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BRINDISI, IL RIGASSIFICATORE NON S'HA DA FARE PDF Stampa E-mail
Scritto da Emiliano Angelelli   
Tuesday 13 February 2007

Un progetto che attira molti interessi economici, ma duramente contestato per il suo impatto ambientale e per le modalità di autorizzazione utilizzate

 

 

1_800x600Sono stati arrestati ieri l'ex sindaco di Brindisi Giovanni Antonino, l'imprenditore Luca Scagliarini e tre dirigenti della Brindisi Gas, la società che si occupa della costruzione del rigassificatore di Brindisi. Le ipotesi di reato sono corruzione e concussione, e finalmente la magistratura ci aiuta a fare un po' di chiarezza su una vicenda intricata come quella del rigassificatore pugliese, un'opera duramente contestata dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dalle associazioni ambientaliste e da buona parte della popolazione locale, ma appoggiata da diversi esponenti del governo Prodi.

Nel mese di novembre la Brindisi Gas, società della British Gas, aveva avviato i lavori nonostante le opposizioni, con l'obiettivo di portare a termine l'opera entro il 2009, e solo il 27 dicembre il governo aveva deciso di riavviare la procedura per la valutazione di impatto ambientale (Via), in passato affidata alla stessa British Gas, ed evidentemente viziata da un conflitto d’interesse. Nonostante la decisione presa, non c'era stato, però, un blocco dei lavori di costruzione, anche se a gennaio la Regione Puglia aveva ottenuto una sospensione temporanea, poiché nelle acque di falda delle aree a terra adiacenti le opere di colmata, i dati riscontrati dall'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa) avevano superato "valori limite accettabili". Ora tutta l'area del cantiere è sotto sequestro e informazioni di garanzia sono notificate a Roma per le procedure di autorizzazione dell'impianto.

Per comprendere esattamente quali interessi ruotano intorno a questo progetto basta ricordare che a novembre era stato lo stesso Blair a lamentarsi con Prodi per l'opposizione locale, e per i rallentamenti subiti dalla costruzione del rigassificatore. Bisognerà sicuramente attendere gli esiti dell'inchiesta, ma una cosa è certa, stanno venendo lentamente a galla una serie di problematiche che sin dall'inizio avevano fatto sorgere motivati dubbi sulla scelta dell'area per la costruzione dell'impianto. Un'area inadeguata sulla quale, da anni ormai, grava la presenza, di per sé già abbastanza impattatante, degli impianti petrolchimici.

Questo articolo è stato pubblicato anche su Blogeko

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