I sondaggi rivelano che il 78 per cento degli agricoltori voterebbe al secondo turno per il campione della destra Nicolas Sarkozy, l'erede-ribelle di Chirac
Lo rimpiangeranno certamente gli agricoltori francesi un presidente come Jacques Chirac. Uno che sapeva non solo come accarezzare una vacca del Limousin «la razza migliore» - l'ha fatto anche ieri inaugurando il Salone dell'agricoltura a Parigi - o accostare un pezzo di formaggio a un bicchiere di vino, ma che ha difeso con i denti una politica agricola europea che, con i suoi generosi finanziamenti, ha protetto produttori e contadini d'Oltralpe.Chiunque andrà all'Eliseo dovrà fare i conti con l'ineluttabile riforma della politica agricola dell'Unione europea e con i negoziati all'Organizzazione mondiale del commercio, alle cui porte bussano i Paesi del Sud del mondo. Ieri il presidente francese ha accusato il commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, di non essere abbastanza fermo al Wto di fronte agli americani.
Al Salone dell'agricoltura di Parigi arriveranno nei prossimi giorni i principali candidati alla presidenza: Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal, Francois Bayrou, ma anche il leader dell'estrema destra Jean-Marie Le Pen e la comunista Marie-George Buffet. È un serbatoio di voti importante quello degli agricoltori, anche se in pochi anni sono passati da due milioni a seicentomila. Sostenitori di Chirac, in gran parte di destra, ferocemente contro Bruxelles - al settanta per cento dissero no al referendum sul Trattato costituzionale - ma godendo delle sovvenzioni europee, gli agricoltori interrogheranno i pretendenti all'Eliseo, consapevoli comunque che uno come Chirac non lo ritroveranno più. «Non un solo candidato mostra la determinazione del presidente attuale, temuto nelle discussioni internazionali», sottolinea Jean-Michel Lemetayer, responsabile della Fnsea, la Confagricoltura francese.
L'ennesimo sondaggio - fatto dall'istituto Csa il 3-12 febbraio scorso - indica che il 78 per cento degli agricoltori voterebbe al secondo turno per il campione della destra Nicolas Sarkozy, l'erede-ribelle di Chirac, e il 22 per cento per la socialista Ségolène Royal. Ma, al primo turno, il 14 per cento sceglierebbe il centrista Francois Bayrou, il 13 la Royal e il 37 Sarkozy.
Nelle stesse ore in cui Chirac inaugurava il Salone, Ségolène Royal andava nel dipartimento del Gers, «il più rurale del Paese», dove nelle mense scolastiche si mangiano prodotti biologici. La candidata socialista si è incontrata con i produttori zootecnici, avicoli, con i viticoltori. Ha detto che gli agricoltori «partecipano a una missione generale, perché vogliono difendere l'identità del territori, si battono per i marchi e fanno un lavoro spesso mal ricompensato». Ha parlato dell'«ingiustizia» del sistema di aiuti: l'ottanta per cento di sovvenzioni - ha detto - va a una piccola percentuale degli agricoltori, «in particolare agli agro-industriali che con una pratica intensiva hanno distrutto l'ambiente».
Al Salone dell'agricoltura, dove è rimasto quattro ore, Chirac s'immergeva in un bagno di folla: un bicchiere di sidro, poi uno di vino bianco, accompagnato dai prodotti del territorio. C'è stato anche chi gli ha lanciato un ultimo appello: «Presidente, si deve ripresentare, abbiamo bisogno di lei». Ma l'ipotesi di una presentazione di Chirac per un terzo mandato all'Eliseo è sempre più lontana. Ieri i principali quotidiani francesi prendono atto della prossima uscita di scena di Chirac e s'interrogano sul futuro: Le Monde titola «Il suo ultimo Salone».
L'Eco di Bergamo, 5 marzo 2006



