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I DIAMANTI INSANGUINATI SECONDO HOOLYWOOD PDF Stampa E-mail
Monday 08 January 2007

In un articolo di Repubblica "Time Square", viene riportato all'attenzione dell'opinione pubblica le problematiche e paure annesse del commercio dei diamanti a livello mondiale.


blood_diamonds Non sarà stato certo un film di Hollywood, sia pure interpretato da Leonardo Di Caprio, a scoraggiare lo shopping natalizio di diamanti da parte dei finanzieri della Goldman Sachs e di altre banche di Wall Street. Per loro è stato un ottimo modo per festeggiare i bonus record di fine anno e farsi perdonare superlavoro e scappatelle. Ma il film "Blood diamonds" (Diamanti insanguinati), che sta per uscire anche in Europa, rischia di incrinare il mito millenario delle gemme e ripercuotersi su un settore economico importante. Il business dei diamanti ha infatti un giro d’affari di 70 miliardi di dollari all’anno, coinvolge 10 milioni di persone e contribuisce ai bilanci di molti stati poveri dell’Africa, da dove viene più della metà della produzione mondiale.

Il contrabbando di diamanti non è cosa nuova. Ma alla fine degli anni Novanta prese una brutta piega politica: impadronitisi di giacimenti in Angola e Sierra Leone, in Liberia e Costa D’Avorio, gruppi di ribelli finanziavano l’acquisto di armi e le loro guerre civili vendendo pietre grezze a commercianti senza scrupoli. Secondo Greg Campbell, autore del libro "Blood Diamonds", una parte dei proventi finiva anche nelle tasche di Al Qaeda ed Hezbollah. Le immagini di bambini soldato mandati al macello e di "schiavi" costretti con le armi a cercare i diamanti nel fango, spinsero la comunità internazionale a correre ai ripari. Da una riunione tenuta nel 2000 a Kimberley, nel Sudafrica, nacque l’idea di stringere le regole per bloccare, o almeno minimizzare, lo smercio di pietre insanguinate. Dopo la benedizione dell’Onu e l’accordo tra governi, produttori di diamanti, gioiellieri e Ong, fu varato nel 2003 il cosiddetto "Kimberley Process": i diamanti grezzi devono essere accompagnati da un certificato che ne garantisce la non provenienza da zone di guerra.

In teoria il sistema funziona: 72 paesi, tra cui l’Italia, hanno sottoscritto l’accordo. Secondo Sue Saarnio, braccio destro di Condoleezza Rice per il dossier diamanti, l’incidenza di diamanti insanguinati è sceso dal 4 all’1% del totale degli scambi di pietre grezze (30 miliardi di dollari all’anno). Ma non mancano i problemi. Il Ghana è sotto inchiesta con l’accusa di riciclare le pietre grezze della Costa d’Avorio (su cui c’è un embargo dell’Onu) che arrivano lì di contrabbando.
Anche in Venezuela ci sono situazioni sospette. Ed è stato facilissimo per un africano assoldato dalla Cnn (e munito di una telecameraspia) trovare lungo la 47ma strada di New York chi gli comprava il suo diamante "irregolare" (cioè senza certificato). Ora però il mondo dei diamanti è soprattutto in ansia per "Blood diamonds". Di Caprio interpreta il ruolo di un mercenario senza scrupoli durante la guerra in Sierra Leone. Il film non è particolarmente bello, ma è impietoso nei confronti dell’industria delle gemme e ha avuto l’appoggio di Amnesty international.
Il rischio? Che le immagini dei diamanti insanguinati rendano meno appetibile la promessa di James Bond e del gigante De Beers: "Diamonds are forever".

Repubblica, 8 gennaio 2007

 

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