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LALTROCAMPANARO: PARMIGIANO OGM? NON DICIAMO ERESIE

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Ritorna sulle nostre pagine lo scienziato che desidera spiegarci perchè, a suo avviso, il movimento anti OGM sbaglia. Graditi i commenti.

Per chi si fosse messe in contatto solo ora: Greenplanet ha messo a disposizione di Dario Bressanini, scienziato pro-OGM (convinto che sul transgenico siamo preoccupati immotivatamente) spazio per spiegarci i suoi perchè e percome.
Chi avesse perso gli interventi precedenti può trovare i link in coda all'articolo.
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I giudizi espressi dall'Altrocampanaro su enti e persone possono non coincidere (meglio: prevalentemente non coincidono) con quelli della redazione, e sono pubblicati per rispetto della libertà d'opinione. 
È garantito tutto lo spazio necessario a chi, tirato in ballo, desiderasse ribattere.


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PARMIGIANO OGM? NON DICIAMO ERESIE


Salve a tutti.
Era un po' che non scrivevo un pezzo sugli OGM.
Purtroppo il tempo libero ultimamente latita. Ho ricevuto in questi mesi alcuni messaggi di posta di alcuni lettori che si chiedevano come mai non scrivessi piu'.
Ero forse stato "oscurato" dal "cattivo" Greenplanet?
Niente di tutto questo. Anzi. La redazione si e' sempre mostrata gentile e cordiale, e mi ha pure  difeso dagli occasionali esagitati che scrivono chiedendo quanto mi paga la Monsanto.
La colpa della latitanza e' solo mia.

In questi mesi ho seguito comunque le notizie dal fronte transgenico, anche se sinceramente non ci ho trovato cose particolarmente interessanti.
Nel campo pro-OGM i soliti annunci di possibili-probabili ma sempre futuribili prodotti OGM; nel campo anti-OGM i soliti stravolgimenti linguistici e scarsa informazione.

Ad esempio, relativamente agli studi preliminari della Dottoressa Manuela Malatesta (a cui auguro di riuscire a trovare tutti i finanziamenti per proseguire le sue ricerche), in cui si riscontrava una modificazione, a livello cellulare nel fegato, pancreas e altri organi, in topi nutriti con soia GM rispetto al gruppo di controllo di topi nutriti con soia normale, la parola "modificazione" diventa subito "deformazione", e subito i topi diventano "deformi", o "ammalati" o chissa' che altro.

Non importa che la Dr.ssa Malatesta dica esplicitamente "vorrei sottolineare che non si evidenziavano danni alla salute dei topi, i topi stanno bene", non importa cercare di approfondire la faccenda per capire l'origine di quelle differenze.
No, l'informazione, tagliuzzata e ricucita dai soliti media, viene trasformata nell'ennesima munizione nella battaglia ANTI-PRO Ogm.
Subito si titola che "la soia OGM rende i topi deformi", e non si forniscono gli strumenti con cui ognuno puo' crearsi la propria opinione.

Ecco le parole del Prof. Marco Biggiogera, coautore degli studi con Manuela Malatesta :"Si tratta di modificazioni lievi, i topi non si sono mai ammalati", modificazioni, tra l'altro, reversibili.
Smessa la dieta le cellule tornavano normali.
Niente "Topi deformi" quindi.
Vabbe', ma a che cosa sono dovute queste lievi modificazioni?
Biggiogera ipotizza "Ritengo che siano dovute agli erbicidi che rimangono sulla soia, la cui caratteristica principale è la straordinaria resistenza agli agenti chimici usati per la disinfestazione.
Credo che sia meno probabile che dipendano dai geni nuovi inseriti nella pianta. Però, per essere sicuri avremmo avuto bisogno di un secondo ciclo di esperimenti, ma non abbiamo ottenuto i finanziamenti
"

Capite?
L'indiziato numero uno per queste lievi modificazioni e', probabilmente, il residuo di pesticida.
Pesticida che, vorrei ricordare, viene comunemente utilizzato anche per le normali colture non-ogm.
Parrebbe non essere l'OGM in quanto tale, il suo DNA modificato, ad essere la causa.
Ora, capite bene che dal punto di vista mediatico la cosa fa un'enorme differenza.
Stravolgendo la notizia si puo' additare "l'essere geneticamente modificato" come la causa delle modificazioni.
E quindi, in uno sballato sillogismo aristotelico, si puo' sostenete che tutti gli ogm fanno male e rendono deformi.

E' comunque legittimo chiedersi, se il problema fosse davvero l'erbicida, se questa e' la condizione tipica della soia OGM.
L'ipotesi piu' semplice e' che, usando soia resistente agli erbicidi, quando questi vengono spruzzati ci si vada "giu' pesante", piu' che quando si coltiva soia non-ogm.
Questo pero' e' in contrasto con quasi tutte le statistiche (ve ne avevo gia' parlato) che notano semmai delle (lievi) diminuzioni nell'uso degli erbicidi, o comunque la sostituzione di erbicidi piu' tossici e persistenti con altri che danno meno problemi.
Possiamo fare altre ipotesi: ad esempio che la soia GM utilizzata fosse un campione poco rappresentativo della soia GM sul mercato(troppo sporca).
Vedremo se future ricerche riusciranno a far luce su questi aspetti. In ogni caso questo mi pare un problema di persistenza dei pesticidi nei cibi che non riguarda solamente gli ogm.


