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FIRENZE, LO SLANCIO DELLAGRICOLTURA TOSCANA PDF Stampa E-mail
Friday 15 December 2006
Alla conferenza regionale presenti il Ministro De Castro e numerosi protagonisti dell'agroalimentare
La Toscana può diventare il modello da seguire per l'Italia
Tante le misure a favore del settore agricolo inserite nel testo della Finanziaria.

Competitività internazionale, qualità e tutela dei prodotti italiani, Finanziaria. Nel suo intervento alla Conferenza regionale dell'agricoltura, il ministro all'agricoltura Paolo De Castro ha gettato uno sguardo a 360 gradi sul mondo agricolo, italiano e internazionale. Lanciando una proposta: far diventare il modello agricolo toscano quello da seguire per l'Italia.

L'attualità più stringente convoglia il discorso del ministro sulla Finanziaria e sulle misure connesse riguardanti l'agricoltura. "Ci sono tanti aspetti che sono stati toccati nel testo che si spera possa essere approvato entro la prossima settimana. Si va anzitutto dalla garanzia di stabilità fiscale per gli operatori del settore e credetemi non è stato semplice. Poi ci sono misure relative alla vendita diretta, un tema da sviluppare considerata l'importanza che riveste in altri paesi e che può rivestire anche nel nostro, la multifunzionalità, attraverso la previsione di rapporti organici tra enti locali e agricoltori, i piani di settore, quello irriguo, quello forestale. Senza dimenticare - ha aggiunto De Castro - le società in agricoltura, ovvero la capacità di dare una nuova forma imprenditoriale a tante piccole e piccolissime imprese per consentire loro di superare tanti problemi legati alla dimensione".

Dall'Italia all'Europa, fino alla dimensione planetaria. Per affrontare soprattutto il delicato tema della competitività, reso ancor più pressante dopo l'entrata sui mercati mondiali di nuovi protagonisti come Sud America e Asia. "Ormai subiamo la concorrenza di forze nuove come la Cina - ha proseguito il ministro - che fino a pochi anni fa era soltanto un grosso importatore di prodotti agro-alimentari. Gli stessi Stati Uniti si ritrovano a fare i conti con una bilancia commerciale in deficit, un fatto inusuale. In un quadro del genere è sempre più vitale riuscire a governare il cambiamento tutti insieme, per riuscire a trasformarlo in opportunità. Occorre organizzarci in maniera diversa per riuscire a penetrare i mercati. Pensate che negli Stati Uniti quest'anno abbiamo esportato qualcosa come 2 miliardi e mezzo di euro di prodotti agro-alimentari e di questi un miliardo circa soltanto di vino. C'è richiesta, dobbiamo trovare il modo di soddisfarla in modo intelligente".

Sapendo anche di aver a che fare con una concorrenza più forte caratterizzata dalla cosiddetta agro-pirateria. "Sempre per restare negli Stati Uniti - ha spiegato De Castro - 9/10 dei prodotti consumati venduti come prodotti italiani non hanno niente a che fare con noi. Quindi la qualità resta una condizione necessaria, ma non più sufficiente per imporci".

La necessità di gestire il cambiamento deve coinvolgere anche il resto dei Paesi UE, che tra pochi giorni diventeranno 27. "Credetemi - ha continuato - non è un compito facile, proprio perché manca una visione comune. La Pac riveste ancora una grande importanza ma dobbiamo anche riuscire a far capire a circa 400 mila cittadini perché circa il 50% del bilancio UE, qualcosa come 53 miliardi di euro, vengono destinati alla politica comune in campo agricolo. Nel 2008-2009 ci sarà spazio per fare una riflessione sulla Pac, non dico una riforma. Ma occorre che questa politica sia in grado di dare certezze in uno scenario che ha subito mutamenti rilevanti.

Saranno soprattutto i temi relativi alla qualità distintiva dei prodotti (etichettatura, denominazioni, trasparenza) ad assumere un'importanza sempre maggiore e ai quali sono legate le nostre chances di restare competitivi a livello internazionale".

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Dichiarazione unica. Diminuiscono le pratiche, aumenta l'efficienza
Con la semplificazione delle pratiche potrà essere dimezzato anche il tempo di risposta

Tempi di risposta dimezzati, code agli sportelli evitate, modulistica ridotta all'essenziale. Sono questi i principali effetti su cui sta lavorando la Regione e di cui beneficieranno gli agricoltori toscani grazie all'avvento della Dichiarazione unica aziendale (Dua), cioè di un modello unico che conterrà tutte le domande, le richieste di contributi, le autorizzazioni in partenza dall'azienda agricola agli enti preposti, che siano Regione o Province, o Comunità montane o Artea. La Dua servirà a raccogliere in una volta soltanto tutte le istanze per l'accesso a aiuti e premi comunitari e regionali, ma anche per richiedere autorizzazioni, certificazioni, concessioni.

