L'hanno definita il «Fort Knox vivente», ma invece dell'oro custodirà un bene molto più prezioso: i semi delle piante che ci danno nutrimento.
Sorgerà a due passi dal Polo Nord, sulle isole Svalbard, e sarà una struttura sotterranea dove, in vista di una possibile catastrofe, saranno conservati i semi di tutte le piante di interesse alimentare: grano, verdure di tutti i tipi, tuberi e tutte le varietà di mais e di riso. Nei giorni scorsi il governo norvegese ha dato il via libera alla realizzazione di quella che è stata battezzata dalla stampa internazionale come la «Doomsday vault»: letteralmente, il «magazzino del giorno del giudizio». La catastrofe a cui questa struttura dovrebbe far fronte, potrebbe essere rappresenta dall'impatto di un asteroide sul nostro pianeta, da una guerra nucleare, ma anche uno sconvolgimento meno appariscente e più probabile, come, per esempio, il paventato innalzamento dei mari causato dai cambiamenti climatici in corso.
Da tempo del resto si progettava un'iniziativa per salvaguardare la biodiversità, e ora la Global Crop Diversity Trust, la fondazione che gestisce il programma, ha rivelato tutti i particolari: la costruzione della banca, finanziata dal governo norvegese con 5 milioni di dollari, inizierà a marzo e sarà pronta nel 2008. Nascerà nel posto apparentemente meno indicato per l'agricoltura: l'isola di Spitsbergen, nell'arcipelago delle Svalbard, ben mille chilometri a nord della costa norvegese. In pratica, una delle terre emerse più vicine al Polo Nord. Ma proprio queste sono le caratteristiche che hanno determinato la scelta: come spiega Cary Fowler, direttore esecutivo della fondazione: «l'isola di Spitsbergen offriva le maggiori garanzie per il futuro». Analizzando infatti i livelli di radiazioni e la struttura geologica, e considerando l'isolamento geografico, gli scienziati hanno dedotto che si tratta del posto «più sicuro» in caso di catastrofe o di innalzamento degli oceani.
La banca è progettata per contenere tre milioni di campioni di semi, e, come sottolinea ancora Fowler «non servirà solo in caso di cataclismi globali, ma anche per eventi più circoscritti»: per esempio, nel settembre scorso, un tifone ha distrutto la banca dei semi delle Filippine e una globale, come quella che nascerà in Norvegia, eviterebbe che perdite di questo tipo possano costituire una minaccia per la biodiversità. I semi saranno conservati alla temperatura di -18 gradi, ma anche questo accorgimento non basterà ad assicurargli una vita indefinita: la loro sopravvivenza (e la capacità di dar vita a nuove piante, che è poi lo scopo dei semi) ha una durata limitata, che varia da specie a specie. Si va dai 20-30 anni dei piselli a qualche secolo nel caso dei girasoli. Perciò andranno effettuati dei controlli periodici sulla qualità dei semi, che saranno eventualmente sostituiti. L'intervento dell'uomo quindi continuerà a essere necessario anche dopo la realizzazione dell'impianto, ma sarà saltuario e non richiederà personale a tempo pieno: per la maggior parte del tempo, i semi potranno riposare, in attesa che qualche catastrofe li renda purtroppo urgentemente necessari.
Il Mattino, 12 febbraio 2007