Parmigiano
Dalla soia per topi passiamo alla soia per animali ben piu' corpulenti.
Negli ultimi mesi ho seguito con qualche interesse il dipanarsi della polemica sul "Parmigiano OGM".

Gia' tempo fa avevamo toccato di striscio l'argomento OGM e formaggi, quando vi avevo raccontato che non solo e' perfettamente legale e ammesso dalla UE, (ma ovviamente non nei prodotti biologici), utilizzare il cosiddetto caglio sintetico, cioe' prodotto da organismi geneticamente modificati, ma e' anche una pratica ampiamente diffusa.

Tutto questo senza che nessuno si scandalizzi o che invochi a voce alta un'etichettatura di "formaggio OGM" (per non parlare degli enzimi utilizzati per panificare, o per produrre il vino. Enzimi spesso di origine transgenica).

Autocitandomi:
"Dovremmo mettere l'etichetta "Formaggio OGM"? No, assolutamente No.
Ha senso NON mettere l'etichetta? Si,assolutamente Si.
Il formaggio non e' ogm,  non vi sono tracce apprezzabili del DNA dei batteri utilizzato per la produzione."

Ora siamo in presenza del "tormentone" Parmigiano-OGM.
Riassumo brevemente la questione per chi se la fosse persa: nel settembre 2005 un comunicato della federconsumatori e dei VAS (verdi, ambiente e societa') scoprono l'acqua calda, e cioe' che "le aziende che forniscono il latte utilizzano come mangime anche soia e mais transgenici", e rincarando la dose "A quanto sembra, invece, il Parmigiano non si fa, ma si "fabbrica" e il suo marchio di qualità  non è  più una garanzia. La genuinità , la pregiatezza, la tipicità , l'arte, la sapienza diventano, infatti, solo una questione di marketing o addirittura pubblicità  ingannevole se ancora oggi non è stato preso nessun provvedimento che assicuri una produzione Ogm-free"

E si chiedono "A questo punto perchè il consumatore non dovrebbe optare per un prodotto più conveniente economicamente? Se il mais o la soia per gli animali vengono importati dall'Argentina, dal Canada o dagli Usa, perchè non acquistare direttamente un formaggio generico Parmesan prodotto in tali Paesi?"

Forse perche', suggerisco io, il nostro Parmigiano e' molto piu' buono del "Parmesan" ??
Ma l'hanno mai assaggioato il "Parmesan" ?

Quando leggo "il formaggio si fabbrica" mi vengono in mente immagini di vecchi manici di ombrelli grattuggiati di nascosto da qualche losco figuro e messi in vendita nelle buste a chiusura ermetica (la redazione mi suggerisce che la frase vuole rifare il verso alla campagna pubblicitaria del Consorzio di tutela, che sosteneva, al contrario, che il Parmigiano "non si fabbrica, ma si fa").

Lasciando perdere le facezie, le domande serie, a mio avviso, sono due.

La prima, come titolava un vecchio pezzo e' "nel Parmigiano, ci sono gli OGM o no?"
E la risposta e' NO. Non ci sono gli OGM nel parmigiano.
Sfido chiunque ad andare a comperare del Parmigiano al supermercato e, tramite un'analisi chimica o biochimica, trovare un OGM nel formaggio. Il problema quindi non si pone neppure: il parmigiano non contiene ogm, e quindi non si deve etichettare.
Uno dei grandi insegnamenti della scienza modernamente intesa e' che non ha senso parlare di cose che non possiamo misurare.
Non facciamo della metafisica ma della scienza.
E' quindi assurdo parlare di "parmigiano OGM" quando non e' possibile rilevare la benche' minima traccia di DNA transgenico.

Diro' di piu', non solo non ci sono ogm nel parmigiano, ma non e' nemmeno possibile, mediante analisi chimiche, dire se la forma di formaggio e' stata prodotta con vacche alimentate con soia transgenica o non transgenica.

Questo e' il parere anche dell'ex-ministro (e papabile futuro ministro dell'Agricoltura) Paolo De Castro :"L'animale è uno straordinario filtro biologico. In un prodotto zootecnico trasformato, non si potrà mai rintracciare la presenza eventuale di una molecola geneticamente modificata. La soia Ogm ad esempio, quando viene digerita nello stomaco dell'animale si scompone in aminoacidi semplici e non si saprà  mai se era o non era transgenica, non esiste tecnica scientifica per poterne individuare l'origine. Quindi, se oggi l'alimentazione è a base di mais o soia Ogm o non Ogm, la sequenza non si troverà  nel prodotto finito, ma solo nel mangime di partenza."

Quindi, di che cosa stiamo parlando?
E' chiaro che siamo in presenza, come al solito, una battaglia puramente ideologica.
Niente di nuovo sotto il sole in questo campo ovviamente.

