La certificazione è di Icea
Immaginiamo un campo di lino nella pianura piemontese. Magari al posto di una risaia. Fanta-agricoltura? No, è possibile, tornando a un passato lontano quando il lino cresceva nella pianura padana e veniva poi macerato negli abbondanti corsi d'acqua. oggi le piantagioni, come quelle della canpa, sono scarse o inusuali. Eppure potrebbero essere ripristinate e trovare applicazione in campo industriale creando una sinergia tra mondo agricolo e settore della lavorazione. Un'azienda tessile d'avanguardia, la «Crespi 1797» di Ghemme, nel Novarese, ha rispolverato il lino biologico per realizzare tessuti ecocompatibili, sempre più richiesti dal mercato. Non è il primo passo per questa «casa» che ha aggiunto al nome la data di nascita come marchio imprescindibile di una storia secolare.
Con la canapa ha già realizzato borse per le più prestigiose firme del ramo. Adesso è la volta del lino biologico: Crespi si serve dei campi in Olanda, dove questo tipo di coltivazione è molto sviluppato. Ma potrebbe essere vicino il momento in cui anche il «Piemonte possa entrare in gioco: il lino è ricomparso in alcune aziende piemontesi e in Lomellina. Potrebbe essere una nuova frontiera. Francesca Crespi, amministratore delegato, ne è convinta: «Indossare un capo biologico è come mangiare biologico, un modo per rispettare la natura rifiutando metodi di produzione invasivi e devastanti».
La Stampa, 19 gennaio 2007




