Folgoranti 'critiche' dedicate ai bilanci sociali di organizzazioni private, pubbliche o sociali.
Paolo D'Anselmi ha lanciato un poderoso candelotto nello stagno un po' melmoso di quel ristretto ma crescente numero di comunicatori addetti ai lavori' che da qualche anno, consuneti o manager, sviluppano e raccontano le politiche di responsabilità sociale di organizzazioni pubbliche, private e sociali. Si tratta di un pamphlet, pubblicato sul numero di novembre del mensile Communitas diretto da Aldo Bonomi, dal titolo Critica della (ir) Responsabilità Sociale.
Analista e critico di relazioni pubbliche, attento esegeta delle culture organizzative (grazie anche a diversi anni di consulenza in McKinsey); creatore a suo tempo di Guida Azzurra', la prima vera mappa intelligente e ragionatadel caos della amministrazione pubblica italiana (non a caso la pubblicazione è cessata&), D'Anselmi è ossessionato dalla cultura dell'attuazione': che i comportamenti delle organizzazioni siano attentamente e periodicamente rendicontati a chi di dovere e che tali rendiconti siano coerenti e corrispondano alle intenzioni annunciate. Altrimenti, dice, la comunicazione è truffa e inganno, perpetrata da consulenti e manager di cattiva coscienza.
L'autore spulcia con brevi, folgoranti e caustiche schede nel backstage di un centinaio di bilanci sociali, dall'Enel all'Inps, dalla Nike alla Banca d'Italia, dai Gasuiti alle Autostrade. Un viaggio esilarante, ironico, ma anche istruttivo attraverso questi nuovi strumenti di rendicontazione di cui tutti parlano ma che quasi nessuno legge. Non tutti sono cattivi esempi e l'approccio critico è qualsi sempre costruttivo: come si potrebbe fare meglio?
Lo stile di D'Anselmi è provocatorio, talvolta anche fastidioso, arbasinesco' e rivela una forte vis civica e polemica insieme a indignazione e intensa passione per come le cose potrebbero andare diversamente.
D'Anselmi ha fatto parecchia fatica a trovare un editore interessato a pubblicare le schede che da diversi mesi pubblica settimanalmente sul sito della Ferpi, a testimonianza degli angusti limiti culturali di chi si occupa di libri e della pigrizia con cui i reader' editoriali buttano i monscritti nel cestino se non provenienti dal cucino, il figlio o il protetto del loro capo.: tipici vizi corporativi nostrani che spiegano assai più del disastro lasciato dal governo precedente la vera natura del nostro declino. Eppure se solo avessero indagato sul gradimento di lettura settimanale dei 2mila e rotti visitatori quotidiani del sito si sarebbero accorti che gli articoli di D'Anselmi vengono cliccati (e quindi per lo meno scorsi per scelta) da una settantina di persone al giorno e, lungo la settimana di durata del singolo pezzo, da almeno 500, assai più della media annua di vendita di un normale titolo italiano.
A disposizione il testo integrale del libro, scaricabile in formato .pdf suddiviso in tre sezioni:
Ferpi, 11 gennaio 2007
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