La RSI come un'opportunità per il proprio vantaggio competitivo
La Responsabilità Sociale delle imprese è un argomento difficile da affrontare per le aziende nostrane.
Il punto è che quando si parla di buone intenzioni rappresenta una strada virtuosa da seguire, ma quando poi c' è da passare dalle parole ai fatti i buoni propositi rimangono tali e le parole non trovano applicazione nella realtà.
Di RSI, o come direbbero gli anglofoni CSR, se ne parla ormai da almeno trenta anni. Di discorsi, conferenze, convegni se ne sono fatti tanti. Ma la domanda rimane la medesima: le imprese hanno capito cos'è la RSI? E se si perché non ne attuano i comportamenti?
La verità e che in un sistema come il nostro, fatto per il 90% e oltre da piccole e medie imprese, parlare di RSI risulta per molti versi strano e fuori luogo. I problemi che attanagliano il nostro tessuto imprenditoriale, tanto laborioso ma anche molto frazionato, sono ancora quelli dell'ottimizzazione dei costi in un'ottica di breve periodo.
Manca in molti casi una strategia di lungo termine e allora in questa situazione come si fa a parlare di Responsabilità Sociale?
La RSI ed i comportamenti ad essa legati, considerati virtuosi e vantaggiosi per tutti, esistono se e solo se l'impresa che decide di adottarli lo fa in un'ottica gestionale strategica.
Ovvero l'impresa e in primis il suo management devono crederci.
Comunque la CSR, oggi, non rappresenta una chimera. Molte imprese ne riconoscono la bontà e ne utilizzano gli strumenti, ottenendo apprezzabili risultati reddituali e confermando così l'importanza di una governance orientata a comportamenti socialmente responsabili.
La stessa Unione Europea da sette anni cerca di diffonderne i comportamenti, soprattutto tra le Piccole e Medie imprese, facendone conoscere i vantaggi e le best practices.
Già con il trattato di Lisbona del 2000 ma ancora di più con il Libro Verde del 2001 "Promuovere un quadro europeo per la Responsabilità Sociale delle Imprese" la Commissione europea ha lanciato il dibattito sulla Responsabilità Sociale, offrendo un valido supporto informativo sui costi, i vantaggi e gli esempi concreti attuati da imprese virtuose.
Poi esattamente un anno dopo la stessa Commissione con la Comunicazione sulla Responsabilità Sociale delle Imprese: "un contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile", ha esposto la strategia comunitaria per la promozione della RSI, fornendo accanto ad un indirizzo teorico-informativo un quadro più pratico ed applicativo.
Insomma la RSI diventa uno dei perni su cui basare la crescita economica e sociale dell'Europa.
A livello nazionale però le politiche risultano più blande, nonostante ciò l'argomento comincia ad acquisire rilevanza anche a casa nostra.
Oggi il dibattito sembra un po' sopito, ma le imprese che realmente attuano comportamenti socialmente responsabili ne verificano i benefici direttamente sul mercato. Il problema rimane comunque quello della diffusione ancora troppo limitata alle multinazionali ed alle cooperative. Bisognerebbe invece che anche le PMI, che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema economico, ne comprendessero l'importanza.
La Responsabilità Sociale rappresenta un'enorme opportunità per le imprese soprattutto in un momento come questo in cui il mercato è popolato da consumatori sempre più informati e selettivi.
Il consumatore moderno, infatti, non è più solo ricettore passivo delle proposte che gli vengono dal lato della produzione, ma un interlocutore critico, che con le sue decisioni di acquisto e, più in generale con i suoi comportamenti, intende contribuire a "costruire" l'offerta di quei beni e servizi di cui fa domanda sul mercato.
In poche parole non gli basta più conoscere il rapporto qualità/prezzo ma vuole sapere come quel certo bene è stato prodotto e se nel corso della sua produzione l'impresa ha violato i diritti fondamentali della persona che lavora oppure ha inquinato l'ambiente, effettuando di conseguenza una valutazione dell'impresa a 360 gradi.