Sarà l'Artea (l'agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura) con il supporto dei Centri di assistenza agricola, cui è demandato il ruolo fondamentale di manutenzione del 'fascicolo elettronico' (scheda informatica che contiene tutte le informazioni e i documenti sull'azienda), a raccogliere le dichiarazioni e a gestire il rapporto con tutte le amministrazioni interessate. L'agricoltore sarà via via informato anche con modalità telematiche oltre che con le modalità tradizionali sull'iter di tutte le sue pratiche.

Il modulo potrà essere compilato all'inizio della campagna agraria, con evidenti benefici in termini di programmazione, con uno sforzo di razionalizzazione notevole, e comunque con la possibilità per l'agricoltore di aggiungere, integrare, modificare. Se poi l'agricoltore si avvarrà anche della firma digitale, potrà praticamente compiere queste operazioni senza muoversi dalla sua azienda, utilizzando solo computer e smart card.

La Toscana è la prima regione italiana che ha progettato e che metterà in opera questo sistema a partire dal 2007. Una novità che sarà evidenziata alla Conferenza regionale dell'agricoltura nell'ambito della sessione sulla Governance.

Sarà anche un'occasione per promuovere l'utilizzo di questo nuovo sistema da parte delle aziende agricole toscane. Ma vediamo in sintesi alcune delle caratteristiche principali della Dichiarazione unica.

Che cos'è
La Dichiarazione unica aziendale è una comunicazione annuale con cui il titolare dell'azienda agricola inserisce tutte le sue richieste, di aiuti, premi, incentivi e in cui formula anche le sue richieste di autorizzazioni, certificazioni, concessioni.

Vantaggi per l'agricoltore
- Semplicità: In un unico documento può programmare tutta la sua attività e concentrare le sue richieste. Non occorre predisporre, come accadeva sin qui, un modulo per ognuna delle sue domande.
- Risparmio di tempo: Non occorre rapportarsi a tutti gli enti con cui, normalmente, si deve dialogare: Regione, Artea, Provincia, Comunità montana. Basta inoltrare la domanda ad Artea, e se lo si fa con la firma digitale, è sufficiente l'utilizzo del proprio computer.
- Diminuzione dei tempi di risposta: grazie al sistema informatizzato che è stato predisposto (su tutte le aziende toscane esiste un fascicolo elettronico che contiene tutte le principali informazioni) è da subito previdibile una diminuzione dei tempi di risposta rispetto alle domande presentate stimabile in almeno il 50%.

La Dua nel 2007
In questa prima fase attraverso la domanda unica potranno essere richiesti tre tipi di aiuti:
Aiuti comunitari Pac (60mila le aziende interessate)
Misure relative al Piano di sviluppo rurale 2007-2013 (quasi 10mila l'anno le aziende mediamente interessate all'anno)
Agevolazioni Uma su accisa carburanti (quasi 80mila le aziende interessate).
Ipotizziamo che una azienda sia interessata a tutti questi tre tipi di aiuti. Normalmente per gli aiuti Pac dovrebbe rivolgersi ad Artea, per le agevolazioni Uma alla Provincia, e magari per la misura dello sviluppo rurale di interesse alla sua Comunità Montana. Dal 2007 potrà risolvere con un'unica richiesta. E nei prossimi anni potrà fare la stessa operazione anche per altri tipi di aiuti, e per altre autorizzazioni e certificazioni da richiedere agli enti pubblici.

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Cresce il ruolo del mondo femminile, oggi un occupato su tre è donna
Percentuali alte specie in agriturismo, biologico, florovivaismo e viticoltura

L'agricoltura toscana è sempre più rosa. Il dato emerge con forza alla conferenza regionale: lo attesta, con i numeri, una recente indagine Irpet, lo confermano tutte le iniziative messe in atto dalla regione: dalla partecipazione al Piano di sviluppo rurale 2000-2006 (quasi il 35% delle domande finanziate sono state presentate da donne) sino a iniziative di settore come la recente Selezione dei vini di Toscana la cui rigorosissima giuria ha promosso ben 200 etichette presentate da donne).

Il pianeta rosa è dunque sempre più rappresentato e incisivo nella nostra agricoltura: le donne occupate sono oggi più di 18mila su un totale di 54mila con una percentuale che supera il 33 per cento. Ma la dimensione del fenomeno 'rosa' in agricoltura è soprattutto nella crescita di ruolo: i numeri dell'indagine Irpet dicono che le donne gestiscono aziende sempre più grandi, specie in alcune produzioni di punta del nostro comparto come la viticoltura e il biologico, e che sono protagoniste degli exploit avvenuti nel recente passato nel comparto agrituristico.

