Il territorio studia l'esperienza spagnola
Una nuova olivicoltura, quella superintensiva, per offrire nuove opportunità agli agricoltori in un momento in cui la nuova riforma della Pac ha modificato gli scenari produttivi. E proprio di olivicoltura superintensiva si è parlato nel seminario organizzato dal Consorzio Agrario di Siena per approfondire il tema delle nuove tecniche olivicole e valutarne le prospettive di applicazione sul territorio senese. Il tema è stato affrontato a partire dall'esperienza spagnola grazie al contributo della Società Agromillora Catalana, azienda vivaistica specializzata nella produzione di varietà di olivo adatte a condizioni superintensive. "Lungi dal voler cambiare l'olivicoltura tradizionale toscana - ha sottolineato Pietro Pagliuca, direttore del Consorzio Agrario - il nostro obiettivo è invece quello di anticipare e supportare le scelte degli agricoltori anche in questo settore, individuando le soluzioni ottimali per fare reddito ed essere competitivi sul mercato, salvaguardando però le caratteristiche ambientali e la qualità dell'olio toscano, unica nel mondo".
Olivicoltura superintensiva, dunque, come sinonimo di efficienza produttiva, di risparmio in termini di manodopera ma anche di qualità del prodotto: completamente meccanizzata la raccolta, effettuata con macchine vendemmiatrici, ma anche la potatura e tutte le pratiche colturali: "L'olivicoltura superintensiva - ha spiegato Jordi Mateu della Agromillora Catalana - prevede l'impianto di 1500/2000 piante per ettaro, con una resa di 90/100 quintali di olive a ettaro all'anno, a fronte dei circa 40 quintali dell'olivicoltura tradizionale, con bassi costi di produzione e un prodotto di ottima qualità. Certo - sottolinea ancora Mateu - l'agricoltore che intenda convertirsi a questo tipo di coltura dovrà fare i conti con un investimento iniziale superiore di 3-4 volte rispetto a quello richiesto dal metodo tradizionale, ma le cultivar adatte all'olivicoltura superintensiva sono già produttive al terzo anno e il quinto sono in piena produzione. La meccanizzazione, poi, abbatte notevolmente i costi di raccolta, che è rapida e consente di giungere al frantoio in tempi molto ristretti, a tutto vantaggio della qualità dell'olio".
Non sono molte le cultivar che si adattano a queste densità di impianto: la arbequina, la più adatta al microclima toscano, la arbosana, perfetta per il sud, e la koroneiki, di origine greca ma non adatta alle nostre latitudini perché poco resistente al freddo. All'incontro hanno partecipato tecnici fitoiatrici, produttori del settore della meccanizzazione dell'oliveto e agenti attivi nel settore dei nuovi impianti del Consorzio Agrario, oltre ad alcune aziende tra le più rappresentative del panorama olivicolo delle province di Siena e Arezzo.
Consorzio Agrario di Siena, 8 marzo 2007



