Dieci anni fa, un’ipotetica intervista a Marco Gerbi e Saverio Zeni, fondatori nel 1995 di Greenplanet.net, sito di riferimento del mondo dell’agricoltura biologica, sarebbe incominciata così:
- Scusate, che lavoro fate?
“Ve lo diremo quando lo sapremo”.
- Come mantenete la vostra attività?
“Col finanziamento del mi’babbo”.
L’iniziativa editoriale dei due bio-imprenditori nasce, infatti, per scommessa in uno scantinato a Borgo San Lorenzo (Fi), con un doppio azzardo: diffondere una cultura ecocompatibile, usando Internet.
Allora l’agricoltura naturale e la Rete erano poco conosciute in
Italia e tutti, persino la mamma e gli amici, tentavano di dissuadere
dall’impresa i due giovani.
Dieci anni dopo, i prodotti biologici si trovano sugli scaffali dei supermercati e gli italiani rinunciano alla pausa caffè per navigare online. La cantina del Mugello non eguaglierà la fama del garage di Bill Gates, ma è diventata stretta: la redazione si è ampliata dando vita a una web agency che produce contenuti specialistici per vari media e confeziona reportage sul biologico.
L’idea dei due ragazzi, un organizzatore di eventi e un regista teatrale, era quella di utilizzare il nuovo medium per raccogliere in modo strutturato notizie sparse su vari opuscoli e dare visibilità a una miriade di associazioni. “La molla scatenante
fu quella di organizzare la comunicazione sulle novità del
biologico per una fiera ad Arezzo. Abbiamo puntato sull’informazione
specializzata, come se si trattasse di un giornale, ma senza i costi
della carta e della distribuzione”, dichiara Saverio Zeni. E
soprattutto si sono rivolti con fiducia a una vasta platea di
visitatori potenziali, mentre le riviste settoriali a bassa tiratura
facevano sempre più fatica ad arrivare in edicola.
Intorno al
2000, la tendenza di internet diventa quella di individuare modelli di
business da seguire, sperimentando forme di e-commerce “Noi invece
abbiamo seguito la strada dei contenuti gratuiti e ci è andata bene”
Sul
versante del biologico si trattava di operare una sintesi tra varie
sensibilità. I pionieri di questo modo di produrre erano un po’ dei
sognatori che, a partire dagli anni ’70, hanno
realizzato quella che molti ritenevano un’utopia: un’agricoltura senza
pesticidi. Molti di loro sono rimasti legati alla dimensione del “piccolo è bello”, mentre negli ultimi anni sono emersi approcci più orientati al business che cercano accordi con la grande distribuzione per promuovere su vasta scala i prodotti e la cultura del biologico.
Greenplanet ha preso parte a questo dibattito, ospitando varie posizioni e accreditandosi come testata autorevole nel settore. Nel contempo, il sito diffondeva un’informazione ragionata destinata al grande pubblico. “Oggi ci seguono molte mamme che vogliono sapere come nutrire i figli. I nostri utenti leggono mediamente 9-10 pagine e stampano molti contenuti, soprattutto dall’ufficio, per poi leggerseli con calma a casa...” spiega Zeni. Per questo motivo Greenplanet pubblica approfondimenti e lunghi articoli, in controtendenza rispetto alle news mordi e fuggi tipiche di internet . Il sito ospita anche interventi critici. Per questi contributi è nata una rubrica ad hoc denominata “L’altracampana”, in cui dicono la loro i sostenitori delle tesi pro ogm .
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Matteo Ganino