Inoltre sono, a loro volta, protagoniste del ricambio generazionale: le donne a capo di aziende agricole con oltre 55 anni di età sono il 26,7%, ma la quota sale al 28,9 se si considera la fascia di età fra 40 e 54 anni e arriva al 29,5% tra le donne più giovani. Inoltre le giovani donne gestiscono di frequente imprese molto più grandi rispetto alle donne di età più avanzata (le loro aziende hanno una dimensione media di 9 ettari rispetto ai 4 delle over 55) e si dedicano alle attività in maniera molto più assidua e continuativa: una donna fino a 39 anni riserva, come capo azienda, ben 105 giornate medie di lavoro, rispetto alle 127 dei coetanei maschi, ed alle sole 49 che vengono dedicate all'azienda da una donna di 55 anni ed oltre.

Ma quali sono i settori in cui è particolarmente rilevante e crescente la presenza delle donne? Quattro in particolare: agriturismo, agricoltura biologica, florovivaismo e vino. Il numero delle donne che gestiscono aziende agrituristiche è sempre più vicino a quello degli uomini: sono 3.236 pari al 39,2 per cento del totale. Anche nel settore biologico è sempre più rilevante la quota parte di capi-azienda donne (32,4%) e percentuali significative si hanno anche per il florovivaismo (23,6) e il vino (23,1).

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"Uno scatto in avanti di tutto il comparto"
L'assessore Susanna Cenni evidenzia i capisaldi del sistema-toscano per affrontare il cambiamento: qualità, innovazione, diversificazione, rafforzamento delle filiere

"Quello che vi propongo è uno scatto in avanti, un colpo di reni complessivo di tutto il comparto per affrontare nel migliore dei modi questa fase di grande cambiamento". E' questo l'invito che l'assessore regionale all'agricoltura Susanna Cenni ha rivolto ai rappresentanti del mondo agricolo e rurale toscano presenti alla conferenza regionale del comparto, che si è aperta stamani al Palazzo dei congressi di Firenze. "Vorrei - ha aggiunto nella sua relazione - che da questa assise emergesse soprattutto la consapevolezza che non possiamo vivere di rendita, che anche se abbiamo costruito in molti settori una posizione solida, questo non è ancora o non sarà, a breve, più sufficiente. Questa conferenza dovrà servire non solo a riflettere sui cambiamenti velocissimi e profondi che stanno avvenendo in Europa e nel mondo intero ma soprattutto a non farci cogliere impreparati e a reagire abbandonando, laddove esistano, posizioni difensive, presentandoci con rinnovata autorevolezza".

A dieci anni dall'ultima conferenza regionale (Agricola '96) l'assessore ha evidenziato come sia mutato, oggi, il concetto stesso di agricoltura. I numeri economici relativi alle produzioni, per quanto significativi (i 2,5 miliardi di valore aggiunto di produzioni, le 90mila aziende attive, gli 1,4 miliardi di export di prodotti agroalimentari) non bastano più a definire il comparto; il settore primario oggi muove molti altri ambiti: fanno parte di questo mondo i 700mila ettari di paesaggi agricoli e le migliaia di km di strade bianche come le decine di spot che li immortalano, le migliaia di etichette di vini, oli, formaggi che rappresentano nel mondo l'immagine della Toscana e il suo stile di vita come gli asili nido e i servizi per gli anziani dei piccoli centri rurali realizzati con i fondi per lo sviluppo rurale.

"Agricoltura in Toscana - sono parole dell'assessore - significa non solo produzione di alimenti ma anche ospitalità turistica, gestione del territorio e dell'ambiente, significa alimentazione all'insegna della qualità e della tipicità, significa rispondere alle esigenze della società moderna in termini di qualità della vita. Per questo con questa conferenza l'agricoltura vuol rompere il guscio e parlare a tutta la società toscana" .

Orizzonti allargati, temi che si aprono ma, secondo l'assessore, con un filo conduttore capace di tenerli tutti insieme: la ricerca della competività. "E' la competitività l'elemento necessario per garantire un futuro ai prodotti toscani, all'attività agricola e agrindustriale, alla conservazione e allo sviluppo dei territori rurali".

"La nostra convinzione - ha proseguito - è che la competizione con i Paesi emergenti non potrà basarsi sui prezzi e sulla produttività fisica: non ci sono né le condizioni naturali né tanto meno quelle strutturali. La nostra sfida è quella di perseguire una competitività che scelga la diversità biologica e culturale rispetto all'omogeneizzazione, l'agroecologia rispetto all'abuso della chimica, la qualità rispetto alla quantità, la diversificazione rispetto alla specializzazione. E' con questa attenzione alla qualità e alla tipicità su scala locale, che possiamo affrontare e superare le sfide di un mercato globalizzato".

