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Il Consorzio Cap cerca nuove strade per il suo core business: i cereali
C´è un distributore di biobenzina nel futuro dell´agricoltura piemontese. Almeno questo è uno dei prossimi obiettivi di sviluppo di Capac, il consorzio agricolo che riunisce in 15 cooperative 3400 aziende, perlopiù a carattere familiare composte da 2 o 3 dipendenti, l´80% delle quali opera in provincia di Torino e copre una quota del 20% del mercato regionale. Il core business, capace di generare 50 milioni di euro l´anno, resta lo stesso: la commercializzazione di cereali (43 mila tonnellate nel 2005 tra mais, grano e orzo) per clienti del calibro di Barilla, Plasmon, gruppo Veronesi, e fornitura di prodotti e servizi alle imprese. Ma i tempi cambiano e anche per il comparto più antico dell´economia tocca seguire la ricetta del diversificare, fare sistema e puntare sull´innovazione.
«La concorrenza delle multinazionali nordamericane è sempre più forte – ammette Michele Bechis, presidente di Capac – e le imprese dei Paesi emergenti bussano insistentemente alla porta dei nostri mercati, anche se l´invasione temuta da più parti non c´è stata. Il tutto mentre le politiche dei sussidi europei al settore stanno scomparendo. Anche aumentando i volumi di produzione, si rischia spesso di vedere un calo dei ricavi per via delle oscillazioni dei prezzi».
La risposta per scacciare i fantasmi della crisi arriva dalla nuove tecnologie e dal carburante non inquinante. Sono diversi i progetti in cantiere. Il più concreto, e a portata di mano, è quello legato alla riconversione di Casei Gerola, lo zuccherificio lombardo che ha recentemente chiuso i battenti proprio a causa dello stop delle sovvenzioni europee. Lì al posto della bieticoltura potrebbe sorgere un impianto per la produzione di carburanti vegetali, come il biodiesel. La scorsa settimana, in un incontro con l´assessore all´agricoltura Mino Taricco, sono state poste le basi della collaborazione con altre cooperative e le Regioni Piemonte e Lombardia.
«Si tratta di un programma che ci interessa moltissimo – spiega Bechis - e questa volta Bruxelles ci può venire in aiuto. Perché c´è una direttiva europea che impone l´immissione progressiva del 5,75%, entro il 2010, di biodiesel nella benzina. Ecco una dimostrazione di come la salvaguardia dell´ambiente può tradursi in sviluppo sostenibile. Perché per noi agricoltori la biobenzina può diventare davvero un mercato immenso in cui tornare a essere protagonisti».
L´idea di fondo è di portare il fatturato da biocarburanti fino al 50% di quello consolidato.
Su questa linea d´onda Capac scalda i motori attrezzandosi per poter aumentare lo stoccaggio di materie prime. A Vigone ha realizzato un nuovo silo, che andrà a da manforte alla dozzina di impianti già esistenti ("parcheggio" merce ed essiccazione) con una capacità di 2500 tonnellate e un deposito carburanti con cisterne e zona coperta per carico automezzi. «La nostra competitività sta nello statuto sociale di cooperativa. Tutti gli utili vengono reinvestiti nel consorzio a beneficio degli associati, che infatti stanno aumentando». Dopo un brusca flessione di aderenti, negli anni passati, il numero dei soci è di nuovo in crescita. «Almeno del 15% annuo - garantisce Michele Bechis - perché l´unico modo per restare sul mercato è l´integrazione tra imprese, cercando di proporsi come un´unica grande aziende».
L´export per il momento rimane fermo. «Ma per ragioni strutturali al mercato italiano – prosegue il manager - l´industria della pasta assorbe tutte le energie produttive, che non bastano neppure a soddisfare il mercato interno. Per i prossimi anni, tuttavia, non ci dispiacerebbe diventare esportatori di bio-benzine».
La Repubblica, 7 dicembre 2006
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