Ma e' vero che le vacche si nutrono anche di soia e mais OGM?
Certo che e' vero. Verissimo.
Ma voi non vi mangiate la soia OGM.
Non vi bevete neanche quel latte.
Vi mangiate del formaggio fatto con quel latte. E questo non contiene OGM,

Dal mio punto di vista e' come chiedere la certificazione, sulla forma di parmigiano, se il casaro fa le corna alla moglie o le e' fedele.
Anche in questo caso nessuna analisi della forma di formaggio e' in grado di stabilirlo, ne tantomeno le qualita' organolettiche del formaggio ne vengono influenzate.


Parmigiano OGM-free ?
"Ma chi conosce il parmigiano ogm-free?" si chiede il Manifesto, "Nessuno, perche' non e' scritto - e non si puo' scrivere - sull'etichetta".

E per fortuna, aggiungo io. Perche' se non c'e' modo di distinguere la differenza, semplicemente la differenza non esiste. Si sta parlando del sesso degli angeli, o per riprendere l'analogia di prima, di un'etichetta "cornuto-free" sulle forme di formaggio.

Pura ideologia, e come ho gia' detto "chi fa molta ideologia fa poca biologia".

Se proprio volete potete acquistare del parmigiano biologico.

Anni fa, quando vivevo negli USA, vidi una lattina di una bevanda gassata negli scaffali di un supermercato, con un'etichetta vistosa che riportava "Cholesterol Free", senza colesterolo.
Era vero: non conteneva colesterolo, ma perche' nessuna bevanda di quel tipo contiene colesterolo, ci mancherebbe altro!
Eppure i produttori furono costretti a cambiare etichetta e togliere quell'assurdo "cholesterol free".
Non perche' non fosse vero, ma perche' in qualche modo si induceva il compratore a pensare che nelle altre, visto che non c'era quella scritta, il colesterolo invece ci potesse essere.

La situazione e' identica per il parmigiano: e' tutto "ogm-free" perche' nessuna forma contiene ogm.
E' chiaro che si vuole utilizzare il Parmigiano come l'ennesima munizione contro gli OGM.
E si cerca di far passare il messaggio che, in qualche modo, il fatto che le vacche si alimentino con soia transgenica possa in qualche modo alterare la qualita', o "contaminare" il caro vecchio Parmigiano.



Vino, Birra, Formaggio e Pane ogm?
Ma allora rinnovo la provocazione che ho fatto molti mesi fa: chi e' contrario all'utilizzo in qualsiasi forma degli OGM, provi a fare una battaglia per fare etichettare i vini, o il pane, o la birra che utilizzano lieviti transgenici.
O a imporre nei protocolli di produzione il divieto all'utilizzo di enzimi creati per via transgenica.
La questione infatti e' esattamente indentica: un  prodotto di origine transgenica (Chimosina, enzimi, soia ogm, etc...) e' stato utilizzato in qualche stadio della produzione del prodotto finito (Formaggio, Vino, Birra, Pane, etc....).

Forza, c'e' qualche organizzazione che vuole farsi portatrice di liberare totalmente l'italica terra dalla peste transgenica?
Chi si offre di mettere al bando qualsiasi cosa abbia visto, anche alla lontana, lo spettro di un OGM (e pagarne ovviamente il conto salato), vietando l'utilizzo in qualsiasi forma degli organismi transgenici?

Bisogna comunque chiarire cosa significa "trovare un OGM" nel.... (formaggio, vino, olio, birra, etc...)
Vuol dire trovare l'organismo? (cellula appartenente alla soia? Cellula di lievito?).
O magari trovare dei frammenti di DNA che ti indicano che è stato prodotto usando un OGM?
La Lecitina di soia che si usa industrialmente, o l'amido di mais, sono prodotti utilizzando anche OGM.
E forse, forse, andando a cercare lo 0 virgola 00 qualcosa-percento trovi delle tracce che ti fanno risalire all'origine, ma su questa strada non si va da nessuna parte perchè più si aumenta la sensibilità delle analisi più si trovano tracce di qualsiasi cosa in qualsiasi cosa, dagli estrogeni all'arsenico, dai pesticidi all'uranio radioattivo, e quindi il concetto di essere-FREE perde di senso.
E' necessario definire, sempre, una soglia arbitraria di tolleranza perche' potremmo dire che, in pratica, lo zero non esiste.



La soia
La seconda domanda sensata infatti e' "possiamo oggi, in Italia, fare a meno della soia OGM?
E se non e' possibile eliminarla totalmente, la si puo' almeno proibire dalle produzioni DOP e IGP di cui l'italia va giustamente fiera?
La risposta ad entrambe le domande e' un secco e perentorio NO, e' quindi ozioso chiedere di inserire nei capitolati di produzione di Parmigiano, Grana, Prosciutto di Parma e San Daniele il divieto di usare mangimi ogm-free. Vediamo perche'.



Il rapporto Nomisma
Scusatemi in anticipo se vi annoiero' con un po' di numeri, ma la scienza (e l'economia) si fa con i numeri, non con le discussioni filosofiche o ideologiche.
Nel febbraio 2004 la prestigiosa societa' di consulenza Nomisma, fondata tra gli altri da Romano Prodi, pubblica un rapporto dal titolo "Biotecnologie e Zootecnia. Scenari, potenzialita' e ambiti di scelta per le produzioni italiane di qualita'", di cui potete leggere un riassunto disponibile in rete.

