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BUCATO A FREDDO, CI PENSANO ANCHE DASH E ENEL

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Il bucato a freddo fa rispamiare molta energia. Dash e Enel si lanciano in una campagna di sensibilizzazione

 

lavatrice Le nostre nonne non avevano dubbi: l'unica formula capace di assicurare un bucato candido era acqua bollente unita a cenere, scaglie di sapone e tanto olio di gomito. Poi con l'avvento della lavatrice avevano rinunciato a sottoporsi a quel faticoso rito. Ma ciò a cui non hanno mai rinunciato nel tempo è stata l'acqua bollente, lavaggi a temperature oltre i 60 gradi per avere un bucato bianco. Questo, in termini di consumi energetici per le massaie dei circa 21,7 milioni di famiglie italiane, significa ogni anno spendere 1,5 miliardi di Kwh in più rispetto ad un bucato lavato "a freddo" ovvero a temperature sotto i 30 gradi.

Per capire la portata dello spreco basti pensare che con 1,5 miliardi di Kwh di energia si possono illuminare 44mila piazze italiane per un anno intero ogni notte o soddisfare il bisogno energetico degli abitanti di una città come Firenze. Così mentre l'allarme per la crisi energetica si fa sempre più pressante, Dash in partnership con Enel ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e educazione degli italiani alle prese con le faccende domestiche sul tema del risparmio energetico. Non si tratta solo di lanciare nuovi prodotti, ma di scardinare granitiche certezze sui metodi per ottenere un buon bucato. Occorre un vero e proprio cambiamento culturale ed attitudinale da parte degli italiani, che, come la ricerca commissionata da Dash all'istituto Ipsos, è un obiettivo non sempre così scontato, pur in presenza di un vantaggio concreto in termini di risparmio energetico.

Su un campione di 302 famiglie, infatti, su cui è stato testato il nuovo prodotto soltanto 75 si sono convinte ed hanno sperimentato l'abbassamento di dieci gradi della temperatura dell'acqua per il bucato. «La cosa più curiosa - ha dichiarato Daniela Cappello, della direzione relazioni esterne scientifiche di Procter & Gamble - è che la maggior parte delle persone incuranti rispetto ai consumi energetici vivono al nord e in città medio-piccole mentre le massaie che si sono convinte più facilmente ad abbassare la temperatura dell'acqua abitano nei grandi centri urbani del Sud e sono casalinghe a tempo pieno a dimostrazione del fatto che probabilmente sono più attente al risparmio». Dalla ricerca commissionata da Dash è emerso come la riduzione di consumi di energia con lavaggi con dieci gradi in meno di temperatura rispetto alla media ha portato ad una riduzione dei consumi elettrici pari al 36%, riduzione che può salire al 55% se solo si abbassasse la temperatura media dell'acqua fino a 20 gradi.

Brescia Oggi, 30 gennaio 2007