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I 25 votano il regolamento che prevede la soglia dello 0,9% transgenico anche per l'agricoltura biologica. L'Italia si oppone ma è sconfitta. Ma la battaglia prosegue
E' tutta una questione di soglie, ma su queste si gioca una buona fetta del futuro del marchio Bio in Europa. La Commissione, la presidenza finlandese e la maggioranza degli Stati membri vogliono equiparare la soglia di inquinamento da organismi geneticamente modificati dell'agricoltura biologica al livello previsto per quella tradizionale, ossia allo 0,9%. Per Italia, Austria, Belgio, Grecia e Ungheria questo è invece il cammino da evitare, semplicemente perché elimina uno degli elementi caratterizzanti dei prodotti Bio: la loro «assoluta» libertà da ogm. Il problema è che secondo il sistema di voto previsto dal Trattato di Nizza i cinque paesi raccolgono 75 voti, ossia 15 in meno della soglia necessaria per formare una minoranza di blocco e imporre quindi un cambiamento di posizioni. E difatti la presidenza finlandese, senza molti successi da vantare nel suo semestre, ha annunciato nella serata di ieri che c'è l'accordo tra i 25 sul nuovo Regolamento per l'agricoltura biologica. Si tratta del testo comunitario chiamato a rinnovare la normativa in vigore dal 1992, epoca in cui gli Ogm non erano certo quello che sono oggi.
Helsinki riconosce che non sono tutti d'accordo, ma dà l'intesa per chiusa e sorride a un risultato buono per rimpolpare il suo magro bilancio. Roma, invece, non demorde. Il ministro dell'Agricoltura Paolo De Castro annuncia infatti una dura battaglia per i prossimi mesi: «Non possiamo accettare per il biologico una soglia di inquinamento da Ogm pari a quella prevista per l'agricoltura tradizionale». Gli spazi di manovra per cambiare le carte in tavolo, insiste il ministro, esistono ancora, tanto nel Parlamento europeo quanto tra gli stessi 25. La Commissione ambiente dell'Eurocamera voterà il nuovo Regolamento a febbraio, poi a marzo toccherà alla plenaria dare il suo parere che però è solo consultivo, non vincolante per i 25. De Castro spera in una posizione diversa e forte del Parlamento a difesa della peculiarità del biologico, in modo da usarla come arma per conquistare in primavera nuovi paesi alla sua causa.
Gli obiettivi dichiarati di questa campagna acquisti sono il Lussemburgo e soprattutto la Spagna (per ovvie ragioni di peso nel voto). Sia il Granducato che Madrid ieri hanno «espresso simpatia per la posizione italiana», assicura il ministro, ma alla fine «hanno accettato quella della presidenza finlandese». De Castro spera di riportarli sui suoi lidi sfruttando proprio il peso politico del voto del Parlamento, sempre che l'Eurocamera si esprima per una differenziazione tra le due soglie, quella del Bio e quella dell'agricoltura tradizionale. Già ieri, durante i negoziati nel consiglio dei ministri dell'agricoltura, la diplomazia italiana e quella austriaca hanno conquistato l'appoggio di Grecia, Belgio e Ungheria.
L'Italia vorrebbe che si mantenesse la soglia attuale, ossia lo zero tecnico (ossia lo zero rilevabile dalla strumentazione, che in realtà equivale a uno 0,1% di contaminazione) mentre Bruxelles vuole imporre lo 0,9% argomentando che una soglia inferiore imporrebbe costi di analisi aggiuntivi per i prodotti Bio e una responsabilità troppo pesante sugli agricoltori. Da parte di Coldiretti, Cia (Confederazione italiana agricoltori), Legambiente e anche delle 40 regioni Ogm free, guidate dalla Toscana, si ricorda invece come l'aumento di vendite per il biologico si debba proprio alla sua completa libertà da modificazioni genetiche. Pur difendendo lo zero tecnico, Roma sarebbe disposta ad accettare anche una soglia di inquinamento intermedia, fa sapere il ministro, l'importante è mantenere due quote diverse e con loro la peculiarità e il richiamo commerciale del biologico.
Se la partita sui prodotti Bio è in salita ma ancora mezza aperta, va invece rilevato il grande smacco subito dalla Commissione nella sua crociata volta ad imporre la coltivazione di Ogm. Bruxelles voleva obbligare l'Austria ad aprire i suoi campi alla coltivazione di un mais geneticamente modificato; i 25 hanno invece votato contro la proposta, con le eccezioni dei paesi paladini del biotech, ossia Gran Bretagna, Svezia, Olanda e Repubblica Ceca. In questa maniera arriva un riconoscimento chiaro e tondo del diritto di un paese a proibire la coltivazione di Ogm.
Il Manifesto, 20 dicembre 2006
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