"Il presente studio, partendo da una ricognizione dell'attuale diffusione delle biotecnologie applicate alle colture vegetali, ha inteso quantificare la percorribilità  di una scelta ogm-free per le produzioni zootecniche italiane, con particolare attenzione alle filiere delle produzioni tipiche a denominazione comunitaria (DOP e IGP)."

Questo rapporto, raramente e solo di striscio, e' citato dalla grande stampa riguardo la faccenda "parmigiano OGM".
Ma non ho trovato nessun articolo che riportasse i numeri e le argomentazioni del rapporto.
Ma ormai lo sapete cosa ne penso dei giornalisti italiani.....

Cominciamo con il chiederci perche' mai dovremmo importare soia. Il motivo e' semplice: non ne produciamo abbastanza.
E, anzi, la produzione in tutta la UE andra' persino a diminuire come risultato della PAC.

Recita il rapporto:
"Dei circa 28,4 milioni di tonnellate di disponibilità di panelli di soia nel 2001, appena il 2,5% è prodotto con soia coltivata e trasformata all'interno dell'Unione Europea.
Elevato è infatti il ricorso alle importazioni, pari ad oltre il 60% della disponibilità  (oltre 17,2 milioni di tonnellate), mentre il restante 40% è trasformato in Europa, ma da granella di soia in larga parte extra-UE.

Buona parte delle importazioni di granella di soia (42% del tot import) e di panelli (50%) provengono, infatti, dai paesi che hanno autorizzato da tempo le colture transgeniche.

Se a queste si aggiungono le importazioni dal Brasile, che ha recentemente dichiarato l'impiego di colture gm, questi valori salgono rispettivamente al 95% per la soia ed al 99% per i panelli.
"

Ovviamente non tutta la soia coltivata in Argentina, o negli USA, e' OGM, per cui Nomisma ipotizza che "la percentuale di prodotto gm presente nelle importazioni sia identica alla percentuale di superfici coltivate, si stima un import potenziale pari a 8,2 milioni tonn. di soia gm e 10,8 milioni tonn. di panelli ottenuti da soia gm".

L'ipotesi e' ragionevole perche' in quei paesi non e' necessario differenziare soia OGM e soia non-OGM.
Non vi e' "segregazione tra soia ogm e soia non-ogm.
Segregazione che (dati Nomisma) porterebbe ad un aumento dei costi del 16%.
Se analizziamo la specifica situazione italiana, la musica non cambia: "l'approvvigionamento di materie prime per l'alimentazione zootecnica evidenzia un grave deficit, sebbene di qualche punto percentuale inferiore a quello europeo. Complessivamente, infatti, i panelli prodotti con soia coltivata e trasformata in Italia rappresentano l'8,4% della disponibilità  nazionale".
Il 99% delle importazioni di soia, quasi tutte quindi, provengono da paesi dove gli ogm sono coltivati: USA, Canada, Argentina e Brasile.

Fig: Disponibilità di panelli di soia in Italia (2001) I due spicchi "Soia Extra-UE" e "Import Extra-UE" si riferiscono al fatto che la soia viene importata in granella e processata in europa, oppure vengono importati direttamente i panelli.


 
Il rapporto Nomisma procede calcolando il fabbisogno annuo di soia nelle filiere dei formaggi DOP, stimando che una vacca mangi circa 3Kg di soia al giorno:

"I fabbisogni annuali di soia (sotto forma di panelli) ... coinvolte nelle filiere di produzione tipica sono  454.000 tonn. Fra le produzioni più importanti si stimano 185.000 tonn. di soia per le vacche da latte coinvolte nella produzione di Grana Padano e 160.000 per quelle coinvolte nel Parmigiano Reggiano. I fabbisogni della filiera latte nel suo complesso si attestano, invece, a 912.000 tonn."

(Il rapporto analizza anche il fabbisogno di mais. Ho tralasciato quei dati per evitare di mettere troppi numeri. Se siete interessati andatevi a vedere il documento originale. Il succo e' che nel Mais la dipendenza dalle importazioni non e' cosi' pesante come per la soia)

Per quel che riguarda le carni (prosciutti principalmente):
"i fabbisogni annuali di soia (sotto forma di panelli) nelle filiere di produzione tipica sono stati stimati in 640.000 tonn. Tali quantitativi vanno in gran parte ai suini coinvolti nelle filiere del Prosciutto di Parma (439.000 tonn.) e del Prosciutto di S. Daniele (104.000 tonn.). I fabbisogni della filiera suina nel suo complesso superano invece un milione di ton."

Insomma, globalmente le filiere tipiche (di cui fanno la parte del leone i due formaggi e i due prosciutti citati prima) hanno bisogno ogni anno di 1093 milioni di tonnellate di soia. pari a circa il 28% del totale di soia disponibile.

