Secondo la Cia (Confederazioe Italiana Agricoltori) il clima sarà responsabile di una diminuzione del 30% della disponibilità di fiori freschi
Ci saranno meno mimose per la festa della donna, edizione 2007 e quelle che verranno offerte costeranno più care. La colpa è del clima che ha determinato una fioritura precoce. L'anomala carenza del fiore simbolo dell'8 marzo, viene segnalata dalla Cia - Confederazione italiana agricoltori, che stima una riduzione del 30% in meno di fiori freschi. Ma difficilmente mogli, fidanzate, amanti, mamme, amiche rinunceranno all'omaggio floreale perché, stima sempre la Cia, oltre 15 milioni di ramoscelli saranno donati per una spesa complessiva di 40 milioni di euro. Per soddisfare la domanda si attingerà comunque per la maggior parte alla produzione nazionale, che è concentrata in Liguria, grazie all'uso sapiente delle tecniche di conservazione e refrigerazione dei fiori, ma una buona percentuale sarà importata magari dalla Francia o dalla Spagna.
Di sicuro quest'anno mancherà sul mercato l'apporto di tutta quella produzione selvatica o quasi che non affidandosi ai professionisti è stata già consumata o è andata persa. I floricoltori non escludono che ci potrà essere il fenomeno del caro-prezzi ma "se aumentano troppo si ripiegherà su altri fiori" spiega Giuseppe Chiaramonte, presidente Cia di Pistoia nella cui provincia a Pescia, si svolge uno dei più importanti mercati dei fiori italiani che insieme a quello di Viareggio forma un neo distretto floricolo e insieme al famoso mercato di Sanremo costituiscono i punti nevralgici per il commercio della floricoltura in Italia e in un'ottica di sistema per l'export sempre più proteso verso i paesi dell'Est Europa, in particolare nuovi membri come Polonia e Ungheria. Tuttavia, i prezzi alla produzione, come per gli altri prodotti agricoli, sottolinea la Cia, sono molto bassi. Nelle zone di produzione le mimose vengono pagate dai 5 ai 7 euro all'imprenditore, prezzo che lievita lungo la filiera fino ad arrivare ai prezzi al consumo che variano da 2-3 euro a rametto ai 15-18 al mazzo.
La mimosa è coltivata in Italia da circa duemila imprese florivivaistiche su una superficie di quasi 600 ettari di terreno che fruttano intorno ai 121 milioni di steli destinati al mercato interno ma anche all'esportazione in Francia, Svizzera e in alcuni Paesi del Nord Europa. Quella coltivata più comunemente nel nostro paese è in realtà un'acacia dealbata, arbusto sempreverde originario delle zone tropicali, che insieme al genere della mimosa appartiene all'unica famiglia delle Leguminose. Le varietà più diffuse sono Floribunda (tutto l'anno, fiore piccolo) e la Gaulois (fiore grande) che è la più rigogliosa. Ma novità di questi ultimi anni è la crescente coltivazione di mimose biologiche che, quest'anno, ha raggiunto un volume di 250 quintali. Le foglie di mimosa, composte da tante foglioline verde chiaro, se stimolate (per esempio se vengono sfiorate o è particolarmente caldo) si ritraggono, ed è per questo particolare atteggiamento che nasce il nome scientifico "mimus", dal latino attore mimico.
La mimosa venne introdotta in Europa intorno al 1820 e con il passar del tempo riuscì ad adattarsi molto bene al clima italiano, soprattutto nelle zone più miti. Nei paesi d'origine come Sud America e Australia dove è considerata fiore nazionale, la mimosa raggiunge i 30 metri di altezza, in Europa, invece, al massimo 8-10 metri. In questa speciale classifica spicca nel mondo la Colombia con esemplari di rara grandezza. Mentre sul fronte dei Paesi più attivi nell'esportazioni si segnala Israele. In Italia invece, è la Liguria la principale regione vocata alla mimosa dove viene coltivato il 90% della produzione nazionale con tecniche a basso impatto ambientale. Il suo caratteristico giallo colora la morfologia di tutta la riviera, caratterizzandone il paesaggio.
Forse anche per questo il rito della mimosa, fiore ardito che fiorisce in un ambiente difficile, ha resistito alle critiche scontate e si è consolidato nel tempo divenendo sempre più simbolo della determinazione, della concretezza e allo stesso tempo della sensibilità delle donne e quindi è stata scelta come simbolo universale della loro festa. La conservazione della mimosa necessita di alcune regole che posticipano i tempi di disseccamento e la Cia fornisce alcuni consigli in vista della festa della donna. Innanzi tutto bisogna tagliare quanto prima gli steli che devono rimanere per circa due ore in acqua potabile e inacidita con qualche goccia di limone (2/3). Vanno quindi collocati a favore di luce e mantenuti in ambiente fresco e umido perché la mimosa rilascia molta acqua (in particolare se già ha subito un processo di refrigerazione) attraverso la traspirazione e bisogna evitare che la grande perdita di liquidi faccia seccare rapidamente il fiore.
Affari Italiani, 27 febbraio 2007




