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LA PARTNERSHIP PROFIT-NONPROFIT PDF Stampa E-mail
Friday 29 September 2006
Francesca Mangano e Beppe Cacòpardo sono consulenti di Comunicazione Sociale, Marketing e Fundraising. Entrambi svolgono la loro attività da diversi anni, al servizio di importanti Organizzazioni Nonprofit con una consolidata esperienza e conoscenza del settore. Da qualche tempo insieme ad altri professionisti hanno costituito ProfessionEtica



“Da due anni abbiamo avviato una proficua collaborazione che, in modo sinergico e complementare, ci vede impegnati nel fornire consulenza strategica e operativa mirata allo sviluppo delle attività promozionali e di fundraising. Tra le associazioni che attualmente seguiamo figurano nomi importanti come: Coopi, Terre Des Hommes, Cbm Italia, Acra, Parada Italia, Aisac, Legambiente, oltre al Comune di Milano, quest’ultimo per l’organizzazione di un workshop internazionale. Svolgiamo, inoltre, attività di formazione interna ed esterna alle associazioni e anche in ambito accademico. Insieme ad altri tre professionisti, Claudia Pozzi, Pierluigi Rizzini e Saverio Zeni, fondatore del portale Greenplanet, abbiamo costituito un network, ProfessionEtica (www.professionetica.it), con lo scopo di mettere diverse competenze ed esperienze al servizio del Nonprofit. Il nostro punto di vista sulla Csr si forma sul versante delle associazioni, sempre più chiamate a cimentarsi in partnership, spesso di successo, con il mondo Profit.

Cosa significa essere consulenti di Csr oggi?
Nel quadro di una strategia di sviluppo e di autofinanziamento delle Organizzazioni Nonprofit, la partnership tra Profit e Nonprofit assume una particolare valenza e rilevanza. Rispetto solo a cinque o sei anni fa, il tema della Csr riscuote oggi in Italia maggiore attenzione e interesse. Ne deriva che anche il ruolo del consulente sia maggiormente riconosciuto e apprezzato, come promotore e facilitatore del dialogo e della collaborazione tra profit e non profit. Cadute, o quanto meno ridotte, molte delle reciproche diffidenze, i due mondi, apparentemente distanti tra loro, negli ultimi anni dialogano di più e meglio, alla ricerca di obiettivi comuni e forti sinergie, per la realizzazione di progetti di alto valore sociale. Entrambi scoprono che, proprio in ragione di ruoli e competenze diverse, la loro alleanza è importante e può portare notevoli e reciproci vantaggi, con positive ricadute sulla società o su particolari segmenti di essa. Che è poi lo scopo principale dell’incontro tra i due mondi. Il compito del consulente è dunque quello di creare le migliori condizioni per l’incontro tra potenziali partner. Prima di tutto individuando e mettendo insieme quelli giusti, che abbiano affinità, interessi e obiettivi comuni, stabilendo rapporti di reciproca stima, correttezza e trasparenza. Preparazione, competenza e professionalità sono componenti indispensabili che determinano, o meno, il successo di una partnership e la realizzazione di un progetto comune. Negli ultimi anni le associazioni hanno fatto notevoli progressi in questa direzione e molte sono considerate interlocutori credibili, affidabili e con un alto tasso di professionalità. Da queste premesse si creano le migliori condizioni per sviluppare progetti coerenti, proficui e di lunga durata. Infine, una buona comunicazione diventa una componente essenziale non solo ai fini della valorizzazione della partnership e dei progetti, ma anche della divulgazione e diffusione di modelli positivi e della formazione di una più ampia coscienza collettiva. In questa direzione va anche il sostegno di aziende alle attività di advocacy promosse dalle associazioni, tese alla sensibilizzazione e all’educazione dell’opinione pubblica, nonché a generare e consolidare la cultura della solidarietà.

Lo scorso anno, il Ministero del welfare ha lanciato una campagna per comunicare come per le imprese la responsabilità sociale rappresenti un elemento di competitività, dunque una via per ottenere un vantaggio concorrenziale in un mercato sempre più globale. Qual è la vostra opinione in merito al grado di interiorizzazione del tema a livello di realtà produttive italiane?
La domanda è troppo estesa per poter dare una risposta sintetica e allo stesso tempo esauriente. Negli ultimi anni il ruolo dell’impresa è profondamente cambiato. Questo anche perché la globalizzazione ha reso possibile una circolazione e uno scambio veloce di informazioni. Di conseguenza, ogni scelta aziendale può avere rapide ripercussioni anche nei più remoti angoli del mondo Questo fa sì che crescano le attese da parte della società civile, anch’essa globale, non solo per un prodotto competitivo, ma anche e sopratutto per ‘il prodotto o servizio’ che abbia ricadute positive sull’ambiente, sulla società, sul territorio. Insomma, crescono le aspettative per un’impresa socialmente responsabile, che si faccia carico complessivamente delle conseguenze che la produzione di beni e servizi reca alla collettività. L’impresa che voglia progredire e posizionarsi in modo forte sul mercato globale non può e non potrà più prescindere da questo. La sua competitività sarà infatti sempre più legata alla sua capacità di percepire i bisogni e la domanda ‘delle diverse società’. In ciò le Organizzazioni Nonprofit, per loro ruolo, offrono una sponda ideale al mondo Forprofit. La loro funzione è sempre più ampia e riconosciuta, in quanto interpreti e attori protagonisti della società civile. Esse rappresentano il naturale tramite per coniugare valori e cultura di impresa, investimenti responsabili e progetti sostenibili, interessi particolari e interessi collettivi. Naturalmente non è il caso di generalizzare, né di rappresentare una realtà e un mondo idilliaco che, come del tutto evidente, non esiste e non esisterà. Quello descritto è un processo che ha un fondamento economico oltre che sociale. La Csr è una prospettiva che non va data per scontata e ognuno deve fare ciò che gli compete per rafforzarla. Il nostro contributo specifico di professionisti del Nonprofit, è quello di dare alla Csr forza e futuro, nella convinzione che divenga sempre più necessario per le imprese concepire il profitto non tanto come arricchimento di singoli, ma come beneficio all’insieme della collettività. In questa ottica, il ruolo dell’impresa è quello di contribuire allo sviluppo sostenibile in ogni contesto in cui è presente e opera. In questo senso, la Csr è fattore competitivo, di innovazione, crescita e sviluppo, non solo per la singola impresa, ma per tutto il sistema impresa, che prospera in un contesto sociale evoluto. Sull’altro versante, molte Organizzazioni hanno finalmente compreso che Nonprofit non significa affatto negazione del profitto, ma piuttosto una sua diversa ripartizione. Per spiegare meglio il concetto, anche le Organizzazioni Nonprofit devono tendere all’efficienza, all’efficacia, al fine di produrre utili da reinvestire in attività e progetti a vantaggio della collettività. La sfida è nel saper coniugare valori fondativi e forti capacità manageriali. Questo salto culturale è alla base dell’intensificazione del dialogo, del confronto dialettico e della collaborazione tra Profit e Nonprofit che sta alla base di numerosi progetti di Csr.