Ora, capite bene che se anche tutta la soia nazionale, OGM-free per definizione, fosse utilizzata per la produzione dei prodotti tipici, saremmo comunque, con un 8.3%, ben al di sotto di quel 28% necessario (per il mais la situazione invece e' diversa, e non siamo cosi' dipendenti da mais-ogm usato come mangime)

Conclude in rapporto Nomisma, inesorabile come una mazza ferrata perche' inesorabili sono i numeri:

"Un’opzione ogm free per tutte le filiere di produzioni tipiche italiane (denominazioni DOP/IGP comunitarie) sembra perciò non percorribile allo stato attuale delle cose e diviene ancora più problematica per l’intera filiera zootecnica italiana.
Il ricorso ad altri prodotti a contenuto proteico realizzati nel nostro paese (pisello, fava, favino, ecc.) come sostitutivi della soia presenta alcuni importanti vincoli. Tali prodotti sono infatti caratterizzati da un contenuto di proteine nettamente inferiore alla soia e pertanto richiedono, da un lato, modifiche di rilievo nella produzione dei mangimi e nella stessa tecnica di alimentazione zootecnica e, dall’altro, per soddisfare i fabbisogni sarebbero necessari elevati quantitativi produttivi, che l’Italia non pare attualmente in grado di garantire.
Infine un riequilibrio dei flussi di importazione dai paesi con colture gm a quelli che (almeno per il momento) impiegano colture tradizionali presenta margini di manovra minimi, dato che la maggior parte dei grandi esportatori mondiali di soia ha già approvato l’impiego delle biotecnologie nelle colture vegetali."

Insomma, di che cosa stiamo discutendo nel caso del "parmigiano OGM"?
Perche' nessun giornalista si e' preso la briga di leggere i numeri?
Vi rendete conto che stiamo parlando di milioni di tonnellate di soia (e mais) ogm importati legalmente nel nostro paese per nutrire delle bestie, e stiamo a fare delle questioni su presunte "contaminazioni" dello zerovirgolapercento di mais, che diamo comunque da mangiare alle bestie?



Produzioni di Nicchia
Ma allora, come mai la Fontina esclude i mangimi OGM dal protocollo di produzione?
Con tutti il rispetto per la fontina, di cui sono ghiottissimo, e' quella che, in termini di volumi assoluti, Nomisma cataloga come "produzione di nicchia".
Non e' certo impossibile approvvigionarsi di soia non OGM per piccole produzioni.
Ma per le grandi 4 produzioni tipiche, allo stato delle cose, e' impossibile.
Altri volumi.
Per il parmigiano, ad esempio, stiamo parlando di 2.990.500 forme di formaggio all'anno!!!.

E capite bene che con questi numeri in gioco,  ricordatevi il milione e passa di tonnellate necessario  per le produzioni di qualita', l'annuncio che verranno coltivati 15.000 ettari in piu' di soia in Italia non cambia minimamente la questione di fondo: l'Italia e le sue produzioni tipiche NON POSSONO fare a meno di importare soia da paesi che coltivano OGM.
Punto.

Ancora Paolo De Castro

Lascio ancora la parola a De Castro, presidente di Nomisma e forse, quando leggerete queste righe, nuovo Ministro dell'Agricoltura.

"La nostra industria mangimistica non è assolutamente in grado di produrre mangimi per i nostri allevamenti bovini sia da latte che da carne, come per i suini o gli ovicaprini senza far uso soprattutto di soia, ma anche di mais di importazione. Le proteine della soia non sono sostituibili in larga scala con leguminose alternative.
Da quanto detto deriva una prima fondamentale riflessione: non vi è prodotto di origine animale, sia esso latte, formaggio o carne, prodotto tipico e non tipico, prodotto dop e non dop che non sia stato ottenuto con mangimi contenenti ogm.
Fatto salvo per una piccola parte di produzioni zootecniche biologiche dove è garantito l’uso di mangimi ogm free (ammesso e non sempre concesso che sia davvero possibile la totale assenza di contaminazione con farine di soia ogm).
Dunque il nostro principe dei formaggi dop, il Parmigiano-Reggiano, come il nostro migliore Prosciutto di Parma o il nostro Culatello di Zibello sono stati prodotti in larghissima misura da vacche da latte e maiali allevati con mangimi ogm.
Il primo suggerimento è di non criminalizzare troppo gli ogm: potremmo un giorno pentirci di averlo fatto se i consumatori dovessero scoprire come stanno realmente le cose."


Considerazioni economiche
Ma siamo poi veramente sicuri che ci sia tutta questa domanda di "ogm-free"?
Io sinceramente sono un po' scettico.
I prezzi di mercato all'ingrosso della soia ogm-free e di quella non-ogm-free sono o identici, cioe' non vengono differenziati, o differiscono di pochi euro al quintale (vedi borsa merci di Bologna e Milano).
Alla borsa merci di Bologna (ho controllato il 13 aprile) la soia nazionale (ogm free quindi) vieniva venduta ad un piccolo sovraprezzo (217 euro contro 215 alla tonnellata), mentre alla borsa di Milano la situazione e’ rovesciata, ma sempre per pochi euro.
Questo significa che 2-3 euro di differenza vengono coperti dalle normali fluttuazioni dei prezzi, e non sono sufficienti per dare un segnale al mercato.
E forse  questi pochi euro alla tonnellata di differenza sono anche dovuti alla differente qualita' della soia.

Questo significa che:

1) il contadino non ha poi molti interessi a imbarcarsi nell'ogm-free, visto che poi, sul mercato, a fronte di maggiori spese non ci sono grossi margini di profitto. Forse se la differenza di prezzo fosse piu' alta (5-10%) sarebbe diverso, ma per ora non mi pare ci siano grandi operatori interessati ad acquistare soia certificata OGM-free a tali prezzi.

