Perse le presidenziali, si è chiesto che cosa fare della sua vita.
E ha deciso di girare il mondo per lanciare l’allarme: la Terra è in grave pericolo

Nel 2000 era sicuro di diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ma commise un errore: non appoggiarsi durante la campagna elettorale a Bill Clinton, ancora sotto l’occhio del ciclone per lo scandalo Lewinsky. Risultato: perse in Arkansas, lo Stato di Clinton, e alla fine la Casa Bianca la conquistò per una manciata di voti George W. Bush. Al Gore allora si chiese cosa fare della sua vita. Decise di ricominciare da una passione nata ai tempi dell’università e mai sopita: quella per i temi ambientali. Iniziò così una nuova fortunata carriera da conferenziere in giro per gli Stati Uniti.
Da questi incontri è nato un film,
Una scomoda verità, acclamato a Cannes e al Sundance Film Festival e adesso in corsa per gli Oscar. In Italia sarà presentato al "Desert nights: tales from the deserts", il festival romano diretto da Irene Bignardi, che fino al 7 dicembre propone film e documentari da tutto il mondo e particolare dai Paesi colpiti dalla desertificazione, per poi uscire nei cinema il 19 gennaio. Noi lo abbiamo visto in anteprima.
È un film che diverte e spaventa insieme. Diverte per la grande capacità affabulatoria e l’ironia di Gore, che al suo pubblico si presenta sempre così: «Sono Al Gore..., il mancato futuro presidente degli Stati Uniti». Spaventa per il rigore con cui racconta la sua «scomoda verità»: il riscaldamento del pianeta provocato dall’effetto serra sta producendo già adesso sulla nostra vita di tutti i giorni gravi conseguenze, anche se non ce ne rendiamo conto. «Se una rana si tuffa in una pentola di acqua bollente ne salta subito fuori, perché avverte il pericolo», dice Gore. «Ma se la stessa rana si tuffa in una pentola di acqua tiepida che viene portata lentamente a ebollizione, allora non si muove affatto».
L’"ebollizione" della Terra si può riassumere così: i anni più caldi di tutta la storia sono registrati negli ultimi 14 e il 2005 è stato l’anno più caldo di sempre. Con quali effetti? Nel 2003, le ondate di caldo hanno causato la morte di oltre 30.000 persone in Europa e 1.500 in India. Sul Kilimangiaro, con la velocità di scioglimento attuale, non ci sarà più neve entro il 2020. La stessa situazione si verificherà in molti altri grandi ghiacciai. Gore si sofferma in particolare sul nostro Adamello, mostrando com’era pochi decenni fa e com’è adesso.
Dal 1978 i ghiacciai dell’Artico si sciolgono a una media del nove per cento ogni dieci anni, e nel 2000, per la prima volta, sono stati avvistati dei gabbiani al Polo Nord.
L’ex braccio destro di Clinton è stato in un sottomarino nucleare che, immerso sotto la calotta polare, ne ha misurato lo spessore. «È diminuita del 40 per cento in quarant’anni», constata Gore nel film, «e ora due importanti studi mostrano che entro i prossimi cinquanta-settant’anni sparirà completamente».
Prime vittime: orsi e pinguini
Lo scioglimento dei ghiacci nei due Poli sta già avendo gravi conseguenze sulla fauna. «Per la prima volta si trovano orsi polari annegati perché hanno nuotato anche per cento chilometri prima di trovare del ghiaccio». In una scena del film alcuni pinguini, stremati, cercano riposo su lastre di ghiaccio che però si sbriciolano non appena cercano di salirci su. Il surriscaldamento degli oceani, inoltre, favorisce la creazione di uragani come Katrina, che ha devastato New Orleans nel 2005, e la diffusione di insetti portatori di malattie infettive. Nell’ultimo quarto di secolo sono emerse «trenta cosiddette "nuove malattie"», a cui bisogna aggiungere la «recrudescenza di altre un tempo debellate o sotto controllo, come la tubercolosi».
Gore non nasconde le colpe degli Stati Uniti sul loro contributo al riscaldamento globale. «Il nostro Paese ha una responsabilità maggiore del Sudamerica, dell’Africa, di tutto il Medio Oriente e di tutta l’Asia messi insieme». Eppure, secondo Gore, c’è ancora tempo per cambiare rotta, purché ognuno di noi dia il suo contributo, acquistando per esempio apparecchi elettrici più efficienti, riducendo l’uso delle automobili e i consumi di acqua calda.
Anche le imprese devono fare la loro parte e molte multinazionali, dice Gore, lo stanno già facendo perché si sono rese conto che investire in fonti di energie alternative può dare grandi vantaggi in termini di competitività. L’ex vicepresidente fa l’esempio delle automobili cinesi: «Noi non potremmo vendergli le nostre auto, perché sono sotto i loro standard ambientali». «Se tutti questi fattori si sommeranno», conclude Gore, «potremo scendere sotto i livelli di emissione di anidride carbonica del 1970. Abbiamo tutto ciò che serve eccetto, forse, la volontà politica. Ma in America la volontà politica è una risorsa rinnovabile».