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UMBRIA: BRANCO DI LUPI FA STRAGE DI OVINI

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Davvero un'amara sorpresa quella che i proprietari di un allevamento ovino della frazione tifernate di Morra (Città di Castello) si sono trovati all'alba di oggi davanti ai propri occhi.

 

lupiululansUna scena raccapricciante con circa 100 capi sgozzati, alcuni già morti, altri in fin di vita o gravemente feriti, ricoperti di sangue, con arti a brandelli, tutti ancora all'interno del pascolo recintato dove avevano trascorso la notte. I proprietari non hanno dovuto faticare molto per capire che a compiere la mattanza fossero stati un branco di lupi, dei quali sono state trovate diverse impronte proprio nel manto erboso in cui gli ovini stavano pascolando. Si tratta quindi di un danno enorme per la famiglia Monni, familgia che da tre generazioni è titolare di questa azienda ovina con relativo caseificio. «I capi di bestiame di cui facevano parte quelli morti e morenti erano circa 200 - ha riferito ai nostri microfoni Santino Monni - ed era la cosiddetta "scelta", una selezione degli animali migliori che facciamo ogni anno e che erano dunque destinati alla produzione 2007. Abbiamo subito contattato le autorità competenti, Asl, Regione e Provincia, ma nessuno si è ancora fatto vivo dopo diverse ore dalla scoperta della strage. Dopotutto è anche una pena vedere alcune pecore moribonde e che però noi non possiamo abbattere perché rischieremmo una denuncia. I lupi in questione sono stati lasciati nei monti altotiberini alcuni mesi fa per il ripopolamento di questa razza protetta e in via d'estinzione, senza che nessuno ci avvisasse. Anzi, - continua Monni - appena questa mattina abbiamo contatto le autorità in questione, ci hanno chiesto per prima cosa se avessimo fatto del male ai lupi o li avessimo uccisi. Chi ci ripagherà del danno subito? Chi assicurerà il lavoro per tutto l'anno ai nostri 10 dipendenti pastori?» Trattandosi inoltre di un allevamento biologico, gli ovini non possono essere rinchiusi e alimentati all'interno di un capannone ma devono pascolare e nutrirsi all'aria aperta. Un vero rischio quindi, almeno nelle zone altotiberine in questione.

 

Il Messaggero, 7 febbraio 2007 

 

Video: Non è vero che tutto va peggio