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FATTORIE SOCIALI, NON SOLO ATTIVITA' AGRICOLE |
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Tuesday 09 January 2007 |
Non assistenzialismo ma attività profit, capace di favorire l'integrazione sociale insieme allo sviluppo economico del territorio. Grandi potenzialità del settore nella provincia di Roma
Sessantamila aziende agricole sono presenti sul territorio della provincia di Roma. Il 57% di queste (circa 34mila) si estendono per meno di un ettaro. Il 32% sono condotte da donne, 242 hanno aderito al regime biologico. Le aziende insediate su proprietà pubbliche sono solo 155 ma rappresentano ben il 25% della superficie agricola utilizzabile. Si tratta in tutto di 72.500 ettari, il 60 per cento dei quali appartiene al Comune. Ma c´è di più, e riguarda le strutture rurali addette ad abitazione: su un totale di circa 23mila abitazioni, il 23% non sono abitate.
I dati sono del Censimento agricolo del 2000 e dimostrano le grande potenzialità per lo sviluppo di programmi a finalità sociale che puntano sull'agricoltura e sulle attività connesse per progetti terapeutici, riabilitativi e di integrazione di persone che vivono forme di disagio.
Da qui prende le mosse l'iniziativa dell'Ufficio handicap della Provincia di Roma, presieduto da Tiziana Biolghini: un progetto che favorisce le risorse agricole e al contempo l'integrazione. "I disabili, anche con patologie psichiatriche, diventano i protagonisti attivi di un percorso di rilancio dell'agricoltura", spiegano alla Provincia. Dove si parla "nuova frontiera delle politiche per l'handicap" e di "vera rivoluzione culturale del welfare", visto "non più come strumento gestito e supportato solo dalle amministrazioni pubbliche, ma integrato con le iniziative delle imprese private"; e si evidenzia che le fattorie sono "l'elemento più moderno di una agricolture etica e responsabile".
In pratica cosa fa e cosa propone una fattoria sociale? Lontana da ogni forma di assistenzialismo, l'agricoltura sociale genera benefici a persone vulnerabili: ad esse - detenuti, ragazzi delle sezioni carcerarie minorili, disabili fisici, sensoriali e mentali, tossicodipendenti - si propone una vera e propria opportunità di inserimento lavorativo. Si tratta di imprese agricole a tutti gli effetti, dove però agli obiettivi produttivi e commerciali si associano finalità terapeutiche e riabilitative, nonché - e questa è l'innovazione del progetto della Provincia romana - quelle dell'inserimento socio-economico delle persone svantaggiate. Insomma, imprese economicamente e finanziariamente sostenibili, condotte in forma singola o associata, che offrono prodotti agricoli e zootecnici sul mercato in modo integrato con i prodotti culturali, educativi, assistenziali, formativi e occupazionali.
Le fattorie sociali in Europa. Presenti in tutti i Paesi europei, le social care farms trovano la più ampia diffusione in Olanda (oltre 400): qui il governo stesso ha disciplinato il settore con leggi adeguate e il ministero dell'Agricoltura e quello delle Politiche sociali dei Paesi Bassi hanno creato un istituto dedicato, la fondazione Omslag che conduce anche ricerche, monitoraggi e sondaggi.
In Olanda la diffusione delle fattorie si è rivelata una soluzione buona soprattutto per le piccole aziende che per sopravvivere erano costrette ad attività collaterali. Cosa che ha favorito la diffusione delle social farms, il fatto che in molte famiglie contadine c'è almeno una persona con esperienza pregressa nel settore infermieristico e nell'assistenza.
Fattoria come centro di servizi sociali: le attività possibili. Dalla coltivazione dell'orto alla cura degli animali al ciclo biologico e naturale, le attività in campagna offrono stimoli nuovi. Nelle fattorie, come pensa la Provincia di Roma, si posso prevedere percorsi di assistenza e cura di anziani non autosufficienti insediare ludoteche, centri di produzione artistica e un'ampia gamma di servizi "di prossimità".
Vi si può sperimentare le degenza post ospedaliera (cosa che libererebbe i posti letto e snellirebbe le liste d'attesa negli ospedali), vi si possono installare servizi internet, punti postali e di vendita libri, sportelli di enti e associazioni, soprattutto nei piccoli centri dispersi dove queste attività non sono economicamente sostenibili se svolte in via principale. Insomma, i sostenitori delle social farms guardano a questa esperienza come centro di servizi sociali e strumento di aggregazione tra aree rurali e zone circostanti. Un'idea in progress.
Redattore Sociale, 9 gennaio 2007
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