Ci raccontate una case history che meglio rappresenta il vostro modo di intendere la Csr?
Visto che siamo in due, ne raccontiamo due tra le tante che abbiamo contribuito a sviluppare. La prima è ‘Gira e Respira’ organizzata per Legambiente in collaborazione con il Politecnico di Milano dal 24 al 28 maggio 2006. Si tratta di una mostra espositiva, esempio originale e innovativo di partnership tra Profit e Nonprofit. Giunta alla sua seconda edizione, ha la finalità di promuovere e far conoscere stili di vita e prodotti utili a costruire una società attenta allo sviluppo so sostenibile, nella quale si muovono e interagiscono aziende con una forte responsabilità sociale e sensibili alle problematiche ambientali, amministrazioni promotrici di politiche ambientali e sociali, organizzazioni nonprofit e liberi cittadini attivamente impegnati a favore della sostenibilità ambientale. Proprio per questo motivo la selezione degli espositori viene effettuata in stretta collaborazione con Legambiente. L’originalità sta nel ‘format espositivo’. Insolito rispetto alle mostre tradizionali, ricrea una vera e propria città ecologica, in cui le aziende non si limitano a esporre i propri prodotti o servizi, ma partecipano attivamente alla ricostruzione degli ambienti espositivi. In questo modo il visitatore non si limita a vedere i prodotti/servizi esposti, ma è coinvolto direttamente e può sperimentare come possono essere una cucina, un salotto, una lavanderia ecologica, in cui ogni particolare e accessorio è scelto seguendo il criterio della sostenibilità ambientale: dalla pittura alla lavatrice, dai detersivi ai prodotti biologici, dalle piastrelle ai mobili. La seconda case history riguarda Cbm Italia • Missioni Cristiane per i Ciechi nel Mondo – e Salmoiraghi & Viganò, azienda leader nel settore dell’ottica italiana. Si tratta di un sodalizio ormai lungo, iniziato nel 2001, che ha permesso di attivare due importanti progetti: la realizzazione del primo reparto oftalmico in Liberia, il Cooper Eye Hospital Centre di Monrovia e, più recentemente, il forte impulso dato alla costruzione di un nuovo centro oftalmologico a Lima, capitale del Perù, un Paese che conta un solo oftalmologo ogni 33 mila abitanti e che, nel corso del 2004, ha registrato ben 15 mila interventi di cataratta. Il rapporto ha avuto inizio con una donazione aziendale, per poi progredire in una vera e propria partnership di ampio respiro, con positivi sviluppi anche sul piano promozionale. Tanto da ricevere nel 2005 la menzione del Sodalitas Social Award e nell’ultima edizione del 2006 il riconoscimento più alto nella categoria marketing sociale. I due progetti hanno visto il coinvolgimento di quasi tutti i punti vendita Salmoiraghi & Viganò e dei suoi clienti, attraverso un con contributo offerto dall’azienda per ogni paio di occhiali da vista acquistato all’interno dei propri negozi e indicato sullo scontrino, con un’operazione di assoluta efficacia, misurabilità e trasparenza. I due progetti si inquadrano nella più vasta lotta alla cecità evitabile che, nel mondo, colpisce 161 milioni di persone, di cui 37 milioni sono cieche e, nel 90% dei casi, vive nei paesi in via di sviluppo. La lotta alla cecità evitabile, di cui Cbm è protagonista nel mondo, è un impegno che, nei rispettivi ruoli, sancisce l’alleanza dei due partner. Uniti nella realizzazione di progetti concreti e di forte utilità sociale come quelli descritti, ma anche nella non meno importante campagna di sensibilizzazione e di educazione voluta e promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del programma Vision 2020 che trova un suo importante momento nella Giornata Mondiale della Vista. Lo scorso anno è stata celebrata anche a Milano con un Convegno e con una mostra intitolata ‘Dal Buio alla Luce’: assolutamente interattiva, la mostra si è tenuta dal 13 al 16 ottobre 2005 in Piazza Duomo, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, mettendo per un momento il visitatore nelle condizioni di vivere la realtà di un non vedente.




ADVexpress, luglio 2006
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