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IL COTONE BIOLOGICO INQUINA DI MENO |
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Thursday 14 December 2006 |
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Secondo il rapporto “Well dressed?” dell’Institute for manifacturing di Cambridge, il contributo di pesticidi, concimi di sintesi e tinture artificiali diminuirebbe del 92 per cento
Anche i panni, puliti o macchiati che siano, contribuiscono a sporcare l’ambiente. L’intera filiera dell’industria tessile ha un pesante impatto ambientale ma se venisse usato cotone biologico il contributo di pesticidi, concimi di sintesi e tinture artificiali diminuirebbe del 92 per cento. Questo è quanto emerge dal rapporto “Well dressed?”, scritto da Julian Allwood e Soren Laursen, dell’Institute for manifacturing dell’università di Cambridge.
Secondo Allwood incoraggiare i consumatori a comprare meno vestiti, scegliere cotone biologico e canapa al posto dei tessuti tradizionali, effettuare meno lavaggi, tenerli più a lungo e riciclare abiti usati ridurrebbe enormemente l’impatto delle industrie tessili. L’autrice aggiunge che un sistema di “etichettatura ecologica” aiuterebbe i consumatori in queste operazioni, esplicitando la provenienza dei vestiti, il tipo di materiale usato e dove sono stati confezionati.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di spingere il mondo della moda a fabbricare indumenti più duraturi.
Ma che fine farebbero gli interessi delle case produttrici di detersivi? “Le campagne per i consumatori sono ottime, ma nella maggior parte dei casi non inducono cambiamenti nelle loro abitudini - sottolinea Paul Johnston della Greenpeace Research Laboratories dell’università di Exeter-. L’impulso deve venire dai governi, perchè l’unico modo per apportare un cambiamento è abbassare i prezzi dei prodotti”.
Inoltre il cotone è una delle piante su cui vengono usati più pesticidi e che richiede un altissimo apporto di acqua per la sua coltivazione. “Solo perchè il cotone è biologico non è detto che sia anche sostenibile” conclude Johnston.
Modus Vivendi, 14 dicembre 2006
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