In un articolo del Manifesto Andrea Ferrante (Aiab) accusa Federbio di "mancanza di cultura politica". Ecco la risposta al quotidiano di Paolo Carnemolla, presidente di Federbio

Caro Direttore,
mi vedo costretto a intervenire a seguito dell’articolo a firma di Luca Fazio sulla questione degli OGM e il mondo del biologico in quanto tirato in ballo sia personalmente che come Presidente di FederBio in maniera francamente “imbarazzante”. Spero quindi che il fatto che il giornalista non si sia sentito in dovere di verificare direttamente con gli interessati le voci “maligne” e abbia invece dato ampio spazio ad altri possa far sì che questa mia breve replica possa trovare spazio adeguato di pubblicazione.
Il problema delle soglie di contaminazione accidentale da OGM nel biologico non è affatto un “risiko” ma è piuttosto di una chiarezza drammaticamente lampante: il 97% dell’agricoltura europea, ovvero tutta tranne quella biologica, utilizza quotidianamente e massicciamente prodotti OGM per l’alimentazione del bestiame allevato, sia importando mais e soia transgenica da tutto il mondo che coltivando questi prodotti in alcuni Paesi (es. Spagna e Francia). Compresa la quasi totalità dei prodotti tipici, visto che in Italia su centinaia di Consorzi di prodotti tipici ad oggi solo quello del Fontina si è dichiarato “OGM free”.
Credo che il semplice buon senso faccia comprendere come il problema della presenza accidentale di tracce di OGM anche nel biologico, unico sistema produttivo in Europa che ne vieta tassativamente l’uso, non sia un’invenzione di qualche organismo di certificazione a corto di soldi per le analisi di laboratorio (!) ma un fatto drammaticamente reale con cui ogni giorno le imprese che hanno scelto di fare biologico devono confrontarsi, aggiungendo questo ai tanti altri problemi derivanti dalla necessità di convivere con un’agricoltura convenzionale che ancora usa massicciamente la chimica e i prodotti di sintesi.
Il Presidente di AIAB Ferrante forse dimentica che nel 2003 fu proprio la sua organizzazione a lanciare l’allarme per la presenza sempre più massiccia e diffusa di tracce di OGM nei mangimi destinati agli allevamenti biologici. Dimentica anche che quell’estate, dopo che la Commissione europea pubblicò la famigerata raccomandazione sulla coesistenza fra OGM, agricoltura convenzionale e biologica, tutto il mondo del biologico si trovò concorde con l’iniziativa che la FIAO (ora FederBio) assunse per stabilire un limite tecnico certo oltre il quale gli organismi di certificazione aderenti alla Federazione da allora non certificano la conformità al metodo biologico. Decisione assunta volontariamente e in difformità dalla normativa europea che già allora impose di fatto le stesse soglie di contaminazione dei prodotti convenzionali proprio perché non esiste su questo punto alcuna “guerra” fra gli organismi di certificazione e le associazioni dei produttori biologici, come qualcuno vuole invece far intendere per tentare di minare alle fondamenta l’esperienza unitaria di FederBio, unico esempio di associazione veramente “di filiera” nel panorama dell’agroalimentare italiano. Come tutti sanno le guerre e le spaccature riguardano piuttosto ormai da mesi l’associazione AIAB e non il resto del biologico italiano ed europeo che non si può accusare di “impazzimento”, assieme persino al Partito dei Verdi e a tanta parte del mondo ambientalista solo perché ha deciso di difendere concretamente e non solo con le dichiarazioni di principio l’agricoltura biologica europea da una contaminazione diffusa e dall’omologazione con l’agricoltura convenzionale.
Il vero problema emergenziale, infatti, è che la Presidenza di turno finlandese e la Commissione europea (non Carnemolla e De Castro!!) stanno proponendo una nuova normativa che prevede per le soglie di contaminazione accidentale da OGM nel biologico gli stessi valori già previsti per l’agricoltura convenzionale e che questo fatto a parere di FederBio è un rischio mortale per il settore e va quindi evitato con ogni mezzo. Il “suggerimento” che FederBio (e non io personalmente) ha dato al Ministro De Castro in diverse note ufficiali è stato quindi quello di mantenere una posizione di assoluta contrarietà alle contaminazioni da OGM nel biologico ma di adoperarsi con tutta la sua nota capacità diplomatica per scongiurare l’approvazione della proposta della Presidenza finlandese anche a costo di puntare al rinvio delle decisioni sul punto, com’è accaduto proprio ieri nel Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE. Tutto qui.