I nuovi consumatori vogliono sentire l'impresa come propria, vogliono ritrovare in essa il loro sistema di valori, perché i prodotti che comprano entrano a far parte, per poco o per molto, della loro vita, e quindi in questi vogliono riconoscersi.
E proprio in quello che in gergo manageriale si chiama fidelizzazione della clientela che entra in gioco la Responsabilità Sociale, come metodo gestionale capace di conquistare la fiducia di consumatori e investitori divenuti, come già detto, sempre più critici, e che oggi includono nel paniere dei parametri che condizionano i loro acquisti e/o investimenti anche criteri etici, sociali ed ecologici.
Oltre alla proprietà e ai clienti destinatari di prodotti e servizi ci sono altre categorie di soggetti che influenzano e a loro volta sono influenzati dalla realtà aziendale con la quale interagiscono.
I lavoratori che se motivati e resi partecipi al progetto possono rendere di più e meglio, gli investitori ed i fornitori attratti da realtà più affidabili, la comunità nell'ambito della quale l'impresa opera che ottenendo dei vantaggi è sicuramente interessata alla sua permanenza e prosperità.
In sintesi la sopravvivenza e lo sviluppo di un'impresa dipendono dal consenso di cui la stessa gode presso i propri stakeholder, dalla loro legittimazione sociale; è dunque necessario raggiungere il consenso dei consumatori e degli altri portatori d'interesse, sempre più informati e sensibili rispetto alla realtà che li circonda, attraverso attività adeguate alle nuove emergenti esigenze.
La fiducia è un asset intangibile di grande importanza e rappresenta un vantaggio competitivo senza eguali per l'impresa perché estraneo ad ogni forma di concorrenza. Ma conquistarla richiede notevoli sforzi soprattutto gestionali.
Insomma nelle moderne economie avanzate, la gestione all'insegna della RSI va configurandosi sempre più come un mast, una condizione necessaria per rimanere sul mercato.
Oggi per competere è indispensabile essere uniti portando le proprie peculiarità, i propri valori sul tavolo del confronto internazionale. Per far questo però occorre una nuova forma mentis, un vero e proprio cambiamento culturale che imponga un'evoluta visione gestionale capace di rendere multiobiettivo il finalismo aziendale. In questo senso, l'impresa Socialmente Responsabile può essere definita: un istituito economico-sociale duraturo destinato alla produzione e allo scambio di beni e/o servizi al fine di produrre "ricchezza per tutti gli stakeholder" dai quali a sua volta trae risorse, vincoli ed opportunità.
In altre parole, l'impresa deve soddisfare sia l'elemento economico, sia una serie di bisogni che travalicano l'aspetto meramente economico. Essa deve, in generale, concorrere alla promozione della persona umana e partecipare allo sviluppo sociale della comunità di appartenenza.
Deve instaurarsi, dunque, una sorta di concezione circolare in cui la ricerca dell'economicità, dei fini sociali e l'attenzione al servizio non possono essere considerati elementi a se stanti, in quanto trovano il loro significato solo se coniugati l'uno all'altro all'interno di un sistema dinamico. In questa concezione circolare l'efficienza economica, cioè l'attitudine duratura a produrre reddito, deve rappresentare il mezzo per ottenere le risorse necessarie per gli investimenti ovvero un elemento in grado di innalzare la spinta motivazionale, la dedizione, l'identificazione con l'azienda nonché l'innovazione.
Tale redditività a sua volta deve essere intesa come frutto di una forte competitività e di un elevato grado di consenso sociale; per questo motivo lo scopo del reddito deve integrarsi con le finalità competitive e sociali.
La Responsabilità Sociale richiede l'impegno continuo dell'impresa per un comportamento etico e per contribuire allo sviluppo economico mentre, nello stesso tempo, si migliora la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie, così come quella della comunità locale e della società nel suo complesso, realizzando così una crescita armonica e generale di cui beneficiano tutti, e non solo pochi a danno di molti.
Ciro de Vivo
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