvisati, in un scroscio continuo di applausi, anche Filippo Solibello e Marco Ardemagni, le voci di Caterpillar, un cult su Radio 2.
«Cento per cento cotone, zero per cento sfruttamento». È lo slogan di «Solidal Coop», la linea di abbigliamento lanciata al Salone dei Tessuti di via San Gregorio. Quattordici capi femminili e maschili, tutti provenienti dal Sud del mondo e dal circuito del commercio equo e solidale, che si aggiungono alle 200 mila polo e camicie già vendute in un anno per oltre 2.8 milioni di euro.
Gli abiti che Coop distribuisce nei punti vendita di tutta Italia scommettono sul rapporto qualità-prezzo, dove per qualità non si intende solo quella delle materie prime. Pantaloni, felpe e t-shirt «Solidal Coop» sono il simbolo del lavoro e della vita di chi quegli indumenti produce. Parlano il linguaggio della solidarietà e ad avvantaggiarsene sono i piccoli coltivatori di cotone e una fabbrica di donne indiane, comunità rurali dell'Africa occidentale, campesinos e lavoratori argentini.
Dall'India arrivano le camicie che hanno meritato a Coop l'«Ethic Award» nella sezione Comunità internazionale, assegnato dalla rivista specializzata GdoWeek. Sono realizzate nel villaggio di Madaplathuruth, 3 mila famiglie nella regione del Kerala, in una fabbrica di proprietà delle suore francescane di Santa Elisabetta. Il progetto ha permesso di trasformare cento baracche fatte di foglie di cocco in case di mattoni, e di promuovere la formazione scolastica e il diritto alla salute dei bambini attraverso adozioni a distanza. Proprio le suore fiorentine hanno chiesto anche l'impegno su uno dei problemi sociali dell'India: la dote imposta alla donna perché possa sposarsi, racimolata dalle ragazze con lavori pesanti, rischiosi e mal pagati. Ora c'è la «cassa dote», già finanziata con il 5 per cento del ricavato dalla vendita delle prime 15 mila camicie tagliate, cucite, stirate e confezionate da oltre 85 donne che hanno una capacità produttiva di oltre 60 mila capi all'anno.
La camicia «Solidal Coop» contribuisce concretamente a migliorare le condizioni delle donne indiane impiegate nella lavorazione. Sempre in India è nato nel 1991 il progetto BioRe India, che coinvolge 5 mila agricoltori nella cosiddetta «cintura del cotone»: coltivazione con metodi biologici che fanno anche bene all'ambiente e garantiscono salario sicuro, niente cottimo, nessuno sfruttamento di lavoro minorile, assistenza sanitaria e maternità.
Il Giorno, 30 marzo 2007
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