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MENO MAIS E PIU' BOSCHI, LA RICETTA DEL WWF PER SALVARE L'ITALIA PDF Stampa E-mail
Tuesday 20 March 2007

Presentate le «linee guida» contro siccità e inondazioni. «Gli altri Paesi europei si sono già organizzati. Noi siamo indietro di dieci anni»


boschiDiversi Paesi europei hanno pensato da tempo ad avviare progetti per difendersi dal riscaldamento globale. L'Italia, pur esprimendo preoccupazione per gli effetti delle sempre più frequenti anomalie, come siccità e inondazioni, ondate di calore e scioglimento dei ghiacciai, è ancora all'anno zero. Nulla è stato fatto per rendere il territorio e la natura meno vulnerabili.
E allora il Wwf decide di dare la sveglia a governo, amministratori locali e politici, proponendo le «Linee guida per un piano nazionale di adattamento». In pratica, azioni di manutenzione del suolo e dei corsi d'acqua; di difesa delle coste, dei parchi, delle risorse vegetali e animali; di riprogrammazione delle attività umane come agricoltura, industria e turismo. Tutto in funzione delle più ostili condizioni ambientali.

«I cambiamenti climatici sono una realtà e, come ha sottolineato l'economista inglese Nicholas Stern in un recente studio, i costi dell'inazione saranno di gran lunga più pesanti rispetto a quelli degli interventi di adattamento attuati anno dopo anno - ammonisce il professor Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia -. Dunque, a fianco delle azioni per ridurre i gas serra, è urgentissimo rafforzare la capacità dei sistemi naturali di resistere ai mutamenti».

Elaborate da un comitato scientifico composto da esperti di vari istituti di ricerca e università, le linee guida suggeriscono come organizzare la lotta di resistenza agli estremi del clima, settore per settore. A partire dall'assetto idrogeologico del territorio, il fronte di maggiore debolezza, in cui si registra un aumento di eventi infausti come frane, straripamento dei corsi d'acqua e inondazioni. La terapia è nota, ma in gran parte inattuata: rafforzamento della manutenzione dei bacini fluviali, incremento delle aree di esondazione, delocalizzazione di insediamenti a rischio e riforestazioni sia sui versanti montani sia in aree di pianura come il delta del Po. All'estremo opposto, la desertificazione, che si sta estendendo a macchia d'olio nelle regioni meridionali e insulari, va combattuta con azioni di rivegetazione, eliminazione del sovrapascolo, riconversione agricola verso colture meno idro esigenti (per esempio meno mais e più frumento), canalizzazione delle risorse idriche. Queste ultime, sempre più esposte al collasso per la tendenza alla diminuzione delle precipitazioni annue, vanno gestite in maniera integrata, dalla fonte alla distribuzione per gli usi irrigui e civili.

«Punto di partenza è il ripristino del buono stato ecologico dei grandi bacini come quelli di Tagliamento, Arno, Ombrone, Tevere, Volturno, curando anche la fauna ittica - sottolineano gli esperti del Wwf -. Ma alla corretta gestione del ciclo idrico concorrono anche il mantenimento delle zone umide e l'eliminazione dello sfruttamento delle falde sotterranee in alcune aree chiave come il Bosco di Policoro, sulla costa della Basilicata». Dato il carattere multidisciplinare degli interventi, gli esperti del Wwf suggeriscono che l'iniziativa sia direttamente coordinata dal presidente del Consiglio, con un capofila rappresentato dal ministero dell'Ambiente e una task force interministeriale.

«Si sono già organizzati in questo senso diversi nostri partner europei, come Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Finlandia, Norvegia - osserva Bologna -. Noi siamo indietro di oltre dieci anni. Ma ora è il momento di darci da fare».


Il Corriere della Sera, 20 marzo 2007
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