Sono quattro, per Susanna Cenni, i capisaldi capaci di sostenere la ricerca della competitività per la Toscana: qualità, politiche di filiera, multifunzionalità e diversificazione, innovazione. Ed è su questi punti di fondo che, anche alla conferenza, sarà necessario confrontarsi per giungere a un patto condiviso fra tutti gli attori del sistema.
Qualità innanzitutto. Anzi di più, 'qualità globale', perché, ha spiegato l'assessore, oggi per noi non bastano più le sole caratteristiche organolettiche a definire la qualità di un prodotto, occorre anche che chi lo ha prodotto abbia rispettato l'ambiente (per esempio non utlizzando Ogm), seguito basilari norme etiche sul lavoro, e mantenuto uno stretto legame col territorio (magari aderendo alle apposite certificazioni di provenienza). "Un prodotto di qualità deve essere non solo buono ma anche pulito e giusto", ha sintetizzato l'assessore riprendendo una definizione del presidente di Slow Food Carlo Petrini.

Ma oggi per vincere la sfida dei mercati, la qualità è una condizione necessaria ma non più sufficiente: in una realtà caratterizzata da aziende di piccole e piccolissime dimensioni (di media 8,8 ettari a azienda) si impone uno sforzo di raccordo tra i soggetti e all'interno della catena produttiva, al fine di raccordare l'offerta.

"Oggi, salvo rari esempi, i legami fra i vari soggetti delle varie filiere sono deboli e spesso vi sono situazioni conflittuali. Non ce lo possiamo permettere. Bisogna creare sinergie ed intese che portino benefici a tutti, privilegiare il finanziamento di quegli interventi che propongono progetti e strategie condivise". E' così, secondo l'assessore, che si possono aprire nuovi spazi su mercati oggi preclusi a molti piccoli produttori (è il caso della grande distribuzione). Rafforzamento delle filiere dunque o, come nuova chance, accorciamento delle stesse attraverso il potenziamento e la messa in rete di iniziative per la vendita diretta dei prodotti, dai mercatali agli spacci contadini (il progetto cosiddetto di 'filiera corta' partirà all'inizio del 2007).

Terzo caposaldo individuato dall'assessore, l'innovazione: "Dobbiamo essere in grado - ha detto - di fornire agli imprenditori toscani soluzioni tecnologiche capaci di diminuire i costi aziendali ma anche di creare o migliorare prodotti per sostenere soprattutto la strada della qualità. Dobbiamo anche far sì che ciò che di valido viene messo a punto negli ambienti della ricerca possa essere più rapidamente trasferito al mondo agricolo e, di contro, segnalare quali sono le esigenze prioritarie del mondo produttivo perché si possano sviluppare sempre più progetti comuni".

L'innovazione può aprire nuove strade allargando le attività delle aziende agricole. Ecco il quarto punto: la diversificazione, cioè la possibilità per l'imprenditore agricolo di avere nuove fonti di reddito e di migliorare la vivibilità del proprio spazio rurale attraverso il varo di nuove attività. L'agriturismo, ha spiegato l'assessore, è stata una chance che la Toscana ha saputo cogliere con chiaroveggenza, ma ora si aprono anche nuove opportunità: è il caso delle colture no food che possiono offrire all'agricoltore toscano la possibilità di diventare produttore di energia, ma anche attivare nuove filiere produttive, per esempio nel settore delle biomasse legnose, vista anche l'eccezionale presenza di materia prima disponibile.

Ecco, dunque, emergere, nelle parole dell'assessore il volto futuro dell'agricoltura toscana, un volto non da inventare, ma che già affiora, in molti ambiti dinamici del nostro comparto: "La nostra esperienza ci mostra già oggi che le imprese di maggiore successo sono quelle che hanno saputo interpretare al meglio lo spirito della multifunzionalità, facendo attenzione ai cicli naturali, alla biodiversità, al rapporto tra impresa e territorio, e curando aspetti fondamentali come la comunicazione con i clienti e con l'ambiente istituzionale".

Non a caso a questo modello si avvicinano più facilmente gli imprenditori (e le imprenditrici) più giovani, introducendo nell'agricoltura sia le energie e le idee degli under 40, sia la creatività e la sensibilità tipiche del mondo femminile. Queste nuove energie, ha concluso l'assessore sono determinanti per 'coltivare nel miglior modo il nostro futuro: anche perché - ha spiegato- in questo settore, forse di più che in altri, è determinante la risorsa umana, gli uomini e le donne e la passione per una terra antica, preziosa, densa di storia, di cultura e di tradizioni. Come la nostra".


Regione Toscana, 15 dicembre 2006
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