2) non c'e' un "segnale" da parte del mercato per l'ogm-free, a parte le solite nicchie, altrimenti vedremmo i prezzi aumentare.

D'altra parte, con i prezzi attuali del Parmigiano, o del prosciutto di Parma o gli altri DOP, se mi offrissero anche un ipotetico "parmigiano ogm-free" a prezzo maggiorato, col piffero che lo compero! ben sapendo che non esiste differenza organolettica o di gusto, ed e' una questione puramente ideologica.

A fronte di una mancanza di un segnale favorevole a produrre "ogm-free", dall'altra parte della barricata i contadini a cui e' permesso coltivare OGM, non in Italia ovviamente, hanno una maggiore produttivita' e un risparmio di costi (stime Nomisma) pari a circa 30-40 euro/Ha, per cui un'azienda di con 200-250 ettari ha un vantaggio di circa 7000-8000 euro nella produzione di ogm resistenti agli erbicidi.

Ragioniamo un attimo su questi dati.
Un'azienda agricola tipica italiana ha una superficie seminabile molto piu' piccola, sotto i 10 ettari, per cui avrebbe un risparmio di meno di 300 euro.
Non e' una gran cifra, e apparentemente sembra dare ragione a chi sostiene che i (piccoli) agricoltori italiani non avrebbero molto da guadagnarci con gli OGM.
Tuttavia si deve fare un'altra considerazione: quello che conta e’ l’aumento percentuale di guadagno per ettaro coltivato.
E’ ovvio che 30/40 euro per ettaro di incremento sono pochi. Ma sono pochi ovunque.
Se rappresenta lo 0.01% (cifra a caso, non ho sottomano il guadagno per ettaro) e’ poco in Emilia Romagna come nel Wisconsin.
Ovviamente, se osserviamo le cose dal punto di vista di un'industria che consuma decine di migliaia di tonnellate di soia o mais, allora anche pochi punti percentuali di differenza si possono tradurre in milioni di euro risparmiati.

Pero’, visto che  sempre piu’ agricoltori americani (e nel mondo) scelgono di piantare OGM, o ammettiamo che siano tutti scemi e solo gli italiani sappiano fare i conti (per carita’, possibile...ma improbabile), oppure c’e’ qualche cosa che non capiamo.
Gli economisti da tempo hanno cercato di capire il paradosso, e dopo vari studi indipendenti, specialmente del ESR, il centro studi economici del dipartimento dell’agricoltura americano, sono arrivati alla conclusione che i motivi principali per cui gli agricoltori americani adottano gli OGM HT sono la praticita’ d’uso, la semplicita’ del controllo delle infestanti, il risparmio di tempo per gestire l’azienda agricola.
Questi fattori, che non sono inclusi nel risparmio citato prima, generano indirettamente del profitto o comunque un miglioramento della qualita' della vita, perche’ gli agricoltori hanno piu’ tempo a disposizione che possono utilizzare per fare altre cose, addirittura fare altri lavori al di fuori della fattoria, o semplicemente avere piu' tempo libero.

Per le colture Bt l’effetto e’ diverso: non c’e’ praticamente nessun guadagno diretto, ma le colture Bt sono usate come se fossero un’assicurazione contro i rischi di una distruzione del raccolto da insetti troppo famelici.
E’ senza dubbio ironico che gli OGM siano stati all’inizio pubblicizzati per aumentare in modo diretto i guadagni, ma che siano in realta’ stati adottati su larga scala per motivazioni che non erano previste.

Questi sono i risultati, abbastanza sorprendenti, a cui ormai sono arrivati vari studi (l’ultimo del 2005).
Spero di avere il tempo in futuro per poter tornare sull'argomento che pare non essere sufficientemente conosciuto in italia, ne' dal campo anti-ogm ne' nel campo pro-ogm.

Neolingua
Ormai gli OGM sono tra noi.
Ogni anno le superfici mondiali aumentano, e anche l'Europa sta cambiando il suo atteggiamento, forse grazie al procedimento del WTO.
Secondo l’ISAAA (pro-ogm, ma con dati mediamente affidabili) nel 2005 il mais Bt e’ coltivato commercialmente in spagna e in misura minore in germania, francia e repubblica ceca.
La Romania ha attivato delle colture sperimentali.
Anche un lucido della Monsanto conferma questi dati (non e’ certo super partes come fonte, ma ve la passo lo stesso. Mi stupirei se raccontassero balle ai propri azionisti. Negli USA ti mandano in galera per questo, non e' l’Italia...).

E' tuttavia senz'altro vero che affinche' una nuova tecnologia possa prendere piede deve essere anche accettata socialmente.
Purtroppo troppe connotazioni negative sono state scaricate (immeritatamente, ma tant'e'..) sulla sigla OGM.
Il fronte anti-OGM e' stato senz'altro piu' abile nello sfruttare le paure piu' recondite delle persone delle opulente societa' occidentali.
Sono convinto che fra 15 o 20 anni il termine OGM non si usera' piu'.
Verra' sostituito da qualche altro termine nuovo di zecca privo di connotazioni negative.
Gli attivisti, alcune ONG e alcuni movimenti politici avranno gia' diretto le loro battaglie verso qualche altro obiettivo (e sono pronto a scommettere che saranno le nanotecnologie), e noi potremo finalmente godere dei frutti delle biotecnologie.

