Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, all'articolo di Alberto Grimelli
"Il Bio è morto viva il bio"
Caro Grimelli,
è persino banale darti ragione rispetto al fatto che il biologico italiano ha bisogno di
comunicazione ma probabilmente non sei del tutto informato. E' anche grazie
all'impegno di FederBio che, finalmente, le prime risorse del Piano d'azione
nazionale di settore (legge finanziaria 2005) sono state messe a bando iniziando
proprio dalla comunicazione istituzionale. Si tratta di una prima dotazione di
1,5 milioni di euro che entro breve dovrà attivare un programma che potrà poi
trovare ulteriore e maggiore sostegno con le risorse della legge finanziaria
2007. I 30 milioni di euro che il Governo ha stanziato per il settore nel
prossimo triennio richiedono un nuovo Piano d'azione che dovrà essere messo a
punto e concertato con il contributo di tutti gli attori istituzionali e
associativi interessati ma anche, credo, delle competenze e esperienze di cui
questo settore certo non difetta per realizzare azioni di sistema concrete e
utili. La consapevolezza dell'esigenza di comunicazione per dare valore e
sviluppo al biologico è ormai diffusa a tutti i livelli, come tu confermi, per
cui sono certo che anche nel nuovo Piano d'azione nazionale la comunicazione
istituzionale avrà priorità e ruolo adeguati come da te giustamente
sottolineato.
Certo, anche senza le risorse del Piano d'azione si poteva fare di più anzitutto da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e delle Regioni, che hanno da sempre la responsabilità di governo del sistema di controllo e certificazione nazionale, di cui nulla si sa, e anche della corretta informazione sull'agricoltura e sull'alimentazione italiana di qualità di cui il biologico è parte importante. Ma spesso nella comunicazione si preferisce un concetto di "made in Italy" alimentare e di "rurale" che accomuna tutto e tutti e in cui il biologico certamente si confonde. Anche il settore tuttavia ha le sue responsabilità. È molto difficile promuovere progetti e iniziative comuni fra imprese e associazioni che possano fare massa critica e puntino a pochi ma essenziali elementi di comunicazione, senza perdersi nel tentativo di valorizzare identità particolari non di rado velleitarie quando è un intero settore che non riesce ad incidere nei comportamenti dei consumatori. Si è fatta troppa fatica per costituire FederBio e se ne sta facendo troppa per farla decollare e agire con il sostegno convinto di tutti perché si possa già chiedere alla Federazione di essere in grado di operare al massimo delle sue possibilità. Fra le tante cose del biologico italiano di cui non si parla c'è anche la grave crisi che da mesi attraversa una realtà storica come AIAB. Una crisi che sta facendo mancare un protagonista indiscusso delle iniziative di promozione del settore e che sta ulteriormente depotenziando, con i suoi veleni, la capacità di agire in senso unitario da parte di tutto il settore. Per superare questi problemi non basteranno certo le risorse della legge finanziaria ma è probabilmente necessario operare tutti affinché vi sia meno "silenzio tombale" su vicende importanti la cui soluzione definitiva, qualunque essa sia, è necessaria per recuperare un clima positivo e collegiale che è la premessa indispensabile per qualsiasi azione efficace.
Il biologico non è affatto morto, nonostante tutto, dunque viva il biologico!
Con sincera
cordialità
Paolo
Carnemolla



