Greenplanet.net - organic food & natural lifestyle

Saturday
Nov 22nd
Home

UN MILIARDO PER L'AGRICOLTURA PIEMONTESE, "NON SPRECHIAMOLO"

E-mail Stampa PDF

"I contributi a pioggia non servono: bisogna premiare chi punta allo sviluppo"


piemonteSul piatto c´è oltre un miliardo di euro. Un fiume di denaro, recentemente sbloccato dalla Conferenza Stato-Regioni, destinato nei prossimi sette anni agli investimenti per irrobustire e ammodernare l´agricoltura piemontese. «Finanziamenti importanti e quindi da non sprecare. Ma per essere efficaci dovranno premiare chi punta allo sviluppo. Altrimenti con le politiche di contributi a pioggia si finisce col perdere tutti» dice Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Torino, 2000 imprese agricole e 11 mila lavoratori autonomi.

Zuccaro, a pochi giorni dalla definizione del Programma di sviluppo rurale regionale 2007-2013, cosa chiede agli assessori all´agricoltura Taricco (Regione) e Bisacca (Provincia)?
«La quota di aiuti assegnati al Piemonte è aumentata, dal 4,64% sul totale della scorsa programmazione al 4,93% attuale. Un buon segnale che però non ci deve far perdere di vista le profonde trasformazioni del settore. Nel 2013 le imprese in attività saranno sempre meno. Oltre ai venti di crisi, le aziende diminuiscono perché non c´è ricambio generazionale. Delle 2000 imprese agricole associate solo 200 sono condotte da giovani con meno di 40 anni. I fondi quindi devono essere indirizzati a misure che favoriscano la competitività: ovvero a chi si allea in consorzi per superare il nanismo delle realtà imprenditoriali e a chi fa sul serio innovazione con prospettive a lungo termine».

La siccità si abbatte sui raccolti, l´urbanizzazione erode spazi alla superficie coltivata e il comparto agricolo, secondo l´Istat, è l´unico a non aver agganciato la ripresa economica. Il quadro presentato dai rapporti sull´agricoltura ha spesso più ombre che luci. Qual è davvero lo stato di salute del settore nel Torinese?
«I problemi non mancano, ma nell´insieme il sistema ha tenuto. Anche se l´annata secca ha messa a dura prova i campi, soprattutto le produzioni di mais, i ricavi hanno sopportato bene l´onda d´urto, tonificati dall´aumento dei prezzi nella borsa cerealicola. Quanto alle politiche di insediamento industriale, purtroppo, non tengono ancora conto delle esigenze agricole. L´edificazione di capannoni e centri commerciali a macchia di leopardo contribuiscono a frammentare gli appezzamenti fondiari. Difficile così pensare in grande».

Si parla spesso di riconversione "verde" dell´agricoltura: colture biologiche, biocarburante, e produzione di energie da biomasse del legno dei boschi. Qual è il futuro?
«Tutte opzioni interessanti, a cui stiamo lavorando. Presto, in provincia, nasceranno piccoli impianti di biofuel ricavato dal mais. Ma il core business resta quello del cibo. Prodotti di qualità per l´alimentazione».

Dopo l´accordo di luglio, si è tornati allo scontro sul prezzo del latte. Come andrà a finire?
«Non ci facciamo illusioni, ma così non si può più andare avanti. Chiediamo dieci centesimi in più per un litro di latte. Una richiesta avanzata a causa dell´aumento dei costi di produzione e del riconoscimento di giuste tariffe. Trent´anni fa la materia prima, incideva per il 63% sul prodotto venduto in negozio, oggi il 23%. Le industrie di trasformazione sbagliano a spremere così gli allevatori, perché mettono a rischio la qualità del latte piemontese. E invece si dovrebbe andare nella direzione opposta, come un´unica filiera in grado di lavorare assieme».


Repubblica, 8 marzo 2007