Non sottovalutate il potere della lingua (errore che gli scienziati commettono sempre).
Quando le tecniche di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) sono uscite dai laboratori di chimica e di fisica, per entrare negli ospedali e nei titoli dei giornali, spesso l'aggettivo "nucleare" veniva (e viene ancora) tralasciato.
Il termine "nucleare" richiamava alla mente bombe nucleari e radiazioni pericolose.
Poco importa che il termine si riferisca al "nucleo" degli atomi, in particolare a quelli dell'idrogeno contenuti nell'acqua del nostro corpo, e che nulla ha a che fare con esplosioni e radioattivita'.
Ogni tentativo degli scienziati di rimarcare le differenze di significato del termine "nucleare"  si scontra inevitabilmente con l'incrostazione linguistica di significati negativi che il termine ha assunto nei decenni.
Il rigore scientifico imporrebbe di continuare a chiamarla "risonanza magnetica nucleare", ma piu' pragmaticamente e' piu' saggio tralasciare il termine "nucleare", per evitare diffidenze inutili e pericolosi sospetti nei pazienti.
Ecco, i biotecnologi nei prossimi anni farebbero bene a studiare tecniche di comunicazione per vedere finalmente accettate queste meravigliose tecniche di riassemblaggio del genoma (suona molto meglio che "manipolazione del DNA" vero?)

Alla prossima 

Dario Bressanini

Riferimenti:

Riassunto del Rapporto Nomisma

Dati statistici della FAO relativi all'import/export agricoli
Selezionate ad esempio "agricoltura" > "Crops & Livestock Primary & Processed ", selezionare poi il paese, l'anno e tipo di merce.

Oppure guardate sotto "semi oleosi" nei dati dell'INEA


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PRIMI COMMENTI


PISCICELLI: "CONTI SBALLATI"

Io sono stato un agricoltore, ora non più perchè non si guadagna più niente.

Mi ha fatto ridere questo pezzo: "E’ ovvio che 30/40 euro per ettaro di incremento sono pochi. Ma sono pochi ovunque.
Se rappresenta lo 0.01% (cifra a caso, non ho sottomano il guadagno per ettaro) e’ poco in Emilia Romagna come nel Wisconsin".

D'accordo che la cifra l'ha presa a caso, ma la mente matematica di uno scienziato dovrebbe accorgersi che così il guadagno per ettaro sarebbe di 30.000 euro.

Farei ancora l'agricoltore, allora...
 
Saluti,
Pietro Piscicelli
Grosseto, ex agricoltore



Risposta:
Ha ragione! Avrei dovuto andare a vedere le statistiche invece di inventare un numero :-)
Altrocampanaro

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IL CONSIGLIO DEI DIRITTI GENETICI RIBATTE ALL'ALTROCAMPANARO

Produzioni zootecniche di qualità senza ricorrere agli OGM? È una questione di scelte imprenditoriali e politiche, non di impossibilità tecnica.


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DALL'ARCHIVIO

Ed ecco qui i link alle puntate precedenti di questa rubrica.

1) Arriva l'Altrocampanaro il primo pezzo. In realtà un "copia e incolla" di una serie di mail scambiate tra l'Altrocampanaro e il direttore 

2) Altrocampanaro is back , dove si accenna al rapporto FAO, a vari finti-scoop sugli OGM come quello delle farfalle monarca o delle patate OGM, e sui vari finti esperti con finte pubblicazioni scientifiche che circolano nel campo.

3) Il Processo Monsanto contro Schmeiser  il famoso caso del contadino canadese che sostiene di avere avuto il campo contaminato dagli OGM, e perchè non ha vinto il processo.

4) Caglio OGM nei nostri formaggi,  sul perchè la UE predica bene e razzola male, vietando OGM in alcuni prodotti e ammettendoli in altri dove ha dei forti interessi, come formaggi e vini.

5) La suggestiva finzione dell'OGM free, Sono legalmente possibili le regioni OGM-Free? No, secondo la UE. Con un intermezzo sull'omeopatia

6) Pesticidi. aumentati o diminuiti? Parte 1, le colture BT. Un'analisi dettagliata, come sempre con tanto di fonti, che cerca di rispondere alla domanda: "ma e' vero che gli OGM fanno diminuire l'utilizzo dei pesticidi?" Si, le colture BT riducono l'uso dei pesticidi, e questo non lo contestano neanche gli anti-ogm.

7) Pesticidi: aumentati o diminuiti? Parte 2, le colture HT e il Roundup. Si cerca di mostrare come le colture HT (tolleranti agli erbicidi) abbiano portato ad una sostituzione di erbicidi piu' tossici con altri meno tossici, come il roundup. Quindi in questo caso non si parla di diminuzione di volumi ma di diminuzione di tossicita'.