FederBio ha ribadito anche di recente la sua posizione di adesione ai principi fondanti della Coalizione “Liberi da OGM” e la sua netta contrarietà sia alla “coesistenza obbligatoria” che alla presenza di OGM nelle filiere di produzione biologica. Confondere queste posizioni politiche incontrovertibili con le necessità tattiche di una durissima trattativa in sede europea può dunque solo essere indice di profonda ingenuità o di gravissima malignità. E FederBio non intende certo prendere lezioni di “cultura politica” da chi, come Andrea Ferrante, è riuscito persino a sfasciare una realtà associativa storica e importante del biologico italiano come AIAB di cui il sottoscritto è stato direttore per oltre un decennio.
Con sincera stima e cordialità
Il Presidente
Paolo Carnemolla
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Qui sotto l'articolo del Manifesto:
LA CONTAMINAZIONE OGM METTE IN CRISI IL MONDO DEL BIO
E' battaglia tra gli enti certificatori che spingono per l'approvazione di una soglia dello 0,9% di inquinamento gm e i produttori che invece si oppongono
Il «risiko» tra chi vuole e chi respinge l'introduzione di una soglia di contaminazione da Ogm nel sistema produttivo biologico europeo è molto più complicato di quanto possa sembrare. Non ci sono solo blocchi contrapposti: da una parte chi lavora per inquinare il sistema agricolo europeo (come la Commissione Ue) e dall'altra gli «intergralisti» che difendono l'agricoltra biologica. Ci sono piuttosto due filosofie molto diverse, e interessi economici che si contano nell'ordine di centinaia di milioni di euro: i produttori del biologico sono convinti che ammettere una soglia di contaminazione accidentale sia sciagurato e inaccettabile, gli enti certificatori invece, che sulla carta sono comunque contro gli Ogm, sono favorevoli all'introduzione di una percentuale di contaminazione accettata (0,9%): probabilmente per poterla certificare con il loro prezioso lavoro.
Ai certificatori conviene avere una soglia di contaminazione certa perché il loro lavoro così verrebbe semplificato, altrimenti dovrebbero dotarsi di sistemi di rilevamento più sofisticati. Si tratta comunque di una politica miope perché una contaminazione legalizzata di fatto metterebbe a rischio l'agricoltura biologica (senza la tolleranza zero gli Ogm dilagherebbero in maniera incontrollata) e sarebbe anche una pessima operazione «marketing» (diventerà più complicato vendere sul mercato un prodotto biologico «quasi» al 100%...).
A livello europeo, la battaglia nel il variegato movimento anti Ogm ha una sua linea Maginot appena al di sopra delle Alpi. I paesi mediterranei, Italia in testa, sono produttori di biologico e dunque hanno tutto l'interesse a mantenere intatta la purezza dei loro sistemi agricoli. I paesi nordici, invece, soprattutto gli scandinavi, sono forti consumatori e soprattutto «fortissimi» certificatori, e dunque hanno tutto l'interesse a introdurre soglie di contaminazione. «Il vero problema - spiega Andrea Ferrante, presidente dell'Associazione italiana per l'agricoltura biologica (Aiab) - sono i potenti certificatori tedeschi, perché sono riusciti a portare sulle loro posizioni anche i Verdi tedeschi».
Non è che in Italia problemi non ce ne siano. Tant'è che proprio a causa della soglia di contaminazione ha cominciato a scricchiolare anche la Coalizione Liberi da Ogm, il cartello di associazioni anche potenti (c'è Coop Italia) che a novembre è riuscito a convincere il ministro per l'agricoltura Paolo De Castro a battersi per la tolleranza zero (per ora insieme ai ministri di Austria, Ungheria, Belgio e Grecia).
A rompere l'unità è stata Federbio, o meglio il suo presidente Paolo Carnemolla, dicono i maligni, che in buona sostanza ha suggerito al ministro De Castro di muoversi a Bruxelles per favorire l'introduzione della famigerata soglia. Il motivo? «E' indispensabile garantire la possibilità di certificare produzioni da agricoltura biologica nel caso di contaminazioni effettivamente inevitabili...». Una specie di colpo a tradimento. Non si dice apertamente, ma lo scontro è pesante e le accuse di «mentalità bottegaia» si sprecano.
Sostiene Andrea Ferrante: «La posizione di Federbio è ambigua, con le soglie di tolleranza perderemo anche la battaglia sulla coesistenza tra agricoltura biologica e agricoltura geneticamente modificata. E' un problema di miopia che indica una mancanza di cultura politica». Considerati i suggerimenti di Federbio, bisognerà capire con quale mandato il ministro De Castro continuerà a presentarsi a Bruxelles. Sulla carta, ancora una volta, ieri ha invitato tutti gli stati membri e le Regioni a battersi per salvare il biologico in vista del voto deciso previsto per la prossima primavera (vedi pezzo sopra). Ma il soggetto va tenuto d'occhio. Dice Luca Colombo del Consiglio dei diritti genetici (Cdg): «La Coalizione Liberi da Ogm ha raccolto l'adesione convinta di De Castro sulla tolleranza zero, dobbiamo continuare a chiedergli di tenere ferma la posizione».