"Difende il suoloe calamita l'interessedegli acquirenti attratti dai prodotti". Nella provincia è in grande aumento questo tipo di coltivazioni
Nella provincia pesarese sono sempre in aumento le coltivazioni del biologico. E' questa l'importante risultante scaturita nel corso di un incontro, organizzato a Urbino, nella sala di via dell'Annunziata, dall'area Montefeltro della Coldiretti Pesaro Urbino, in cui sono state illustrate le cui strategie di sviluppo.Questi i numeri del biologico pesarese: Cinquecentocinquantadue imprese attive con ventiduemila ettari di superficie dedicata e un fatturato complessivo di circa tredici milioni di euro. Nell'appuntamento di Urbino di domenica ha visto la presenza di circa duecento imprenditori oltre che del presidente e del direttore di Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi e Alberto Bertinelli, del vicedirettore Claudio Gagliardini, del direttore di Coldiretti Pesaro, Stefano Orsi, e dei funzionari della Regione Marche, Cristina Martellini e Lorenzo Bisogni.
"Il biologico è un settore importante per l'agricoltura pesarese - ha spiegato il presidente della Coldiretti Marche Giannalberto Luzi -. Innanzitutto dal punto di vista della difesa del territorio, tanto che abbiamo iniziato a parlare di ‘ambienticoltore', dopo aver portato avanti un processo di ‘ambienticultura'; ma anche perché calamita sempre più l'interesse dei cittadini, come dimostra l'aumento del 6,4% degli acquisti sul biologico. Ora però è importante puntare a un maggiore coinvolgimento degli operatori biologici in apposite ed organizzate filiere che possano commercializzare e trasformare il prodotto finale a beneficio del consumatore finale, ovviamente - conclude Luzi - mantenendo il legame col territorio e, bene evidente, l'origine".
Il direttore Bertinelli e il vicedirettore Gagliardini hanno poi illustrato le novità contenute nel nuovo Piano di Sviluppo Rurale della Regione per il biologico, ricordando come Coldiretti abbia chiesto e ottenuto che l'attività biologica non fosse relegata solo in particolari aree, lasciando libere le imprese di adottare i sistemi di coltivazione bio. Oltre a ciò, è stato sollecitato di programmare una rotazione del biologico più lunga, almeno da cinque a sette anni, in cui non manchi la medica, coltura miglioratrice per eccellenza sia del terreno che dell'ambiente.
Da parte loro i funzionari della Regione Marche Bisogni e la Martellini hanno sottolineato l'esigenza di spingere verso la produzione di prodotti biologici, offrendo alle imprese una consulenza aziendale, promovendo il prodotto e la sua commercializzazione, aiutando la trasformazione, sia in filiera che con metodi organizzati, rilanciando la zootecnia bio.
Corriere Adriatico, 9 febbraio 2007



