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COLDIRETTI SPERIMENTA IL TELELAVORO

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Nella sede di Torino si conciliano le esigenze di competitività e flessibilità aziendali e si offre ai lavoratori una qualità di vita migliore


tele_lavoro1Promuovere una nuova cultura del lavoro che concilia le esigenze della competitività e della flessibilità aziendali con la possibilità di offrire ai lavoratori una qualità di vita migliore. Sono questi gli obiettivi del Progetto telelavoro realizzato dalla Coldiretti. Emilio Fugazzi, direttore dei berretti gialli torinesi, spiega: "Il progetto è stato proposto e realizzato da Impresa Verde Torino ed ha dimostrato che il Telelavoro è una grande opportunità. Si tratta di un'attitudine culturale che deve essere promossa attraverso azioni di formazione e tutoraggio e che trova nella diffusione delle infrastrutture tecnologiche territoriali ed interne dell'azienda lo strumento indispensabile per affermarsi. Con il Telelavoro ci siamo posti l'obiettivo di migliorare sensibilmente la qualità della vita, soprattutto delle donne, ottimizzando il rapporto tempo-lavoro e attenuando i disagi dovuti alla distanza geografica. Il telelavoro è uno strumento capace di offrire una migliore gestione della vita".

Il progetto è finanziato dalla Regione Piemonte nell'ambito del Fondo sociale europeo, Obiettivo tre "Promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro". L'esperienza di telelavoro rientra in un pacchetto di progetti sulle pari opportunità realizzati a Torino da Coldiretti, Casartigiani Torino, Cna Piemonte, Confartigianato Imprese Torino, Confcooperative Torino e Apid Torino. L'obiettivo dei progetti è imparare a valorizzare le donne, promuovere innovazione e cambiamento nel mondo del lavoro, conciliare il tempo impiegato nella professione e quello della vita privata.

Il 29 gennaio scorso si è svolto a Torino il convegno finale di presentazione del progetto Telelavoro. Ecco cosa hanno riferito alcune persone che l'hanno sperimentato. Barbara Aluffi, 33 anni, residente a Rocca d'Arazzo, lavora presso l'ufficio Amministrazione della Coldiretti: "Telelavorare significa viaggiare meno, non avere interruzioni e concentrarsi di più". Nicoletta Cucchiara, 41 anni, che risiede a Nichelino e lavora nell'ufficio Ambiente, dice: "E' un'esperienza positiva che mi ha permesso, tra le altre cose, di sperimentare nuovi software". Maria Luisa Giors, 45 anni, abita a Susa e lavora all'ufficio Fiscale presso l'ufficio di zona della Coldiretti di Bussoleno, afferma: "Telelavorando sono riuscita ad andare a prendere mio figlio all'uscita da scuola: non succedeva più dai tempi dell'asilo nido". Roberto Ruo Redda, 45 anni, residente a Caselle Torinese e lavora all'ufficio Economico: "Creare la cultura del telelavoro non è facile, ancora molti sono i pregiudizi, ma attraverso iniziative come questa le cose potranno cambiare". Elena Vighetti, 29 anni, di Bussoleno, lavora al Caa, Centro assistenza agricola, dell'ufficio zona della Coldiretti di Bussoleno, segnala "qualche difficoltà tecnica. Per il resto è una grande opportunità". Giovanni Scavarda, 41 anni, torinese, dell'ufficio Ambiente, dice: "Mi sarebbe piaciuto telelavorare di più! Spero che questa modalità di lavoro possa trovare continuità". Adelina Reolfi, 42 anni, abita a Collegno e lavora all'ufficio Economico, non ha dubbi: "Che cosa dire al mio direttore? Proporrei di inserire il telelavoro nel contratto di lavoro: è una concreta opportunità di crescita".


Coldiretti Torino, 7 febbraio 2007


 

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