Dopo anni di sovraproduzione rientriamo nella soglia dettata dall'Unione europea. Tra le variet
Ansa, 31 luglio 2006
(ANSA) - ROMA, 31 lug - La campagna di raccolta del pomodoro nell'estate 2006 segna un'importante novita': la produzione stimata di 4,2-4,3 milioni di tonnellate rientra, dopo anni di eccessi, nella soglia dettata dall'Unione europea.
Mai piu' tir carichi di rossi raccolti destinati alla distruzione, ''ma anche un esempio di accordo di filiera - dice all'Ansa il coordinatore del Comitato pomodoro interprofessionale nonche' vicepresidente alle organizzazioni internazionali tra i produttori del Mediterraneo Amitom e al Wptc Marco Serafini - in un settore in cui l'Italia e' il secondo produttore al mondo (dopo gli Usa) e il primo a livello comunitario dove rappresenta il 60% della produzione''.
Le aree produttive del pomodoro si concentrano nella pianura padana, in Toscana, Lazio, Campania e Puglia.
''Nell'ultima campagna - precisa Serafini - sono stati destinati a questa coltura per uso agricolo e industriale 60.400 ettari. Un'area notevolmente inferiore a quella 2004 e 2005 perche' la filiera vuole cosi' riequilibrare le scorte eccessive e il mercato, con prezzi piu' remunerativi all'origine. Rispetto ad un anno fa, i prezzi continuano comunque a scendere con un trend di calo del 10% annuo. Ma l'onda lunga del contenimento della produzione dovrebbe presto segnare un riequilibrio con un freno alla discesa dei prezzi e un'inversione di tendenza a partire dall'anno prossimo''.
Il calo produttivo comporta anche una campagna 'corta' che si chiudera' tra il 5 e il 30 settembre.
''La campagna di raccolta appena cominciata - osserva Serafini, che e' anche amministratore delegato dell'Industria conserve alimentari Desco - sta andando abbastanza bene e la coltura non risente del problema siccita'. Rispetto al mais infatti la pianta del pomodoro e' molto parsimoniosa, anche perche' irrigata a goccia. La legge impone che le varieta' lunghe siano destinate a pelati mentre le tonde vadano ai concentrati, passati e polpa. Tra le 40 varieta' ibride - in Italia tutte Ogm free - piu' richieste dal mercato industriale quest'anno si sta imponendo il 'pomodorino' (cherry tomato), precoce nel Sud e unica tipologia con la buccia. Il San Marzano, che va raccolto a mano e costa piu' del doppio, rappresenta ormai un prodotto per estimatori, con una nicchia di mercato inferiore all'1%''.
Il settore di successo per il Made in Italy e' anche uno dei pochi nel Paese dove esiste una filiera completa, rappresentata da decine di migliaia di addetti.
''Contrariamente a caffe' e grano - continua Serafini - siamo produttori autosufficienti di materia prima e forti esportatori di prodotto confezionato nel Nord Europa, venduto soprattutto ai produttori di pizza, di tomato ketchup e di piatti pronti. A livello nazionale sono circa 150 le aziende di trasformazione del pomodoro ed e' gigantesco l'indotto: dai trasportatori ai distributori e produttori di macchinari e tecnologie di trasformazione in cui l'Italia e' leader di mercato''.
Oltre alla California, i paesi concorrenti sono nell'area Med: Spagna, Grecia e Tunisia. ''Nella riforma Ocm ortofrutta - sottolinea Serafini - e' la Spagna il paese che ha registrato il maggior sprint nel settore, con una crescita abnorme dovuta all'abbandono di colture di cotone e zucchero per quella del pomodoro, considerata piu' redditizio.
Per l'eccesso di produzione negli ultimi due anni i produttori iberici iniziano a scontare sanzioni Ue del 30% mentre il contenimento degli eccessi di Made in Italy frena la nostra penalizzazione al 10%''.
