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La giunta approva la riorganizzazione; il servizio sarà dato in appalto, cambia solo il personale e non ci saranno pasti precotti ( ma i genitori pronti a scendere in piazza contro il Comune)
Dall’11 settembre, cioè dal primo giorno d’asilo del prossimo anno, parte la riorganizzazione del servizio comunale di ristorazione scolastica. Lo ha deciso, ieri pomeriggio, la giunta comunale su proposta del vicesindaco e assessore alla Refezione scolastica Vincenzo Martines. Una decisione che non sarà discussa in consiglio comunale, trattandosi di provvedimento organizzativo. Premesso che le novità non riguarderanno gli asili nido (dove rimarranno i cuochi dipendenti del Comune); rispetto al servizio garantito fino a oggi, la novità vera riguarda il personale. Niente cibi precotti, dunque, nessun piatto veicolato. Tutto, come prima, sarà preparato all’istante nelle cucine degli istituti. Un timore, da parte di alcuni genitori, resta e riguarda i controlli sulle derrate. «Alcune mamme e alcuni papà – spiega Martines – temono che quei controlli, non essendo più eseguiti dai cuochi del Comune, ma dai dipendenti della ditta che fornisce le derrate stesse, non siano sicuri. In realtà, dal prossimo anno, i controlli saranno molto più puntigliosi».
Il vicesindaco di Udine e assessore alla refezione scolastica, Vincenzo Martines, spiega quella che lui stesso definisce un’operazione «abbastanza complessa; un percorso che mira, da una parte, a garantire un servizio sempre più oneroso per le casse del Comune e, dall’altra, la stessa se non addirittura una maggiore qualità».
«In questi ultimi anni i pasti da servire negli asili sono aumentati notevolmente, passando per esempio 3.100 a 4.000 in dodici mesi. Il servizio fino adesso era garantito da personale del Comune assunto a tempo indeterminato e da 13 (su 37) cuoche con contratto in scadenza e, per di più, non rinnovabile. Partendo, dunque, da queste considerazioni (sempre più utenti, quindi sempre più spese; cuochi da sostituire, ma con chi? chi arriva? siamo sicuri della professionalità dei sostituti?) abbiamo deciso di ripensare l’intero servizio coinvolgendo, come sempre in questi casi – attraverso la commissione mensa – insegnanti, genitori, cuochi e, naturalmente, l’amministrazione. «La prima scelta di campo è stata quella di assicurare, nei nido, la presenza di dipendenti comunali. Una scelta dettata anche dalla pianta organica del Comune. Quindi, visto che, come si diceva, siamo obbligati a sostituire 13 cuochi abbiamo deciso per un assetto definitivo del servizio affidando lo stesso alla stessa ditta che ha in appalto l’approvvigionamento delle mense. In questo modo l’amministrazione potrà ridurre i costi dei dipendenti, imponendo, nello stesso tempo, alla ditta personale qualificato; mettendo dei paletti per garantire un servizio di qualità».
«Negli asili, dunque, dal prossimo anno cambieranno i volti, ma non il servizio. Dal prossimo anno i cibi saranno cotti sul posto, proprio come avviene oggi; non si arriverà ai pasti veicolati; ma soprattutto le risorse finanziarie che riusciremmo a risparmiare (circa 350 mila euro) ci daranno la possibilità di fare controlli ancor più scrupoloso, grazie anche all’ottimo rapporto con l’Azienda per i servizi sanitari. E così sarà in tutte le scuole della città. Un sistema – conclude l’assessore Martines – che non inventiamo noi. Un sistema collaudato con successo in molte altre città d’Italia. Noi, in più, continueremo a investire sulle mense biologiche (non dimentichiamo che Udine è stata “votata” da un’inchiesta de Il Sole 24 Ore come la città più “biologica” d’Italia per quanto riguarda i cibi distribuiti nelle mense) e nella qualità del servizio».
Un sistema, però, che non convince alcuni genitori. Ancora Martines: «Le preoccupazioni, rappresentate nei “volantini” diffusi a sostegno della raccolta di firme contro questo nuovo servizio, non hanno oggettivamente motivo di sussistere. La soluzione gestionale risponde a tutte le esigenze manifestate dai genitori riguardo. Prima di tutto è previsto l’utilizzazione di personale di cucina in numero congruo rispetto alle esigenze produttive; pienamente idoneo sul piano professionale e impiegato in conformità alle regole contrattuali (peraltro già previste dai regolamenti comunali); quindi è prevista la predisposizione di un apparato organizzativo di controllo della qualità del servizio reso, adeguato per consistenza, sistematicità e incisività di risultato. Infine, confermo la scelta strategica in favore del sistema di produzione convenzionale con cucina localizzata all’interno di ciascuna scuola, anche per il futuro del servizio».
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Mense in appalto, genitori pronti a scendere in piazza contro il Comune
Genitori sul piede di guerra contro la decisione del Comune di appaltare alla Sodexho il servizio di preparazione dei pasti nelle mense di dieci materne cittadine. Nel day after della giunta che ha approvato la delibera, la battagliera presidente della commissione mense Francesca Giorgetti fa sapere: «Fra i rappresentanti dei genitori molte persone stanno pensando di fare un'azione pubblica per manifestare la contrarietà all'esternalizzazione. Ci dovremo ragionare su».
Di ragionamenti, già nell'incontro di ieri fra alcuni rappresentanti della commissione, i genitori ne hanno fatti molti, poi sintetizzati in una nota firmata da Giorgetti. Che stigmatizza il comportamento dell'amministrazione «che ha portato a compimento la soluzione del problema mensa senza tenere in minimo conto quanto da noi suggerito», ovvero il rinvio di due anni. «Ci chiediamo perché l'amministrazione continui a dichiarare che cambiando "solo" le cuoche, la qualità non cambia, come se la bontà dei piatti non dipendesse da chi cucina. Ci chiediamo perché la classe politica non ricorda che "polis" significa "partecipazione di tutta la cittadinanza al governo" e non tiene in conto le oltre mille firme raccolte. Noi eravamo ispirati dal buon senso. Voi, invece, conoscitori della cosa pubblica, avete fatto altre scelte. Ci teniamo a farvi sapere che non le condividiamo».
L'idea di una manifestazione di piazza non dispiace neanche a Marzia Prisco, referente dell'associazione di volontariato che alla scuola di Via d'Artegna si occupa di comprare le derrate bio. Uno di quei tre comitati di genitori fiore all'occhiello del sistema mense (gli altri due sono alla Centazzo e alla Sorelle Agazzi) che l'esternalizzazione rischia di far scomparire. Per questo ieri le tre associazioni si sono riunite di gran carriera. Risultato? Per ora un rinvio ad un nuovo incontro, che partorirà «un documento da presentare al Comune», per chiedere di mantenere in vita le tre associazioni. L'idea garba all'assessore Martines («Sono disponibile a valutare eventuali proposte in questo senso»), che accoglie con favore anche la seconda proposta di Prisco per «un doppio controllo da parte dei rappresentanti mensa, sia sulla preparazione dei cibi, sia sulle derrate». «Bisognerà verificare se è tecnicamente possibile», dice Martines. Che risponde anche sul caso-censura denunciato da un genitore della Zambelli: «La comunicazione del funzionario comunale era stata inviata quando la commissione non si era ancora espressa ufficialmente».
Messaggero veneto, 31 maggio 2006
Il gazzettino, 1 giugno 2006
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