8) Il punto sugli OGM nel mondo, il principio di precauzione e l'ennesima appendice sull'omeopatia

9) Pomodori e Fragole OGM. Forse l'articolo piu' gettonato, dove si parla degli inesistenti pomodori antigelo e dell'altrettanto mitologica fragola pesce

10) Supermercati contro OGM. Chi vuole guidare il mercato, le multinazionali biotech o i giganti della distribuzione?

11) Ma 'ndo vai, ...se la banana OGM nun cell'hai... , I vari problemi che affliggono le banane, e le possibili soluzioni OGM.

12) Gli OGM e i puritani economici, Sulla variegata galassia anti-OGM e sul valore della ricerca scientifica.

13) OGM: ufficio brevetti. Ma cosa sono i brevetti? Ed è proprio vero che tutti i brevetti OGM sono in mano alle multinazionali?

14) Gli OGM, la FAO e il cotone Bt. Come il cotone Bt sta portando benefici, secondo la FAO, ai paesi poveri.

15) Irradiate irradiate, qualche cosa mutera'. Niente OGM questa volta, ma la storia di come molti prodotti agricoli siano stati mutati dall'uomo usando radiazioni nucleari, e perche' gli anti-OGM non dicono nulla in proposito

16) Il caso della papaya OGM. Un caso di applicazione reale degli OGM a una coltura tipica.

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Qualche commento dai lettori ai precedenti interventi:

COMMENTI DALL'OLANDA SULL'ALTRACAMPANA
"Uno dei criteri di base per accettare una tecnologica che ha la potenzialità di spargersi nell’ambiente è la reversibilita’.
Con gli OGM saremo in grado di riparare gli eventuali danni?"

LETARDI: ALTROCAMPANARO, ALTOLA'
"L'altrocampanaro disegna il settore biologico prima come antiscientifico, poi antisociale, poi fautore dei pesticidi, poi lobby dominante, poi filoveterocolonialista opposto alla filantropia disinteressata degli USA disegnati compatti come pro-OGM..."

D'ONOFRIO VS ALTROCAMPANARO
Geni "del pomodoro", geni "del pesce" e geni "di chi li brevetta". Atomi e molecole, grande distribuzione e prezzi,  impollinazione incrociata, erbicidi, l'azoto che non è solo azoto e gli esperti che ci rendono sempre più diffidenti sugli OGM.

CHEESETIME: CAGLIO OGM, ANDIAMOCI PIANO
Il direttore di Cheesetime, il sito che si occupa di attualità e cultura del mondo caseario italiano e mondiale contesta l'Altrocampanaro: "Nella Rete anche un professore rischia di di pescare qualche grosso granchio".

D'ONOFRIO ALL'ALTROCAMPANARO: L'AZOTO NON È "AZOTO E NULLA PIÙ"
Il mais è mais e nulla di più, la soia è soia e nulla più, l'azoto è azoto e nulla più, e tra piante OGM e non OGM non c'è differenza, sostiene l'Altrocampanaro. Ma non è così.

OGM? UNA DIFFERENTE VISIONE DEL MONDO
Vito D'Onofrio: "Meglio raggiungere l'equilibrio nello sfruttamento del pianeta per permettere a più persone possibile di trarre beneficio delle sue ricchezze (e per poterlo lasciare alle generazioni future con le stesse risorse, anche genetiche, che abbiamo trovato)"

IL VERO PERCHE' DEGLI OGM  
L'agricoltura è in crisi, per il cambiamento climatico, la globalizzazione, il dumping sociale e le eccedenze. Problemi che non si risolvono con gli OGM. Ed ecco perchè ce li vogliono far seminare...
In più, qualche domanda.

FRANCARDO: "GIU' LE MANI DALL'OMEOPATIA"
"La scienza accademica ci ha donato molto, ma non è l'unica verità possibile. E una teoria, per esistere, non necessariamente deve essere convalidata con i canoni della biologia contemporanea occidentale, che rappresenta una minoranza nel mondo".

QUI I COMMENTI AL QUINTO INTERVENTO
Paolo Bestagno e Vito D'Onofrio. "La paura di fare partire un processo che non potrà tornare indietro", "Se cala l'uso dei pesticidi non è merito delle coltivazioni OGM". Azoto, BSE, batteri, triptofano tossico.

COMMENTI AL TERZO ARTICOLO DELL'ALTROCAMPANARO
Commenti di Vito D'Onofrio e Filippo ."Il concime è solo azoto? Ma scherziamo?". "Concentrarsi sulle piante è riduttivo. E il suolo?". "La non conoscenza di un argomento non è un merito"

COMMENTI AL SECONDO ARTICOLO PRO OGM DELL'ALTROCAMPANARO (22/11/04)
Letardi, Riganelli, Altieri, Civiero, Ederle e Wolf sugli interventi dell'altra-campana.
"In quell'intervento molte opinioni e nessun dato scientifico su cui discutere".
"Gli OGM  in commercio contengono una singola mutazione genica, sono così "innocui" da sembrare  praticamente un bluff: non risolvono veramente alcun problema reale", ma anche complimenti.

COMMENTI SULL'ALTRACAMPANA (18/11/04)
Cinque lettori dicono la loro sull'intervento pro OGM dell'altrocampanaro.



Altrocampanaro, Greenplanet, 14 maggio 2006