Un'ultima curiosita' in termini di proprieta' salutari: secondo studi clinici, la trasformazione industriale del pomodoro rende piu' facilmente assimilabile il licopene, potente antiossidante utile nelle cardiopatologie e contro il cancro della prostata e dell'utero.
Mai piu' tir carichi di rossi raccolti destinati alla distruzione, ''ma anche un esempio di accordo di filiera - dice all'Ansa il coordinatore del Comitato pomodoro interprofessionale nonche' vicepresidente alle organizzazioni internazionali tra i produttori del Mediterraneo Amitom e al Wptc Marco Serafini - in un settore in cui l'Italia e' il secondo produttore al mondo (dopo gli Usa) e il primo a livello comunitario dove rappresenta il 60% della produzione''.
Le aree produttive del pomodoro si concentrano nella pianura padana, in Toscana, Lazio, Campania e Puglia.
''Nell'ultima campagna - precisa Serafini - sono stati destinati a questa coltura per uso agricolo e industriale 60.400 ettari. Un'area notevolmente inferiore a quella 2004 e 2005 perche' la filiera vuole cosi' riequilibrare le scorte eccessive e il mercato, con prezzi piu' remunerativi all'origine. Rispetto ad un anno fa, i prezzi continuano comunque a scendere con un trend di calo del 10% annuo. Ma l'onda lunga del contenimento della produzione dovrebbe presto segnare un riequilibrio con un freno alla discesa dei prezzi e un'inversione di tendenza a partire dall'anno prossimo''.
Il calo produttivo comporta anche una campagna 'corta' che si chiudera' tra il 5 e il 30 settembre.
''La campagna di raccolta appena cominciata - osserva Serafini, che e' anche amministratore delegato dell'Industria conserve alimentari Desco - sta andando abbastanza bene e la coltura non risente del problema siccita'. Rispetto al mais infatti la pianta del pomodoro e' molto parsimoniosa, anche perche' irrigata a goccia. La legge impone che le varieta' lunghe siano destinate a pelati mentre le tonde vadano ai concentrati, passati e polpa. Tra le 40 varieta' ibride - in Italia tutte Ogm free - piu' richieste dal mercato industriale quest'anno si sta imponendo il 'pomodorino' (cherry tomato), precoce nel Sud e unica tipologia con la buccia. Il San Marzano, che va raccolto a mano e costa piu' del doppio, rappresenta ormai un prodotto per estimatori, con una nicchia di mercato inferiore all'1%''.
Il settore di successo per il Made in Italy e' anche uno dei pochi nel Paese dove esiste una filiera completa, rappresentata da decine di migliaia di addetti.
''Contrariamente a caffe' e grano - continua Serafini - siamo produttori autosufficienti di materia prima e forti esportatori di prodotto confezionato nel Nord Europa, venduto soprattutto ai produttori di pizza, di tomato ketchup e di piatti pronti. A livello nazionale sono circa 150 le aziende di trasformazione del pomodoro ed e' gigantesco l'indotto: dai trasportatori ai distributori e produttori di macchinari e tecnologie di trasformazione in cui l'Italia e' leader di mercato''.
Oltre alla California, i paesi concorrenti sono nell'area Med: Spagna, Grecia e Tunisia. ''Nella riforma Ocm ortofrutta - sottolinea Serafini - e' la Spagna il paese che ha registrato il maggior sprint nel settore, con una crescita abnorme dovuta all'abbandono di colture di cotone e zucchero per quella del pomodoro, considerata piu' redditizio.
Per l'eccesso di produzione negli ultimi due anni i produttori iberici iniziano a scontare sanzioni Ue del 30% mentre il contenimento degli eccessi di Made in Italy frena la nostra penalizzazione al 10%''.
Un'ultima curiosita' in termini di proprieta' salutari: secondo studi clinici, la trasformazione industriale del pomodoro rende piu' facilmente assimilabile il licopene, potente antiossidante utile nelle cardiopatologie e contro il cancro della prostata e dell'utero.
Ansa, 31 luglio 2006



